Casa Balla – la residenza romana in cui Giacomo Balla visse con la famiglia per trent’anni della sua vita, lasciando fra “quattro mura” il segno indelebile della sua unica e poliedrica creatività – rimarrà aperta e accessibile ai visitatori per tutto il 2022.
Oltre all’opportunità che offre di rivalutare un artista troppo a lungo sottostimato attraverso la scoperta della sua casa-museo, la proroga della data di chiusura è un’ottima notizia poiché permetterà a molti di provare la rara emozione di immergersi nel colore e di esserne letteralmente soggiogati.


Un passo dopo l’altro, l’universo policromo di Casa Balla si svela al visitatore in una successione infinita di combinazioni altamente suggestive, vibranti o sussurrate, che si materializzano nelle geometrie sinuose dipinte alle pareti, negli accordi chiaramente percepibili fra oggetti e arredi, tappeti e tessuti, soffitti e pavimenti in un arcobaleno armonioso o a tratti creativamente dissonante di tinte. È un’opera d’arte totale, minuziosamente costruita nell’arco temporale di tre decenni, nella quale nessun dettaglio è lasciato al caso, non un oggetto, una forma, uno sfondo…. ogni pezzo è parte integrante del tutto, ogni tinta è pensata nel contesto di una tavolozza personale perfetta, frutto e rivelazione di una speciale alchimia fra istinto, ricerca e inarrivabile genialità.
La luce che entra dalle finestre accende contrasti talmente audaci da imprimere forza e movimento alle forme, mosse dalle proprietà cinetiche che i colori indubbiamente esprimono, producendo così un’esperienza dinamica futurista. Giallo straripante, blu introspettivo, viola enigmatico, rosso fiammeggiante, così vivo da poterlo percepire sempre più vicino all’osservatore: nell’universo cromatico di FuturBalla l’ospite – vivendo in prima persona e in maniera immersiva le scosse e gli stimoli provocati dal bagno nel colore – diventa attore protagonista, ed è proprio l’innovativo cambio di ruolo a trasformare il contesto in una installazione contemporanea, nella quale lo spettatore non è più fruitore passivo dell’opera d’arte, bensì sente di farne parte.
Ciò che mi interessa nella “riorganizzazione” dell’universo personale dell’artista all’interno del perimetro delle mura domestiche è, in questo momento, il suo fine: ricostruire per rallegrare. E per farlo Balla si è avvalso del colore.
Nel percorso di scoperta e deduzione che accompagna l’evoluzione dell’uomo, i sensi ci permettono di conoscere il mondo. L’atto del vedere, citando Wim Wenders, è percezione e verifica del reale: vedere significa immergersi nel reale, mentre pensare implica prenderne le distanze.
Il colore è dunque per tutti prezioso strumento di conoscenza: oltre a fornire informazioni utili alla vita si fa tramite di messaggi più profondi, evocando archetipi capaci di provocare, attraverso i simboli, emozioni dal valore universale.
In un interno, come in natura, il colore non appare mai da solo bensì vive e si estrinseca, dando il meglio di sé, all’interno di un contesto cromatico policromo. Per questa ragione spazi monocromatici, o peggio ancora acromatici, si rivelano eccessivamente – o all’estremo opposto scarsamente – ricchi di stimoli per la nostra psiche, risultando in un modo o nell’altro penalizzanti per le attività che svolgiamo, sottraendo così positività ed energia alle nostre giornate.
Come ha scritto Kandinsky, “il colore è un mezzo che esercita un influsso diretto sull’anima”. Più prosaicamente, il colore ci fa bene, ci rende positivi, suscita buonumore.
Il suo studio sistematico come elemento funzionale, associato al concetto importante di equilibrio cromatico generatore di benessere e di armonia dovrebbe, in un mondo ideale, rappresentare un punto fermo per gli addetti ai lavori.
Non sempre, però, il colore progettato è colore benefico: spesso una diversa finalità del progettista o il desiderio di stupire influenzano le scelte, conducendo a eccessi cromatici come, per esempio, tinte troppo sature o scure, colori puri su superfici molto estese, sovrabbondanza di forti contrasti e, di conseguenza, clima cromatico troppo carico, che provoca stress visivo e richiede uno sforzo psicologico eccessivo.


Senza dubbio un buon colore, prescindendo dagli stili e da scelte formali secondarie, è gioioso e felice, elegante, coinvolgente, appassionato. Denso o sfuggente, è parte prevalente della scenografia quotidiana – la nostra casa – in cui si compie la storia che ci vede protagonisti. È il filo rosso che unisce o separa mondi, l’elemento discriminante che accoglie o esclude, rivela o nasconde (colore dal latino celare, oscurare) qualcosa di noi. È il tramite impalpabile che evoca immagini capaci di incidere piacevolmente sulla nostra vita e sullo scorrere del tempo.


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