Ogni anno il Serpentine Pavilion offre una riflessione sul ruolo dell’architettura nella società contemporanea. Per l’edizione 2026, LANZA atelier, lo studio fondato da Isabel Abascal e Alessandro Arienzo, ha scelto di allontanarsi dalla ricerca dell’oggetto iconico al fine di proporre un’architettura essenziale, radicata nella memoria costruttiva e capace di interrogare su temi sempre più urgenti come la sostenibilità, l’uso collettivo dello spazio e il senso di appartenenza.

Il progetto, intitolato “A serpentine”, prende ispirazione dai tradizionali muri ondulati inglesi, trasformando una tecnica storica in un luogo aperto all’incontro e alla condivisione.

©Pia Riverola

Costruire il futuro guardando alla tradizione

In un momento, quello presente, in cui l’innovazione è spesso associata a tecnologie sempre più sofisticate, il padiglione propone una prospettiva diversa. La scelta del mattone e la reinterpretazione del serpentine wall, infatti, dimostrano come il patrimonio costruttivo possa ancora offrire risposte concrete alle sfide dell’attualità.

Il recupero di tecniche tradizionali non rappresenta qui un esercizio nostalgico, ma piuttosto una strategia progettuale che valorizza materiali durevoli, processi costruttivi consolidati e un rapporto più consapevole con le risorse materiali. In questo senso, il progetto si inserisce al fianco di una tendenza in crescita: quella che vede nell’architettura vernacolare’ una fonte via di conoscenze da reinterpretare piuttosto che un cimelio da imitare passivamente.

©Iwan Baan

La sostenibilità passa anche dalla semplicità

Il Serpentine Pavilion 2026 suggerisce, in tal senso, una riflessione importante: la sostenibilità non dipende esclusivamente dall’innovazione tecnologica, ma anche dalla capacità di costruire con ‘meno’, impiegando materiali noti e soluzioni intelligenti.

Le pareti sinuose che definiscono il padiglione dimostrano, in effetti, come, mediante una progettazione attenta, sia possibile ottenere stabilità, qualità spaziale e valore estetico – il tutto riducendo la necessità di strutture complicate e privilegiando un approccio più essenziale.

©Iwan Baan

Lo spazio pubblico come luogo di comunità

Accanto alla questione ambientale, emerge una dimensione altrettanto rilevante: quella sociale. Come ogni Serpentine Pavilion, anche il progetto di LANZA atelier nasce per essere vissuto e attraversato. Non è un edificio da osservare a distanza, bensì uno spazio che invita le persone a fermarsi, incontrarsi e partecipare.

In un contesto urbano sempre più caratterizzato da ritmi nervosi, e da una progressiva riduzione dei luoghi della relazione spontanea, il padiglione riafferma l’importanza dell’architettura come infrastruttura sociale. Così, le curve dei muri non delimitano rigidamente lo spazio, ma creano ambienti accoglienti e permeabili, favorendo la permanenza e l’interazione.

Unarchitettura che mette le persone al centro

Negli ultimi anni il dibattito architettonico si è progressivamente spostato dalla celebrazione dell’edificio alla qualità dell’esperienza umana. Il progetto di LANZA atelier declina questo cruciale mutamento concependo un’architettura che non cerca di imporsi sul paesaggio e, altresì, mira a costruire relazioni tra individui, natura e mondo pubblico.

La vera protagonista non è, quindi, la forma: è l’“uso politico” che le persone umane potranno fare di quel luogo.

©Iwan Baan

Un padiglione che racconta un nuovo modo di progettare

Nel celebrare i venticinque anni del programma Serpentine Pavilion, a serpentine rappresenta inoltre un segnale significativo per l’architettura contemporanea. Il progetto suggerisce che il futuro potrebbe non coincidere con una continua rincorsa alla novità, bensì con la capacità di reinventare criticamente conoscenze esistenti, dar vita a luoghi inclusivi nonché utilizzare le risorse in modo più consapevole.

Tra sostenibilità, collettività e tradizionalità, il padiglione di LANZA atelier propone così una visione dell’architettura come pratica culturale e sociale, capace di creare connessioni e restituire valore e apertura agli spazi condivisi.

Courtesy Lanza Atelier

Cover photo: ©Iwan Baan


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