Roberto Biondi nasce a Como e sin da giovane è influenzato dagli interessi del padre: musica, architettura ed arte. Gli studi universitari sono l’occasione per l’evasione, la prima fuga dalla cittadina comasca troppo stretta per lo spirito libero di Roberto; il primo anno lo passa in una Venezia degli anni ’70, triste e chiusa rispetto ad oggi, e poi si trasferisce a Firenze dove si laurea in architettura nel 1978. La scelta dell’università fiorentina è sicuramente determinata dal fatto che lì gli studi prescindono da un concetto razionalista, a differenza di Milano e si basano su un’architettura organica: questo segno si trasmetterà poi nell’attività professionale e in seguito in quella artistica.

Dopo la laurea ritorna a Como iniziando la collaborazione con altri architetti e poi nello studio di famiglia, con il fratello architetto, laureatosi a Milano, con cui ha un rapporto difficile per contrasti d’interpretazione diversi per la sua mentalità concreta e razionale in opposizione a quella di Roberto legata a forme più libere e disinvolte e alla ricerca d’innovazione formale. Si dedica a vari progetti d’interni con lavori in città e nel comasco: ristrutturazione di appartamenti e case, una chiesa, una torre medievale a Lemna, l’hotel Menaggio caratterizzano l’attività professionale del giovane architetto fino al 1983, anno di svolta quando decide di aprire Abaco in un palazzo storico del centro, spazio espositivo e creativo che gli dà la possibilità di seguire la sua vocazione. È un negozio dove trovare arredamenti e consulenza di design, in collaborazione anche con High tech di Milano, ma anche uno spazio di eventi e mostre dov’è incontrarsi, anche per rappresentazioni teatrali. Fino a circa il 2002/2003 allo spazio di Via Adamo del Pero seguono altri due indirizzi: piazzale Gerbett prima e Via Milano dopo. Roberto per gestire la vendita dei vari brand dell’arredo esposti, aziende come Arflex, Schiffini, Seven, coinvolge come socio anche un esperto del settore.

Parallelamente, quasi per gioco, amicizia e hobby, s’improvvisa imprenditore della ristorazione con l’ Osteria della pizza ed il rilancio del ristorante di Villa Geno nell’omonima Villa del settecento al termine della passeggiata del lungolago comasco.

Nel 2004 Roberto Biondi chiude ogni attività e si ritrova nel vuoto: lo colma dedicandosi al buddismo e poi nel 2006 s’iscrive all’Accademia d’arte Aldo Galli di Como dove incontra il maestro Pierantonio Verga che era stato allievo e assistente di Lucio Fontana; così Roberto s’incammina sulla strada dell’arte e inizia a dipingere e realizzare graffiti su legno e cartone.

Dopo varie mostre collettive a Como, Milano, Firenze arriva una prima mostra personale con 42 fogli di cartone, alluminio e rame a Villa Bernasconi a Cernobbio: una mostra intitolata “Piano libero” dove, ispirato allo spazio e al fascino del foglio bianco, il foglio di cartone e metallo viene da Roberto Biondi ritagliato e sagomato creando quindi il concetto di piano libero che accompagnerà sino ad oggi la sua arte (un piano per arrivare ad una forma come in architettura).

 

La critica, con Angelo Monti, così scriveva di Piano libero: …. Trasgredire il piano, non è certo follia la trasgressione gentile che Roberto Biondi sperimenta in questi suoi lavori di pieghe e deformazioni delle sottili lamine metalliche o dei fogli di carta sin dai suoi primi approcci concettuali. Forme che riconducono, non solo al tema antico e universale dell’arte e della piegatura della carta, ma anche all’idea di piano geometrico. Seguiranno alla prima mostra, nel 2015, la mostra “Concetti spaziali” con Dorian Battaglia a Milano e in estate a Pietrasanta “Spazi”.

Nel 2016, dopo un viaggio a Cuba, aprirà l’atelier in una ex cartiera vicino a Cernobbio. Nel 2017 si sposta a Lugano per la mostra “Pianoforma” in una banca svizzera e poi a Giugno nuovamente a Milano nella galleria Francesco Zanuso con “Consistenze e germinazioni”, dove espone opere che vedono l’introduzione di nuovi materiali come il tufo, legno, pietra e tubi di rame, per creare piccole sculture.

Nel 2018 arriva una svolta: una mostra estiva “Crease”, che raccoglie una carrellata di varie opere, nella torre delle arti di Bellagio interessante per l’apertura ad un pubblico di turisti stranieri. Inoltre a fine Ottobre partecipa a “Milano scultura”, alla Fabbrica del vapore e in un loft privato presenta in anteprima alcune opere che verranno esposte a Como, in San Pietro in Atrio, il 21 Dicembre: il filo conduttore di “Oltre” è la forma parzialmente e apparentemente incorniciata che il desiderio di libertà, di apertura di spazio porta fuori dalla cornice. Questa mostra è l’atto finale della lavorazione sul piano: nel 2019 l’obbiettivo di Roberto è di iniziare un nuovo progetto alla ricerca di nuove forme che lo avvicineranno alla scultura.

Il lago con Como, Cernobbio, Torno, i luoghi dove da sempre vive e lavora lo fanno da sempre stare a contatto con l’acqua e quindi questo elemento diventa il filo conduttore della vita di Roberto Biondi: l’acqua ispira la vita personale e creativa. L’acqua del lago lariano, ma anche l’acqua di Canal Grande quando vive un anno a Venezia, l’acqua dell’Arno quando studia a Firenze lo porteranno a creare diverse sculture chiamate “Acqua azzurra”, “Acqua blu” insieme alle altre chiamate “Pesci”. Questa influenza dell’acqua avviene perché per Roberto l’acqua non è solo guardarla, ma sentirla, percepirla e vivere gli spazi che crea. L’acqua sarà anche nel suo futuro: il mare del Brasile dove spesso andrà insieme alla compagna che lì ha una casa e soprattutto il desiderio per i prossimi anni di vivere per sei mesi in luogo di mare dove aprire un bed & breakfast, pur continuando a creare arte con materiali locali.

Nel mio incontro con Roberto, nella piazzetta davanti all’imbarcadero di Torno, il battello che si allontana sul lago ci porta a parlare di viaggi e poesia. Lui nel passato è stato in Brasile, Costarica, Cuba, negli USA, in Transilvania, ha girato l’Europa mai da turista, ma sempre con lo spirito libero e la voglia di esplorare.
Per il futuro il viaggio è anzitutto il viaggio con la nuova compagna iniziato otto mesi fa: principalmente un un progetto di vita insieme che s’affianca anche ad un progetto professionale, quello dell’apertura del b&b.
Le prime idee sono rivolte ad un paese, la Grecia, in una delle sue isole, ma col tempo potrebbero cambiare.
Viaggiare significa essere sempre pronti a cambiare, cambiare posto e cambiare un po’ anche se stessi assorbendo il luogo attraverso le modalità di vita locali. Il viaggio immancabilmente è anche poesia e per Roberto la poesia è binomio di sintonia con l’universo. A parte che la parola poesia lo riporta ad alcune poesie scritte recentemente all’isola d’Elba per il matrimonio della figlia, poesia non è solo scrivere o leggere, ma è aprire il cuore e dare un ritmo alla vita e creare sintonia con ciò che ci circonda, lasciarci andare. È libertà di espressione e come ogni atto creativo, crea serenità.

Al termine della chiacchierata chiedo a Roberto di farmi due spot su due comuni amici comaschi, architetti e artisti: Attilio Terragni e Marco Vido.
Attilio è un personaggio affascinante, esempio di grandi esperienze architettoniche all’estero, che ha osato lasciare un luogo sicuro, Como architettonicamente legata alla famiglia Terragni, per l’incertezza dell’estero. Come artista le sue forme grafiche potrebbero diventare presto delle sculture.

Marco, per cui ho curato la sua prima mostra in uno spazio l’Art che avevo creato, ma durato solo sei mesi, è un artista profondo. Come architetto figlio di architetto comasco, è sempre rimasto legato alla città e la sua fuga è stato forse lasciare l’architettura per dedicarsi all’arte.
Chissà, forse anche queste figure presto saranno protagoniste delle mie prossime storie legate al lago. Dicendola alla Lucio Battisti: … lo scopriremo solo vivendo.