Hoda si presenta così: “L’aurora tra me e la mia creazione, crea la mia opera”

Hoda nasce a Teheran ad ottobre, in quella stagione autunnale che l’artista ritiene positiva; è una bambina vivace ed allegra, sensibile che gioca a pallone con il fratello maggiore di quattro anni a cui è molto affezionata. Nasce in un Iran che da pochi anni è cambiato radicalmente. Hoda fin dall’infanzia ha dentro di sè la voglia di mostrare la bellezza femminile che Dio ha creato e ricorda che le interessava dipingere una donna in riva al mare, su una spiaggia tranquilla davanti a un mare azzurro.
A sei anni va a scuola che non ama molto, ma subito si appassiona al disegno e all’ arte e a quella età si trova già a dipingere pareti, armadi e qualunque oggetto trova in casa; la madre intuisce il talento artistico e la guida in questa direzione facendole seguire corsi di disegno e pittura che sviluppano l’istinto creativo e il gusto per l’arte della figlia. Fin da bambina sente la necessità di creare cose nuove, conoscere gli effetti e le sfumature della luce, l’ombra, il volume. A Hoda piace cucire, ma non sviluppa questa passione che invece apparirà, mischiata ad altre tecniche, nel suo ultimo progetto.
Dopo le scuole elementari gli studi proseguono con il liceo artistico, scegliendo il campo della grafica e poi all’università di Yazd, una città totalmente diversa da Teheran, una città storica circondata dal deserto, ricca di cultura e luogo d’incontro di studenti che provengono da città diverse dell’Iran: elementi essenziali questi per il suo spirito libero. La nudità è per Hoda il simbolo della libertà: si viene al mondo nudi e liberi e le persone dovrebbero esserne consapevoli e per ribadire questo concetto, lotta attraverso la sua arte dipingendo per molti anni donne nude.

I tre anni a Yazd sono comunque un’esperienza interessante di studio perché all’università incontra altri ragazzi e ragazze che provengono da tutte le città dell’Iran, un’esperienza personale per Hoda che ancora giovane si trova a vivere da sola in un’altra città lontana dalla famiglia.
Terminata questa esperienza, torna a Teheran dove comincia a lavorare in studi, a presentare i suoi paesaggi ad acquerello nelle prime mostre e al tempo stesso nasce l’idea di frequentare una scuola di design. Un amico le suggerisce di venire in Italia e così Hoda inizia una nuova avventura iscrivendosi all’Accademia di Belle Arti di Brera, decidendo di vivere a Milano senza conoscere la lingua italiana: una vita difficile all’inizio, ma Hoda è determinata e con un’energia tale che da allora, dieci anni fa, non è più tornata a vivere in Iran.
Gli anni accademici danno grande soddisfazione ad Hoda: si dedica alla grafica, all’arte e si dedica ad un progetto interessante sulle tecniche di stampa.

Inoltre, sempre in accademia, segue un corso di arte terapeutica per aiutare il padre che nel frattempo è stato colpito da un ictus, imparando qualcosa di nuovo che aiuta anche Hoda stessa a crescere.
Conseguita la laurea triennale all’Accademia, segue il periodo Covid e Hoda si trasferisce dal centro di Milano nella campagna di periferia, nei pressi di Chiaravalle per una vita più interiore e a contatto con la natura; dopo le prime mostre fatte in Iran, Hoda inizia a presentare i suoi paesaggi ed i suoi quadri di arte figurativa a carboncino e acquarelli in mostre personali e collettive in giro per l’Italia e in Francia, in Turchia e a Montecarlo.
Le varie esperienze avute negli anni di studio nella grafica, arti visive, design e pittura, fotografia e arte terapeutica, la portano ad un primo progetto di arte contemporanea.
A maggio dell’anno scorso alcune delle sue nuove opere, vengono presentate a Milano in una mostra ideata dalla rivista EMME 22, curata dalla gallerista Olga Panova e allestita da Nino Carè.
È una mostra che grazie a quattro artisti persiani unisce moda e arte attraverso le creazioni sartoriali, dipinte a mano su lino e decorate artigianalmente su vari tessuti allestite nel suggestivo spazio e i dipinti appesi alle pareti.

Hoda con le sue opere mescola l’arte occidentale con quella orientale utilizzando una tecnica di fabbricazione della carta imparato in Italia insieme alle tecniche di tessitura Kilim dell’Iran. Questi quadri che definirei più propriamente pezzi di design rappresentano appunto tappeti, ognuno simbolo di una città diversa dell’Iran: sono pieni di colori che per Hoda simboleggiano energia, felicità e vita. Sono forse ispirati da un elemento naturale della vita: l’acqua che per l’artista significa trasparenza, libertà, infinito.
La creazione di questa nuova collezione nasce sicuramente da quel processo di trasformazione soprattutto interiore, avvenuto in Italia grazie all’acquisizione di una maggiore familiarità con la cultura italiana.
È nella mente di Hoda l’idea di dare continuità a questo progetto con una collezione nuova di “tappeti” in cui il design incorpora in sé stampa, pittura e cucito.
Il mio incontro con Hoda si conclude con le sue parole “bisogna tracciare le linee con la speranza e cancellare gli errori con la calma. Immergere il pennello nella pazienza e dipingere con amore”.