A Los Angeles apre il Lucas Museum of Narrative Art, progettato da MAD Architects con Stantec per ridisegnare il gesto museale. Il Lucas è in effetti un edificio che, già dalla sua forma, sembra mettere in discussione l’idea stessa di museo: non giù un contenitore da osservare dall’esterno, bensì un luogo da attraversare, abitare e vivere.

Quando l’architettura diventa parte della storia

Il Lucas Museum nasce intorno a un’idea semplice: le storie fanno parte di ciò che ci rende umani. La collezione attraversa così epoche e linguaggi molto diversi tra loro, dalle riproduzioni di pitture rupestri fino alle opere contemporanee e agli oggetti legati alla cultura cinematografica. Prima ancora di incontrare queste storie, è però l’architettura stessa a introdurci nel cuore del racconto.

Non solo opere da guardare

La grande struttura bianca progettata da MAD si allunga sul paesaggio, si restringe al centro e sembra quasi sollevarsi da terra. Le superfici curve, i grandi archi vetrati e gli elementi aggettanti rendono difficile individuare un vero punto di inizio o di fine.

Ed è forse proprio questo l’aspetto più interessante e suggestivo: prima ancora di arrivare alle opere, il visitatore è già dentro un’esperienza.

©Iwan Baan

Un museo che non impone un solo modo di essere vissuto

Il progetto è però ben lungi dall’esaurirsi nell’edificio. Il paesaggio progettato da Studio-MLA entra infatti continuamente in relazione con l’architettura, mediante percorsi e dislivelli differenti che eludono un’unica sequenza obbligata, contribuendo a rendere l’atto stesso dell’attraversamento parte integrante di museo a portata di esperienza, con la misura dell’umano.

Tra città, persone e paesaggio

Non c’è, d’altra parte, un modo univoco di vivere questo spazio. Fermarsi, cambiare direzione, guardare fuori, incontrare qualcuno o semplicemente perdere un po’ di tempo diventano tutte possibilità lasciate solo e soltanto al visitatore.

Quest’ultimo potrà sembrare un aspetto secondario, ma racconta qualcosa di importante sullo spazio culturale contemporaneo: un museo funziona anche, e soprattutto, quando lascia alle persone la scelta di costruire la propria esperienza.

La cultura come spazio di incontro

George Lucas, a tal proposito, ha descritto il progetto come un luogo capace di mettere in relazione l’immaginazione contemporanea con emozioni antiche e di creare, così, un “trans-comunità“che intreccia la Storia e le storie.

Perché raccontare non significa soltanto conservare qualcosa. Significa permettere a qualcun altro di riconoscersi, anche solo per un momento, in qualcosa che appartiene a un tempo, a una cultura o a una persona lontana.

Il museo diventa così uno spazio di condivisione prima ancora che di contemplazione.

Un’architettura quasi impossibile

A guardarlo dall’esterno, il Lucas Museum sembra quasi un artefatto arrivato da un altro pianeta. Eppure, dietro questa immagine estremamente fluida, si nasconde un’architettura tutt’altro che astratta, in cui la struttura viene concepita come una risposta alla complessità sismica di Los Angeles, grazie a un sistema di isolatori alla base dell’edificio che permette alla costruzione di muoversi durante un terremoto.

È un contrasto interessante, quello di un’architettura che appare sospesa, leggera, quasi immateriale, ma che nasce da una grande attenzione alla materia e alla realtà naturale del luogo.

Il Lucas Museum, in fondo, non racconta soltanto le storie che custodisce. Racconta anche il nostro bisogno, sempre attuale, di entrare in relazione con quelle storie e con gli altri. E forse un museo dovrebbe essere proprio questo: non un posto in cui andare a vedere qualcosa, bensì uno da cui uscire con uno sguardo rinnovato sul mondo.

©Iwan Baan

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