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La luce naturale che irrompe dalle finestre, qualche pianta che dà un tocco naturale all’atmosfera, i volumi arrotondati e un buon profumo. Poche regole et voilà, in casa si respira aria di benessere. Vi sembra una banalità? Eppure, a decretarlo con autorevolezza è il neurodesign, ovvero una disciplina che mescola design e psicologia. E studia come arredare casa, basandosi sulla neuroscienza. Se state pensando “allora sono uno scienziato dell’arredo”, fate un passo indietro: perché Isabelle Sjövall, interior designer di Stoccolma espertissima di neurodesign, vi dimostrerà subito che tra il dire e il fare… Basta sfogliare il suo ultimo libro Designfulness per capirlo: la felicità domestica è una questione scientifica. E come tale va trattata. Non tutti, però, concepiscono la bellezza e l’armonia allo stesso modo. Ci sono stimoli a cui il cervello dà risposte “universali”, altri che inducono a interpretazioni personali. Meglio partire da pochi punti fermi, ma attenzione: trovare l’equilibrio giusto non è poi così banale.

© 2018. Studio Archos – Foto di Ezio Manciucca

Sua maestà la luce. Naturale, va da sé, che deve inondare tutta la casa. Ma deve anche suggerire, ascoltate bene, la scelta di quella artificiale. Vale a dire luce bianca nelle prime ore della giornata, per favorire la concentrazione, e luce gialla (o calda) per aiutare il relax e preparaci a un buon riposo. E poi luce, per definire i contorni, disegnare lo spazio, inventare scenografie e invertire profondità e distanze.

© Hiroki Tagma

Less is more. Soprattutto in camera da letto, dove basta puntare su toni delicati, sfumature candide o, se proprio volete un colore, la palette del blu. Per il resto decori minimal e pochi accessori: meno oggetti e cianfrusaglie ci sono, più la nostra mente percepirà la stanza come un luogo sicuro. Un piccolo segreto: lenzuola e piumini soffici aumentano i livelli di ossitocina.

Tessuti ovunque. Tende, cuscini, tappeti riducono i rumori e creano un immediato effetto cocooning. Perché se è vero che spazi ampi e luminosi ci fanno sentire bene, è altrettanto vero che ambienti cacofonici o troppo esposti al rumore risultano subito repulsivi.

© gan design

Simmetria e fluidità. Lo sapevate? Il nostro cervello considera bello tutto ciò che è simmetrico, soprattutto se disposto verticalmente. Se poi arredi e oggetti sono disposti in composizioni armoniche e logiche (che non vuol dire banali), il cervello, programmato per “risparmiare” energie, ringrazierà. Un luogo facile da capire e analizzare viene percepito automaticamente come un posto sicuro e privo di pericoli. Capito perché fare ordine è indispensabile?

© 2020 Ceramica Fondovalle S.p.A

Niente spigoli. Lo stile rigoroso è di moda, vero, ma gli spigoli sono sinonimo di pericolo per la nostra mente. Una stanza rilassante e accogliente predilige curve sinuose e angoli smussati. Ecco perché il tavolo rotondo è il perfetto esempio di convivialità.

© thehouseofmouse

Naturalmente natura. Piante in vaso, pareti verdi, motivi organici e materiali naturali. Il verde purifica l’aria e aumenta creatività e benessere. Meglio se “vivo”, ma vanno bene anche richiami più trasversali alla natura, ai suoi colori e alle sue forme.

Profumo di buono. L’olfatto è il senso che influenza in modo più immediato e forte il cervello suscitando emozioni. Le percezioni sono molto personali, anche se certi aromi “naturali” in genere hanno un effetto positivo e unanime sul nostro umore. Per i profumi artificiali il discorso è più complesso: ognuno dovrebbe scegliere un’essenza su misura.

© Culti Milano

Il tocco personale. La casa dovrebbe riflettere e rappresentare chi la abita. Quindi via libera ad arredi che raccontano il nostro vissuto o rispecchiano il nostro gusto e che, a prescindere da tutto, ci fanno stare bene. E soprattutto via libera a quelli che solleticano i nostri sensi e ci comunicano qualcosa. Come gli arredi di Oki Sato, alias Nendo, che propone figure illusorie, scenografie poetiche, arredi inaspettati che giocano proprio su ciò che il cervello percepisce e crede di vedere o interpretare. Perché, come spiega Nendo, tutti noi siamo accomunati da una sorta di libreria mentale di archetipi. Con i suoi progetti, il designer giapponese applica i principi del neurodesign: attiva i meccanismi mentali universali basati su fenomeni percettivi comuni dell’esperienza di ognuno, e ci porta ad interpretarli, come per magia, in modo personale. Regalandoci esperienze sensoriali che ci fanno sentire subito meglio.