È sempre curioso vedere un architetto all’opera nella progettazione della propria casa perché è il momento in cui si trova a dialogare con se stesso nell’immaginare gli spazi e le soluzioni da adottare. Probabilmente è l’occasione migliore per essere libero di sperimentare, traducendo in progetto la sua personalità e sensibilità architettonica. Un affascinante esempio di questo processo creativo è sicuramente la residenza di Ricardo Bofill e sede del suo studio di architettura Ricardo Bofill Taller de Arquitectura (RBTA).
In bilico tra il suo essere rovina e allo stesso tempo luogo vivo, questo progetto rispecchia perfettamente l’animo del suo progettista e continua a trasformarsi nel tempo, tanto da poter identificare l’inizio dei lavori ma non la fine.

La Fàbrica, questo il nome del grande complesso riqualificato, nasce (e si potrebbe dire rinasce) nel 1975 due anni dopo che Ricardo Bofill, guidando verso la periferia occidentale di Barcellona, si imbatte in un cementificio di 31.000 metri quadrati ancora in uso e che sarebbe stato dismesso nei mesi successivi.
La vista dei 30 silo monumentali dell’insediamento industriale attirano con forza l’attenzione dell’architetto che ne coglie immediatamente la particolarità: il surrealismo delle scale che non conducono a nulla, gli elementi sospesi nel vuoto che si uniscono al brutalismo degli imponenti volumi grezzi.
L’architetto ne studia la complessità, identifica le parti da preservare, quelle da demolire e trasformare dando vita ad un luogo vibrante, in continua mutazione, dove la sfera privata e quella lavorativa non hanno una rigida distinzione, anzi diventano un tutt’uno, proprio come Ricardo Bofill ha sempre concepito la sua vita di progettista.
Così lo studio di Architettura RBTA ha trovato casa nei silos alti 15 metri in cui il team eterogeneo lavora nei singolari spazi distribuiti su quattro piani. L’idea è quella di favorire il più possibile le interazioni umane e spaziali mantenendo allo stesso tempo ambienti privati in cui ciascuno è libero di vivere lo spazio individualmente. Su ogni livello sono presenti biblioteche, archivi, sale per proiezioni mentre lo studio di Ricardo Bofill si sviluppa sul primo piano dei silos.

La Catedral, così è stato rinominato un grande capannone riconvertito in sala per conferenze ed esposizioni, con il suo soffitto alto 10 metri e il suo carattere industriale, innesca quasi un rapporto spirituale, ed è qui chiara la scelta del nome, con i fruitori del luogo.

Il progetto per la residenza privata di Ricardo Bofill si presenta invece come un grande volume in cemento grezzo dove in alcuni punti della facciata i mattoni sono lasciati volutamente a vista. Lo spazio assume un carattere quasi metafisico grazie alle grandi finestre ad arco e l’arredo essenziale aumenta ulteriormente questa percezione. La casa si sviluppa su tre livelli e conta tre sale da pranzo, tre camere da letto e una stanza per il fitness.

© Ricardo Bofill Taller de Arquitectura
© Lluis Carbonell
© Ricardo Bofill Taller de Arquitectura

Infine, il verde, che di solito lentamente si appropria dei ruderi abbandonati, in questo caso viene quasi addomesticato, incorniciando tutto il complesso. L’intento è quello di vedere la vegetazione avvolgere l’edificio con palme, eucalipti, cipressi e ulivi mentre l’edera cresce lentamente sulle pareti esterne.

© Ricardo Bofill Taller de Arquitectura

In questo luogo sorprendente, ricco di elementi così diversi ma in perfetta armonia, sembra che la vecchia funzione industriale venga messa in pausa lasciando il posto sia alle attività lavorative che allo svago e alla meditazione. Ogni angolo si anima di una nuova energia, frutto dell’intento comune di Ricardo Bofill e dei suoi collaboratori di produrre idee, bellezza e cultura.