Nell’immaginario dell’architettura alpina ricorrono spesso concetti come recupero della tradizione, dialogo con il paesaggio, rifugio contemporaneo. Casa Bormio, progettata dall’architetto Rachele Pellegatta, fondatrice e direttrice artistica di Dome Milano Studio, con il supporto di Sag’80, non ha bisogno di esplicitare queste tematiche perché scorrono intrinseche nella sua essenza. Le rielabora invece in un progetto in cui il rovere color avena, la pietra grezza e la morbidezza dei tessuti fanno da scenografia accogliente a nuovi punti di messa a fuoco, a una calibrata relazione tra pieni e vuoti e a respiri spaziali misurati. Casa Bormio è una ristrutturazione che non sradica, ma evolve; non uniforma, ma amplifica.

L’architettura alpina di una casa in trasformazione, ma ben radicata

Nata nel contesto delle Alpi valtellinesi, tra sorgenti termali, distese di abeti, vicoli e portali antichi, Casa Bormio è un respiro profondo di aria fresca. Esprime la volontà di instaurare un rapporto lento e viscerale con il paesaggio circostante.
Non costruisce un’immagine alpina, non mette in scena la montagna: prende piuttosto vita come un organismo che attecchisce in un terreno già denso di relazioni visive, culturali e affettive e cresce a partire da esse.

L’intervento di ristrutturazione non si fonda su un gesto trasformativo d’impatto, ma su una serie di azioni misurate che consolidano ciò che esiste, correggono, orientano, aprono nuove prospettive.
Questo rapporto profondo con il contesto si riflette nella scelta di materiali naturali e rustici, quali pietra e legni di rovere e larice. A fare da sfondo, una nuova tonalità della facciata di una nuance più calda rispetto al bianco neutro precedente.
Alla struttura architettonica originaria, che conserva l’impostazione tipica delle architetture di montagna, si affiancano pannelli solari e un impianto di geotermia. Questi, rendono la casa energeticamente autonoma, introducendo una dimensione tecnologica avanzata ma perfettamente integrata.

I 350 mq dell’abitazione si trasformano così in un dialogo aperto tra ambienti che rinunciano, per quanto possibile, a chiusure rigide ed elementi divisori, riuscendo al contempo a ricreare atmosfere domestiche intime e contemporanee.
Gli spazi si espandono, si mettono in relazione, trovano un nuovo assetto senza cancellare la memoria della struttura precedente.

Inquadrature che sottolineano, portano all’interno, amplificano

In facciata, alcune finestre esistenti sono state chiuse per aprire nuovi scorci in dialogo diretto con la distribuzione interna. Inquadrature che invitano a cambiare punto di vista e mettono a fuoco gli elementi essenziali del paesaggio alpino chiamati a interagire con l’architettura. Abeti, pietra viva e luce soffusa acquisiscono una morbidezza domestica, rivestono superfici contemporanee e contribuiscono ad ampliare gli spazi.

La pavimentazione esterna in pietra di Luserna entra in continuità anche in alcuni ambienti interni, accostandosi al parquet di rovere anticato. Boiserie, porte e doghe terra-cielo in larice lamellare parlano un linguaggio al tempo stesso tradizionale e contemporaneo, essenziale nella sua calda accezione montana.
Il piano cucina in quarzo riprende cromie e lucentezza della pietra, traducendole in una superficie funzionale che riveste il monoblocco dell’isola cucina.

I tessuti che vestono la casa sono intrisi di storia, tradizione, ma anche di emozioni e ricordi personali. I tappeti indiani taftati a mano e il rivestimento a punto croce con accenti floreali del pouf appartengono all’eredità sentimentale del proprietario, affiancati da creazioni handmade che raccontano un artigianato d’eccellenza.
Le poltroncine del tavolo da pranzo rivestite in eco-pelliccia e i cuscini imbottiti foderati in classico tartan di montagna evocano un’immagine alpina ben riconoscibile e intramontabile.

Una scenografia calibrata tra icone e stili differenti

Dai prototipi della coppia di Palinfrasca sofa di Luca Meda alle suggestioni Arts & Crafts, fino ai pezzi di famiglia carichi di memoria, la selezione degli arredi va oltre il classico intento collezionistico. Si configura come una composizione attentamente regolata, in cui ogni elemento mantiene la propria identità contribuendo a costruire uno spazio domestico autentico e vissuto.

Epoche e linguaggi differenti convivono senza sovrapporsi. Non stupisce allora l’abbinamento tra l’iconica lampada Parentesi di Achille Castiglioni e Pio Manzù con profili curvi in ciliegio degli arredi circostanti. Linee severe e superfici tessili morbide, generando un equilibrio fatto di contrasti controllati.
Il progetto non cerca uniformità stilistica, ma una coerenza più sottile, costruita attraverso proporzioni, materiali e accostamenti calibrati. È una regia silenziosa che lascia emergere le differenze, trasformandole in un quadro armonioso d’insieme.

Innumerevoli sono i progetti di architettura alpina che reinterpretano il rapporto tra natura e artificio umano, da quelli con taglio contemporaneo come il nuovo bivacco di Carlo Ratti per le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 al brutalismo alpino di Zaha Hadid.
Casa Bormio rinuncia ai volumi slanciati ed estetica contemporanea, guarda piuttosto alla domesticità di un tavolo da pranzo in legno massello attorno cui sembra già di vedere i proprietari accomodati nelle avvolgenti poltroncine. In sottofondo, lo scoppiettio del fuoco.


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