Courtesy Officina23

Per la quarta delle “Conversazioni Green”, realizzata in collaborazione con la collega Interior Designer Anna Di Giorgio, abbiamo incontrato il Prof. Luigi Prestinenza Puglisi, critico, saggista e docente di Storia dell’Architettura.
In questa intervista approcciamo il tema del “Green” e della Sostenibilità da un particolarissimo punto di vista, non quello dell’Architetto o del Designer, ma da quello del Critico di Architettura e Design.
Luigi Prestinenza Puglisi è un architetto, critico e storico dell’architettura tra i più attivi e influenti in Italia. Laureato in architettura a Roma nel 1979, si specializza in pianificazione urbanistica nel 1980 e insegna Storia dell’architettura contemporanea all’Università di Roma “La Sapienza”.
Ha anticipato e orientato il dibattito architettonico italiano su temi e protagonisti della contemporaneità anche grazie all’uso pionieristico del web: dal 2003 cura, infatti, la newsletter e piattaforma critica presS/Tletter e presS/Tmagazine.

Tra i suoi libri più rilevanti figurano “Rem Koolhaas. Trasparenze metropolitane”, che ha introdotto in Italia l’opera dell’architetto olandese, “HyperArchitettura” e “Birkhäuser” sul rapporto tra architettura e tecnologie digitali e “This is Tomorrow”, dedicato alla rivalutazione dell’architettura radicale degli anni Sessanta e Settanta.
Scrive per numerose riviste italiane e internazionali, e ha collaborato con The Plan, Edilizia e Territorio, e con testate come A10, The Architects Newspaper e Monument. Ha curato numeri monografici di Architectural Design, collaborato con la RAI, svolto ricerche per il CNR e curato mostre ed eventi internazionali. È stati inoltre promotore del Premio Fondazione Renzo Piano, che veniva assegnato annualmente ai migliori progetti di architettura ed insegna Storia del design e Storia dell’architettura alla Rome University of Fine Arts.

DT – Negli ultimi anni il termine “Sostenibilità” è diventato centrale nel dibattito architettonico. Secondo lei, quanto di questo interesse è sostanza progettuale e quanto è invece retorica o marketing?

LPP – Il termine Sostenibilità, negli ultimi anni, è entrato in tutto il linguaggio, tutto è “sostenibile”, “ecologico”, “smart”, “intelligente”, è una retorica condivisa. Gli architetti, a parole, sono tutti sostenibili, in diverse forme utilizzando il verde come materiale costruttivo come Boeri oppure progettando e costruendo edifici avanzati tecnologicamente come Norman Foster anche senza l’utilizzo del verde impiegando una Sostenibilità ingegneristica, scientifica, rivolta a consumare meno energia, ad esempio senza ricorrere ad impianti di condizionamento. Si parla di un Universo fatto di tante cose, ognuno è ecologico a modo suo.

DT – Ritiene che oggi esista un conflitto tra ricerca formale e performance energetica, oppure l’Architettura Sostenibile può essere anche radicale e sperimentale dal punto di vista estetico?

Courtesy IQD

LPP – Penso che la Sostenibilità sia spesso un pretesto per fare sperimentazioni formali. Gli Architetti amano utilizzare parole del contesto esterno per sperimentare ognuno con un proprio modo. Ad esempio, alcuni progettisti hanno “captato” alcune idee e tendenze architettoniche come il Decostruttivismo ed il Postmoderno per poi sperimentare proprie forme e soluzioni. Così è accaduto ed accade anche con la Sostenibilità, ogni Architetto la usa in una sua specifica e personalissima maniera.

DT – Che ruolo attribuisce alla tecnologia, dai materiali avanzati ai sistemi digitali, nel progetto di un’Architettura realmente Sostenibile?

LPP – La Tecnologia gioca oggi un ruolo molto forte ed importante. Attenzione però che non è detto che sia solo “Alta Tecnologia”, può essere anche “Bassa Tecnologia”. Ci sono infatti tanti architetti che ricorrono a tecniche e soluzioni tradizionali con il supporto della Sostenibilità. Una Tecnologia quindi in tutti i sensi possibili: tecnologie futuristiche, tecnologie elettroniche che consentano di cambiare la configurazione degli edifici, tecnologie che impieghino materiali artificiali prodotti dall’industria per ridurre i consumi energetici oppure tecnologie che sfruttino ed utilizzino i materiali naturali.

DT – In un contesto dominato da normative, certificazioni e protocolli ambientali, quale spazio rimane per la responsabilità critica e culturale dell’architetto?

Courtesy presS/Tletter

LPP – La burocrazia spesso uccide la creatività. Esiste però la possibilità di invertire la situazione all’interno dei nuovi obblighi normativi. Infatti, la creatività non è sempre completamente libera di esprimersi, parte da vincoli imposti per ricercare nuove soluzioni magari anche inaspettate. Ad esempio, la scala deve avere un parapetto, è un vincolo, un obbligo di legge.  Il progettista utilizza l’imposizione normativa in senso creativo, superando sistemi standardizzati per trovare soluzioni architettoniche particolari come, ad esempio, un parapetto in vetro in luogo del solito elemento in ferro a “disegno semplice”. Viene dato spazio alla prestazionalità progettando soluzioni che impediscano alle persone di cadere ma con migliorie dal punto di vista prestazionale ed estetico. Così avviene anche con la Sostenibilità.

In questo senso, in Italia siamo arretrati rispetto agli altri Paesi anche se ci sono alcune situazioni che vanno in controtendenza. Ad esempio, Arup, una delle società di ingegneria più famose ed affermate a livello globale, ha cercato di aiutare i progettisti italiani ad ottenere un incremento delle performance degli edifici senza sacrificare l’estetica e la creatività dando contributi sia nel campo della Sostenibilità sia nel campo della progettazione antisismica sempre a supporto del Progettista.

DT – L’Italia ha un patrimonio costruito enorme e spesso fragile. Come può la Sostenibilità diventare uno strumento di innovazione senza snaturare il rapporto con la storia ed il paesaggio?

Ph. Moreno Maggi – Giulia Mura

LPP – In Italia abbiamo una bellissima e prestigiosa tradizione relativa al rapporto tra nuova Architettura ed Ambiente Costruito, legata a Maestri dell’Architettura come Albini, Scarpa, Gardella ma anche il più recente Canali. Il Nuovo che valorizza l’Antico ma non rinuncia a raccontarsi come nuovo elemento architettonico ed urbano.
La logica dominante oggi, però è quella del “Dove era, com’era”. È vero che, se non progettato e costruito con la giusta logica e col giusto metodo, la nuova architettura rischia di fare “guai grossi” nel contesto storico ma è proprio per evitare ciò che il nuovo intervento nel tessuto storico, dovrebbe essere realizzato seguendo due criteri – guida:

  • La reversibilità degli interventi che consente di smantellare un edificio od un’opera quando ci si accorge che non funziona od è stato commesso un errore;
  • L’utilizzo del Concorsi di progettazione al fine di garantire la massima qualità del progetto in un contesto così delicato come quello dei Centri Storici italiani. Anche in questo caso, vale la reversibilità degli interventi; per esempio, se ci si accorgesse, dopo la realizzazione, che la pensilina di ingresso concepita da Arata Isozaki per il complesso degli Uffizi a Firenze, rappresentasse un problema ed un errore, non ci sarebbe problema nel procedere al suo smontaggio.

DT – Nel campo del Design, è possibile parlare di Sostenibilità senza mettere in discussione i modelli di produzione e consumo che lo alimentano?

LPP – In una intervista di qualche tempo fa, Antonio Citterio affermava che quando si progetta un oggetto, è necessario pensare alla sua vita ma anche alla sua morte. Cioè, quando un oggetto cessa il suo ciclo vitale, deve poter essere riciclato e/o riutilizzato.
Trovo che questo sia un tema molto importante per il Design Contemporaneo.
Per fare un esempio, ho sempre trovato meravigliosa la proposta di utilizzare, nei buffet, in luogo dei piatti di plastica che poi vanno inevitabilmente buttati e sono di difficile smaltimento, dei piatti di pane che vengono consumati e che comunque non recano danno all’ambiente.
Il Design dovrebbe avere questa nuova sensibilità.

DT – Come giudica l’approccio delle scuole di architettura e design alla Sostenibilità? Stiamo formando progettisti consapevoli o semplici applicatori di regole?

Courtesy Ordine Architetti di Roma

LPP – Applicatori delle regole, non sempre e non dappertutto. Penso che oggi, nelle facoltà la progettazione architettonica sia caratterizzata da regole formali alle quali poi viene applicata la tecnologia. È difficile, in questi contesti, che la progettazione architettonica venga vista in chiave sostenibile. È più facile che i Professori diano regole su regole per poi utilizzare isolamenti, sistemi impiantistici, di riscaldamento come mezzo per perseguire l’obiettivo della Sostenibilità. Non c’è l’idea della forma come risolutrice di problemi ma essa trae origine da ragionamenti artistici codificati.

DT – Guardando ai prossimi decenni, quali temi o atteggiamenti progettuali ritiene decisivi per superare l’attuale crisi ambientale attraverso l’Architettura ed il Design?

LPP – Nei prossimi decenni vedremo accadere “cose da pazzi” per via dell’introduzione dell’Intelligenza Artificiale che sta progredendo in senso esponenziale.
Così come i primi CAD erano banali ed oggi abbiamo software pazzeschi ed avanzatissimi, anche l’Intelligenza Artificiale prenderà il sopravvento man mano che verrà sviluppata. Macchine a controllo numerico e robot, che ci sostituiranno quasi in tutto, introdurranno problemi etici e di sicurezza ma anche una situazione complicata dal punto di vista ambientale.
Così come le automobili che si gestiscono da sole (frenano, parcheggiano, guidano in maniera autonoma), anche le case interagiranno con noi in maniera molto più importante ed incidente rispetto ad oggi.
Andiamo incontro ad un Futuro che vedrà notevoli mutamenti con scenari, da oggi ai prossimi dieci anni, di difficilissima previsione.

Cover photo courtesy Ordine Architetti di Roma


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