Un lotto difficile
La Faculty of Fine Arts dell’Università di La Laguna, progettata da GPY Arquitectos, sorge sul margine del Campus de Guajara, separata da esso da un’importante infrastruttura stradale. Il lotto, allungato e irregolare, è pertanto racchiuso tra svincoli e strade in un contesto complesso nel quale il progetto cerca di porsi in continuità con il resto del campus e, allo stesso tempo, ripararsi dal rumore e dal traffico veicolare.


Ph Credits GPY arquitectos
Gli stessi svincoli sembrano disegnare la forma dell’edificio che, come una strada, si snoda su sé stesso conducendo gli utenti tra spazi pubblici e privati senza soluzione di continuità.


Il nastro continuo
Dal punto di vista formale, l’edificio si sviluppa, infatti, come un nastro continuo in cemento armato che avvolge una grande terrazza interna, cuore del progetto. La geometria sinuosa non ha una funzione iconica, ma deriva dalla volontà di garantire continuità distributiva e spaziale lungo tutto il complesso.
Lungo il nastro si sviluppano gli spazi dell’università, affiancati da ballatoi sul lato interno e terrazze su quello esterno. La sovrapposizione dei livelli è sempre leggibile, anche grazie alla sapiente scelta dei materiali visibili: due, il calcestruzzo armato a vista, e l’u-glass. Il calcestruzzo a vista mostra diversi tipi di finitura. Nella maggior parte dei casi è stato lasciato con i segni dei casseri a vista, ma, nel caso delle fasce che compongono le facciate interna e esterna, gli è stata data una finitura simile a una bocciardatura, la cui particolare trama ruvida rafforza l’unitarietà dell’edificio e ne semplifica la lettura.

Un edificio universitario come luogo di identità comunitaria
Uno degli aspetti centrali della Faculty of Fine Arts di La Laguna è il ruolo attribuito agli spazi di collegamento. Rampe, ballatoi e percorsi orizzontali non sono semplici elementi distributivi, ma diventano occasioni di incontro e di relazione.
L’ampio spazio centrale attorno al quale si organizza l’edificio funziona come luogo riconoscibile di identità comunitaria, capace di ospitare attività informali, esposizioni temporanee e momenti di socialità. L’architettura contribuisce così a costruire una comunità attraverso l’uso quotidiano dello spazio, senza ricorrere a elementi simbolici o rappresentativi. Un’ampia rampa conduce agli spazi pubblici della facoltà – auditorium, caffetteria, spazi espositivi – al primo piano e, continuando a salire, ai laboratori del secondo. Gli spazi ai livelli superiori sono invece raggiungibili con scale e ascensori, sistemi di risalita più privati.

Struttura a portali e organizzazione modulare
La struttura dell’edificio è basata su un sistema di portali in cemento armato con campata variabile da 8,70 a 13,40 metri, risposti tra loro a una distanza media di circa 6 metri dando origine a un corpo con sezione variabile per una chiara esigenza funzionale: un lato più ampio, quello a est, ospita i laboratori e le aule pratiche di scultura, pittura e disegno, che richiedono spazi generosi e flessibili; il lato opposto, a ovest, è più stretto e accoglie le aule teoriche e quelle informatiche. Inoltre, il sistema a portali consente una notevole flessibilità interna, in quanto, grazie alla presenza di pareti mobili tra un piedritto e l’altro, si possono riconfigurare gli spazi in base alle esigenze didattiche aggiungendo o sottraendo campate alla superficie dell’aula o del laboratorio.


Tra i ballatoi e le aule, invece, sono inserite zone di servizio che ospitano anche gli elementi tecnici e strutturali principali.


Un tuffo nel passato
Vi avevo già parlato di Tenerife nella rubrica dedicata agli spazi per la musica, raccontando l’Auditorium di Tenerife progettato da Calatrava. Sì, parlo di quella volta in cui perfino io sono riuscito a “svernare alle Canarie”, con le divine intercessioni di Sant’Ambrogio e dell’Immacolata Concezione, e quella profana dei fine settimana e dei giorni di ponte.
Nell’attesa di poter nuovamente svernare, come un soffice volatile, nell’arcipelago spagnolo, l’edificio che ospita l’Università di Belle Arti mi ha ricordato, con la sua forma sinuosa e irregolare, la morfologia della vulcanica isola di Tenerife che, nel giro di pochi chilometri, conduce dagli oltre tremila metri del Teide, fino al livello del mare lungo la costa, comprimendo in uno spazio ridotto un’enorme varietà topografica. Al punto che più di una volta ho pensato che il mio catorcio a noleggio non sarebbe riuscito a risalire la montagna e che saremmo finiti addosso alle macchine dietro di noi. Forse una volta l’ho anche sognato.
Ph © Credits Filippo Poli
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