Sul promontorio più spettacolare di Capri, una dimora nata negli anni Venti intreccia architettura, storia e ospitalità contemporanea. Punta Tragara conserva ancora oggi l’idea originaria di una casa capace di diventare parte del paesaggio.
Ci sono luoghi in cui è difficile capire dove finisca l’architettura e dove cominci il paesaggio. Questo progetto è uno di questi.
Arroccata, questo il giusto termine, sul promontorio che domina i Faraglioni, la storica villa oggi parte della Manfredi Fine Hotels Collection sembra emergere direttamente dalla roccia.
Dalle terrazze lo sguardo attraversa il Mediterraneo, incontra Marina Piccola e segue il profilo dell’isola, mentre luce, mare e vegetazione cambiano continuamente la percezione degli spazi, è questo rapporto quasi assoluto con il luogo a definire ancora oggi l’identità di Punta Tragara: non semplicemente un hotel affacciato sul mare, ma un’architettura costruita attorno al paesaggio.


Un’architettura che nasce dalla roccia
La storia della villa inizia nel 1920, quando viene realizzata per l’ingegnere lombardo Emilio Errico Vismara.
Le Corbusier la descrisse come una sorta di “fioritura architettonica”, immaginando un edificio che sembrasse nascere naturalmente dal promontorio anziché imporsi sul paesaggio.
Una visione che, a distanza di oltre un secolo, continua a essere leggibile.
La villa segue la conformazione del terreno, si apre verso il mare e costruisce un rapporto continuo con la natura. L’architettura mediterranea, i volumi, le terrazze e le aperture diventano parte di una composizione più ampia nella quale la vera protagonista rimane Capri.




Soggiornare nel panorama
A Punta Tragara il panorama non è semplicemente qualcosa da osservare, entra nelle camere, accompagna i percorsi, attraversa le terrazze e diventa parte dell’interior design.
La struttura ospita oggi 44 camere e suite, differenti per arredi e configurazione. Vasi antichi, scrittoi e arazzi convivono con elementi contemporanei, mentre balconi, terrazze e grandi aperture mantengono costante il rapporto con la vegetazione, il mare e, nella maggior parte delle camere, con i Faraglioni.
Il risultato è un linguaggio volutamente eclettico, dove la memoria della villa non viene cancellata dall’idea contemporanea di lusso, ma diventa parte della sua identità.
Marmi, ceramiche, tessuti, pezzi di antiquariato e design costruiscono ambienti diversi tra loro, accomunati dalla volontà di lasciare sempre spazio alla luce e ai colori dell’isola.


Parthenope, una suite tra mito e Mediterraneo
Nel 2026 questo racconto si arricchisce con la nuova Suite Parthenope, progettata dall’architetto Giorgia Dennerlein partendo dal mito della sirena da cui prende origine il nome del Golfo di Napoli.
Circa 70 mq diventano un paesaggio immersivo nel quale architettura, materia e memoria del luogo si intrecciano. Due grandi vetrate portano il mare all’interno, mentre una sequenza di arcate morbide costruisce ambienti fluidi e continui, evocando l’interno di una conchiglia.
Il riferimento al mondo marino prosegue nelle superfici e nei colori. Parati dalle texture iridescenti richiamano la madreperla e le strutture organiche dei coralli; gli arredi assumono volumi morbidi e linee sinuose, mentre beige e rosa cipria costruiscono un’atmosfera luminosa e rarefatta.
All’ingresso, due nicchie introducono discretamente la figura di Parthenope. All’esterno ritorna invece il colore storico della villa: il corallo dell’architettura incontra il blu profondo del Mediterraneo. Gli arredi sono progettati e forniti da Loto AD Project, mentre i rivestimenti murali sono realizzati da Arte e **Moooi**.
Non una semplice camera d’albergo, quindi, ma un piccolo racconto costruito intorno al mare.




Il lusso come relazione con il luogo
È forse questo uno degli aspetti più interessanti di questo intervento. Il lusso non nasce soltanto dai materiali o dai servizi, ma dalla possibilità di vivere un luogo eccezionale mantenendone intatta la forza.
Anche le suite raccontano questa relazione in modi differenti. Nella Pegaso ETRO Suite, rinnovata attraverso la collaborazione con ETRO, bianco e blu riprendono i colori di Capri e sembrano proseguire attraverso le grandi finestre e la terrazza. Nell’Art Suite, invece, legni antichi, pietra e tonalità terracotta accompagnano una vasca panoramica rivolta verso il mare.
Il rapporto con il territorio continua nella cucina del ristorante Le Monzù, una stella Michelin, guidato dall’Executive Chef Antonio Pedana.
Anche qui il panorama diventa parte dell’esperienza. Le grandi aperture e la terrazza incorniciano il mare, i Faraglioni e la vegetazione della costa, mentre la cucina costruisce il proprio racconto attraverso prodotti locali e campani, dal pescato ai formaggi, dalle verdure alle erbe aromatiche.
La tradizione mediterranea viene riletta con un approccio contemporaneo, recuperando anche la memoria dei Monzù, i cuochi delle antiche famiglie aristocratiche napoletane. Una cucina che guarda quindi al passato senza trasformarlo in nostalgia, utilizzandolo piuttosto come punto di partenza per nuove interpretazioni.
Sono interpretazioni diverse dello stesso principio: lasciare che l’interno dialoghi continuamente con ciò che accade fuori.


Capri oltre l’immagine
Punta Tragara racconta una Capri diversa da quella semplicemente fotografata dalle terrazze.
C’è naturalmente lo spettacolo dei Faraglioni, il blu del Mediterraneo, la vegetazione e quella luce capace di cambiare continuamente l’isola. Ma dietro il panorama esiste un’architettura che attraversa oltre un secolo di storia e continua a trasformarsi senza perdere il rapporto con il luogo.
Dalla villa nata sul promontorio negli anni Venti alle nuove interpretazioni dell’interior design, fino alla Suite Parthenope, il filo conduttore rimane lo stesso: lasciare che sia Capri a entrare nel progetto, perché a Punta Tragara il vero lusso non consiste soltanto nel guardare il mare, è avere la sensazione di abitarlo.
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