La vedi e pensi, immancabilmente, a un’icona. Perché la sedia Tulip di Knoll (con l’omonimo tavolo) è entrata nella memoria collettiva. Forse non tutti sanno attribuirne la paternità a Eero Saarinen, architetto finlandese-americano, ma riconoscere la sua forma “pura”, sì.
Una purezza che ossessionava Eero Saarinen. Basti pensare che tutto è nato dalla voglia di eliminare il “brutto, confuso, inquieto mondo” creato dal groviglio di gambe sotto e intorno al tavolo.

©Gionata Xerra. Courtesy of Knoll Archive

Eero Saarinen, industrial designer degli anni Cinquanta, era proprio infastidito dal caos di “architetture” che si formava tra sedie, tavolo e gambe dei commensali. Lui che ambiva all’armonia assoluta ed era spinto a “progettare ogni cosa pensandola all’interno del suo più largo contesto: una sedia in una stanza, una stanza in una casa, una casa in un ambiente, un ambiente in un piano urbanistico”.

© Federico Cedrone. Courtesy of Knoll Archive

Perché non eliminare questa bruttura? deve aver pensato. Detto fatto, dalla matita di Eero è nata la linea Pedestal (oltre alla sedia Tulip, comprende la poltroncina, i tavoli e tavolini) che ha fatto di un unico piedistallo centrale il fulcro di tutto. Niente più gambe che si intrecciano fra loro, ma una semplice base a calice, tratto distintivo di una nuova eleganza.

© Courtesy of Knoll Archive

Volevo ripulire i bassifondi delle gambe. Volevo che la sedia fosse di nuovo una cosa sola” raccontava Eero Saarinen. Una ricerca per niente facile, iniziata nel 1953 e durata cinque anni. Centinaia di disegni, modellini in scala plasmati con l’argilla, persino una casa delle bambole, dove sistemare le sedie: per assicurarsi che l’effetto estetico fosse davvero bello, Saarinen non ha lasciato nulla al caso. Nemmeno i test dei prototipi in scala reale, che divennero mobili da far provare a familiari e amici nella sua casa a Bloomfield Hills.

A mettere “il sigillo” sulla collezione fu poi Hans Knoll che produsse per primo il tavolo in fusione di alluminio laccato, con il piano in marmo o legno, e subito dopo, nel 1958, l’omonima sedia girevole in vetroresina.

© Courtesy of Knoll Archive

Saarinen, però, non era del tutto soddisfatto della sua Tulip Chair: non rispettava il suo motto “one piece, one material”. Lui che sognava di realizzarla con un unico stampo e in un solo materiale, aveva dovuto ripiegare su una base in fusione di alluminio con rivestimento in Rilsan e la scocca in fibra di vetro sagomata e rinforzata: la plastica, al tempo, non era sufficientemente resistente da reggere il peso di una persona seduta.

Una vera rivoluzione di estetica e ingegneria che ha trasformato Tulip nel capostipite del nuovo modo di progettare e, in breve, in una pietra miliare del design. Saarinen ha inaugurato una nuova era: basti pensare che nel 1966 la sedia (con la base modificata) fece la sua entrata in scena nella sala di comando USS Enterprise, l’astronave della celebre serie tv Star Trek. Terminata la serie, una delle Tulip utilizzate su set fu battuta all’asta dell’History Hollywood per ben $18,000. Sull’onda del successo del design futuribile, due anni più tardi Stanley Kubrick e Arthur C. Clarke “scritturarono” i tavolini Tulip nel celeberrimo film 2001: Odissea nello spazio.

La collezione Tulip si rivelò “lungimirante”: nel ’62 vinse il Design Center Stuttgart Award, nel ’69 il Museum of Modern Art Award e ancora oggi riassume alla perfezione lo spirito di Saarinen che è riuscito a stravolgere il concetto di design spingendolo verso una nuova sperimentazione.

Con e senza braccioli, rivestita di pelle o tessuto, con il cuscino, la base fissa o girevole e persino nella versione sgabello: Tulip negli anni ha saputo rinnovarsi e cambiare faccia, ma restando sempre sé stessa (nel 2008, in occasione del cinquantesimo anniversario, è stata creata anche un’edizione speciale con marchio commemorativo).
Oggi, a oltre 60 anni di distanza, questa sedia dall’aria familiare si conferma fonte d’ispirazione per numerosi progettisti, da Philippe Stark (con la sedia Eros) a Stefano Giovannoni (con lo sgabello Bombo), fino a Marcel Wanders che con la Wanders’ Tulip Armchair (2010) di Cappellini ha voluto rendere omaggio al progetto originale rivisitandone le proporzioni.
Un’icona, senza dubbi, capace di ammiccare, ancora, al futuro.

Immagine di copertina: © Courtesy of Knoll Archive