Intervenire su un edificio storico oggi significa entrare in relazione con il tempo. Non si tratta solo di conservare o trasformare, ma di costruire una continuità tra ciò che è stato e ciò che è in divenire. Il progetto di Herzog & de Meuron per il Les Trois Rois a Basilea si muove in questa dimensione d’essere, lavorando per stratificazioni più che per sostituzioni.
L’hotel, affacciato sul Reno e segnato da una forte identità classica, viene poi ingrandito e impreziosito da un edificio adiacente che non replica il linguaggio originario, ma lo rilegge. Materiali, riflessi, cromie e dettagli contemporanei introducono una nuova nozione di temporalità, creando un intermezzo in cui epoche diverse coesistono senza annullarsi.

L’ibridazione come condizione contemporanea
Il progetto interpreta uno dei tratti più evidenti della società attuale: la dissoluzione dei confini. Gli spazi non sono più rigidamente definiti, ma si contaminano, si sovrappongono, cambiano funzione nel tempo.
L’hotel diventa così uno spazio ibrido dove pubblico e privato, lavoro e tempo libero, movimento e pausa, convivono. Herzog & de Meuron costruiscono ambienti che non impongono un uso, ma lo suggeriscono, lasciando margine all’interpretazione. Ogni piano è un sistema aperto, un paesaggio abitabile che accoglie pratiche diverse.


Lo spazio come esperienza sensibile
All’interno di questa logica, lo spazio non è un contenitore, bensì un catalizzatore di esperienze.
Nel ristorante, ricavato dall’ex sala da ballo, l’impianto storico viene attraversato da interventi contemporanei che ne alterano la percezione. Specchi, superfici riflettenti e installazioni costruiscono una dimensione quasi instabile, dove ciò che è reale e ciò che è riflesso si sovrappongono. La luce moltiplica gli elementi architettonici, mentre il colore tinteggia le variazioni emotive. Lo spazio diventa qualcosa da attraversare con il corpo e con lo sguardo, non semplicemente da osservare.


Flessibilità e forma aperta
La flessibilità non è pià soltanto una risposta funzionale, ma una posizione culturale. Gli spazi per eventi, trasformabili per mezzo di partizioni mobili, rifiutano il dogma di una funzione univoca e definitiva.
Anche le suite seguono questo principio. Tende, arredi ed elementi divisori permettono di ridefinire continuamente l’ambiente. L’abitare diventa così un processo, non uno stato fisso. In una società in continua trasformazione, lo spazio si adatta, si modifica, accompagna.


Materia, corpo e tempo lento
All’ultimo piano, l’area wellness è sinonimo di “pausa”. Qui, il progetto cambia ritmo: materiali naturali, superfici tattili e atmosfere essenziali co-creano uno spazio in cui il tempo sembra dilatarsi.
Il riferimento ai bagni giapponesi, inoltre, non è solo estetico, ma concettuale. È un invito a riscoprire una relazione più consapevole con il corpo e con il tempo che disinneschi l’attuale “sistema degli spazi”, sempre più ibridi e attivi, con la necessaria introduzione di luoghi dedicati alla profondità della quiete.

Abitare la complessità
Il Les Trois Rois, ben più che un semplice intervento di restauro, è piuttosto una riflessione sull’odierno modo di abitare il mondo. Herzog & de Meuron costruiscono un’architettura che accetta la complessità, che non semplifica ma stratifica.
Contrasti, sovrapposizioni e differenze diventano, in effetti, strumenti progettuali, in cui lo spazio non è mai autistico bensì dinamico, interpretabile, in continua trasformazione.
In questo senso, l’hotel diventa un dispositivo contemporaneo: un luogo dove il passato è distante e, nondimeno, vicino e attivo, e dove il presente si forma attraverso le relazioni, le esperienze, le possibilità.
Photo Credits courtesy Grand Hotel Les Trois Rois
![]()
Arthur vi invita ad iscrivervi alla nostra Newsletter!!