Spesso, passeggiando tra le strade dei centri storici italiani, capita di scorgere in maniera ricorrente alcuni dettagli e colori comuni tra gli edifici, dovuti all’utilizzo di certi materiali, solitamente quelli più facilmente reperibili in loco. Questi aspetti caratterizzano l’estetica talvolta anche di intere regioni, dal nord al sud della penisola.

In Lombardia, l’abbondante disponibilità di argilla ha avuto grande influenza sugli sviluppi dell’edilizia e dell’arte ad essa legata, sin dal medioevo. Dai mattoni alle formelle decorate, dalle volte ai pavimenti, il rosso del cotto lombardo è spesso presente ed estremamente riconoscibile. Naturale conseguenza della grande disponibilità di materia prima è stata la nascita di moltissime fornaci destinate alla cottura dei vari manufatti che hanno permesso la costruzione di grandi monumenti. Ne sono un esempio l’abbazia di Morimondo e l’abbazia di Chiaravalle, o, in centro a Milano, Ca’ Granda e la chiesa di Santa Maria delle Grazie.

La bottega storica di cui vi parlerò questa volta è proprio una fornace, la fornace Curti, attiva sin dal 1400 e che oggi, dopo essersi spostata diverse volte nel corso dei secoli, si trova nel cuore della Barona.

Quando si arriva di fronte all’ingresso della fornace si capisce subito che si sta per entrare in un posto speciale: si intravedono i muri, ricchi di inserti in mattoni a vista e formelle oltre ad altri dettagli in cotto, come le lettere dell’insegna sul portone d’ingresso.

Varcata la soglia si entra non semplicemente in una fornace, ma in un vero e proprio borgo dedicato alla realizzazione di manufatti in argilla. La fornace Curti è infatti un fantasioso e iperdecorato agglomerato di edifici, scale, cortili e portici, dove ciascuna parte ospita una funzione particolare. Sulle pareti abbondano gli stemmi, le sculture, i ritratti, lasciando poco spazio al bianco dell’intonaco e anche a terra, sulla bellissima pavimentazione in pietra, non mancano vasi, statue e altri oggetti esposti.

Qui, la fornace ha una produzione propria di oggetti in cotto: vasi, cassette e anfore per piante, materiale per edilizia come camini e rivestimenti, ma anche oggetti sacri, pentole e altro per la cucina, a cui è dedicata una sezione con l’insegna “il cotto in cucina”. Tutti i prodotti sono realizzati con miscele di argille padane e cotti a oltre 1000° C di temperatura per ventiquattro ore, processo che rende i manufatti duri, porosi e resistenti al gelo.

Accanto alla produzione e alla vendita all’interno del borgo c’è una sala hobby dove, i clienti amatori della ceramica possono rifornirsi di tutto ciò che gli occorre dai panetti di argilla agli attrezzi per lavorarla fino ai colori e agli smalti. Infine, ognuno può portare le proprie creazioni, sia di grandi che di piccoli formati, per la cottura che viene effettuata, anche per lavorazioni speciali come per gli oggetti smaltati, in pochi giorni.

Il borgo ospita, inoltre, circa una ventina di atelier privati, dati in uso a scultori pittori fotografi, che rendono il villaggio una sorta di co-working sospeso nel tempo. Essendo privati, non sempre gli artisti sono presenti, quindi conviene prendere appuntamento qualora si desiderasse visitare questi atelier all’interno. Invece, la terza domenica del mese di maggio di ogni anno la fornace apre le porte di tutti i suoi spazi visitabili, mostrando al pubblico la lavorazione della ceramica in tutte le sue fasi.

Come ogni volta che visito queste botteghe storiche il desiderio di shopping sfrenato mi assale. Ma questa volta – per sfortuna? – me ne devo astenere, in quanto il trasporto di oggetti in cotto in bicicletta risulterebbe giusto un tantino poco furbo. Mi consolo collezionando diversi dépliant di atelier in cui poter fare un corso di lavorazione della ceramica.

Da amante del fai da te, dopo essermi costruito metà dei mobili che ho in casa, non posso non lanciarmi anche nella realizzazione dei vasi per le mie piante che, incredibilmente, ancora sopravvivono ancorché con fatica alle mie cure.