Quindici anni dopo la grande personale di Palazzo Reale, Mimmo Paladino torna a Milano con un progetto che trasforma la Sala Stirling di Palazzo Citterio in un territorio sospeso tra teatro, archeologia e visione. Dal 16 maggio al 26 luglio 2026, la mostra curata da Lorenzo Madaro non si limita a occupare lo spazio: lo altera, lo rende una soglia percettiva attraversata da silenzi, ombre e presenze.

I Dormienti, trentadue figure in terracotta tra archeologia e visione

Al centro del percorso ci sono i Dormienti, trentadue figure in terracotta adagiate al suolo come corpi sottratti al tempo. Raccolti in posizione fetale, immersi in un sonno che sembra eterno, evocano insieme reliquie archeologiche, apparizioni rituali e resti umani sospesi tra memoria e immaginazione. La loro presenza è potentissima e insieme fragile: non monumenti da contemplare, ma presenze mute che obbligano il visitatore a rallentare, a misurarsi con il silenzio e con la densità emotiva dello spazio.

La Sala Stirling come scena teatrale con l’installazione sonora di Brian Eno

L’allestimento assume così la forma di una vera e propria scena teatrale. La Sala Stirling diventa un ambiente ipogeo attraversato da corpi immobili, mentre la traccia sonora composta da Brian Eno amplifica la dimensione ipnotica dell’installazione. Il suono non accompagna semplicemente la visita: dilata il tempo, altera la percezione, trasforma il percorso in un’esperienza quasi meditativa. Ogni passo sembra entrare in dialogo con questi corpi addormentati, come se l’intera architettura respirasse insieme all’opera.

I disegni del 1973 e le origini della ricerca di Paladino

Accanto ai Dormienti, una serie di grandi disegni del 1973 introduce il pubblico nelle origini della ricerca di Paladino. Opere giovanili in cui già emergono il rapporto con il mito, la forza del segno e quella tensione verso l’immagine archetipica che attraverserà tutta la sua pratica artistica.

Un attraversamento mentale ed emotivo tra veglia, storia e immaginazione

Più che una mostra, quella di Palazzo Citterio appare come un attraversamento mentale ed emotivo: un paesaggio visionario in cui Paladino mette in scena il confine sottile tra veglia e sonno, storia e immaginazione, presenza e assenza.

Photo credits: Lorenzo Palmieri


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