Una città che cresce verso il mare
Negli ultimi decenni Copenhagen si è affermata come uno dei principali laboratori europei di innovazione urbana, sostenibilità e qualità dello spazio pubblico, come avrete già dedotto da questo mio vecchio articolo. In una città caratterizzata da una forte crescita demografica, da un mercato immobiliare sempre più competitivo e da obiettivi ambientali particolarmente ambiziosi, la disponibilità di nuove aree edificabili è diventata una questione centrale per il futuro sviluppo urbano. È in questo contesto che nasce Lynetteholm, un progetto destinato a trasformare profondamente la geografia della capitale danese.
Lynetteholm non è semplicemente un nuovo quartiere, né una tradizionale operazione di espansione urbana. Si tratta di una grande isola artificiale realizzata all’ingresso del porto di Copenaghen, concepita come risposta simultanea a diverse problematiche contemporanee: l’aumento della popolazione, la necessità di nuove abitazioni, la gestione dei materiali provenienti dagli scavi metropolitani e soprattutto la protezione della città dagli effetti del cambiamento climatico. La sua scala e la sua complessità la rendono uno dei più importanti progetti urbanistici europei del XXI secolo.

La genesi del progetto
L’idea di costruire una nuova porzione di città sul mare è stata presentata nel 2018 dal governo danese insieme al Comune di Copenaghen. Fin dall’inizio il progetto è stato immaginato come un intervento di lunghissimo periodo, destinato a svilupparsi nell’arco di diversi decenni. La nuova isola sorgerà a nord-est del centro storico, in prossimità dell’area industriale e creativa di Refshaleøen, una zona che negli ultimi anni ha vissuto una profonda trasformazione da distretto produttivo a polo culturale e ricreativo.
L’elemento che distingue Lynetteholm da molte altre espansioni urbane è il fatto che la sua stessa costruzione deriva da un processo di economia circolare. I materiali necessari per creare l’isola provengono infatti dagli enormi quantitativi di terra estratti durante la realizzazione di infrastrutture, linee metropolitane, tunnel e nuovi edifici nell’area metropolitana. Invece di essere trasportato altrove, questo materiale viene utilizzato per creare nuova superficie urbana, trasformando uno scarto di cantiere in una risorsa strategica per lo sviluppo della città.

Una nuova geografia per la capitale danese
Dal punto di vista territoriale, Lynetteholm rappresenta un intervento straordinario. Con una superficie di circa 275 ettari, l’isola modifica concretamente la forma fisica della città, estendendo verso est il fronte urbano affacciato sull’Øresund. La trasformazione non riguarda solamente la creazione di nuovi terreni edificabili, ma comporta una ridefinizione del rapporto tra terra e acqua che ha caratterizzato per secoli l’evoluzione di Copenaghen, ad opera di THIRD NATURE (Tredje Natur) e Arkitema, in collaborazione con la società di ingegneria COWI.
La posizione dell’isola è particolarmente significativa. Situata all’ingresso del porto, essa costituisce una sorta di nuova soglia urbana tra la città consolidata e il mare aperto. In termini urbanistici, questo significa che Lynetteholm non sarà percepita come una periferia separata, ma come un’estensione integrata della struttura urbana esistente. La nuova costa generata dal progetto offrirà inoltre opportunità completamente nuove per la realizzazione di spazi pubblici, parchi, percorsi ciclopedonali e waterfront accessibili.
Questa capacità di modificare la geografia urbana richiama le grandi tradizioni di bonifica e conquista del territorio che hanno caratterizzato il Nord Europa. Tuttavia, mentre in passato tali operazioni erano guidate principalmente da esigenze agricole o portuali, nel caso di Lynetteholm la finalità è prevalentemente urbana e climatica.

Una visione urbanistica fondata sulla densità sostenibile
Dal punto di vista progettuale, Lynetteholm rappresenta l’evoluzione della cultura urbanistica scandinava contemporanea. Il modello di riferimento non è quello della periferia dispersa e dipendente dall’automobile, ma quello della città compatta, mista e accessibile. La nuova isola è stata concepita come un insieme di quartieri ad alta qualità urbana, caratterizzati dalla vicinanza tra abitazioni, servizi, spazi pubblici e luoghi di lavoro.
L’obiettivo è quello di creare un ambiente urbano nel quale la maggior parte degli spostamenti quotidiani possa avvenire a piedi, in bicicletta o mediante il trasporto pubblico. Questa impostazione riprende principi che hanno già contribuito al successo internazionale di Copenaghen come modello di città sostenibile. L’organizzazione dello spazio pubblico assume quindi un ruolo centrale, con una forte attenzione alla vivibilità degli spazi aperti, alla presenza del verde e alla continuità delle connessioni pedonali.
La densità prevista non viene interpretata come semplice concentrazione edilizia, ma come strumento per garantire efficienza energetica, vitalità urbana e sostenibilità economica dei servizi. L’architettura dovrà quindi confrontarsi con la sfida di costruire una nuova parte di città che sia al tempo stesso compatta e fortemente orientata alla qualità ambientale.

Il rapporto tra architettura e paesaggio
Uno degli aspetti più interessanti di Lynetteholm riguarda il rapporto tra costruzione urbana e paesaggio costiero. La presenza dell’acqua costituisce infatti un elemento strutturante dell’intero progetto. A differenza di molti waterfront sviluppati nel corso del Novecento, dove il mare rappresentava spesso uno sfondo scenografico, qui l’acqua diventa un elemento generatore della forma urbana.
Le future architetture saranno chiamate a confrontarsi con una condizione paesaggistica unica, caratterizzata da ampie visuali verso l’Øresund, da una forte esposizione ai venti e da un rapporto diretto con il sistema costiero. Questo contesto favorisce la sperimentazione di nuove tipologie abitative e di nuove modalità di utilizzo dello spazio pubblico.
Il progetto si inserisce inoltre nella tradizione nordica di integrazione tra città e natura. Non si prevede una netta separazione tra ambiente costruito e paesaggio, ma piuttosto una continua interazione tra aree urbanizzate, spazi verdi e sistemi ecologici.

La città come infrastruttura climatica
L’aspetto forse più innovativo dell’intervento riguarda la sua funzione di adattamento climatico. In un’epoca in cui molte città costiere sono costrette a confrontarsi con l’innalzamento del livello del mare e con eventi meteorologici sempre più estremi, Lynetteholm introduce un approccio radicalmente diverso alla pianificazione urbana.
L’isola non viene concepita solamente come spazio edificabile, ma come una gigantesca infrastruttura di protezione. La sua posizione strategica consente infatti di contribuire alla difesa della città dalle mareggiate provenienti dal Baltico. In questo senso il progetto supera la tradizionale distinzione tra opere di ingegneria e sviluppo urbano: la città stessa diventa parte del sistema di difesa climatica.
Questo approccio rappresenta uno dei temi più avanzati dell’urbanistica contemporanea. Le infrastrutture non sono più elementi separati dal tessuto urbano, ma componenti integrate della forma della città. Lynetteholm mostra come una nuova espansione urbana possa essere progettata simultaneamente come quartiere residenziale, spazio pubblico e dispositivo di resilienza territoriale.

Critiche ambientali e dibattito pubblico
Come accade per tutte le grandi trasformazioni territoriali, Lynetteholm è stata al centro di un intenso dibattito pubblico. Numerosi studiosi, associazioni ambientaliste e ricercatori hanno espresso preoccupazioni riguardo ai possibili effetti dell’intervento sugli ecosistemi marini dell’Øresund.
Le principali questioni riguardano le modifiche alle correnti marine, la qualità delle acque e l’impatto sugli habitat naturali presenti nello stretto tra Danimarca e Svezia. Alcuni critici sostengono che la scala del progetto comporti rischi ambientali ancora difficilmente prevedibili, mentre i promotori evidenziano il lungo processo di valutazione e monitoraggio ambientale che accompagna la realizzazione dell’opera.
Questo confronto riflette una delle grandi tensioni dell’urbanistica contemporanea: la necessità di conciliare sviluppo urbano e tutela ambientale in un contesto caratterizzato da crescenti pressioni climatiche e demografiche.

Un laboratorio per le città del futuro
Osservato in prospettiva internazionale, Lynetteholm rappresenta molto più di un progetto locale. Esso costituisce un vero e proprio laboratorio per sperimentare nuove forme di pianificazione urbana in un’epoca segnata dall’emergenza climatica. La sua importanza non risiede solamente nelle dimensioni fisiche dell’intervento, ma nella capacità di integrare obiettivi che tradizionalmente venivano affrontati separatamente: sviluppo urbano, infrastrutture, resilienza climatica, sostenibilità ambientale e qualità dello spazio pubblico.
Per urbanisti, architetti e pianificatori, Lynetteholm offre quindi un caso di studio particolarmente significativo. Se il progetto riuscirà a raggiungere gli obiettivi prefissati, potrebbe diventare uno dei riferimenti più influenti per la progettazione delle future città costiere, dimostrando come la crescita urbana possa trasformarsi da problema ambientale a strumento per affrontare le sfide del cambiamento climatico.
Cover credits courtesy of Third Nature Architects
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