
In occasione della quinta delle nostre “Conversazioni Green”, realizzata in collaborazione con la collega Interior Designer Anna Di Giorgio, abbiamo incontrato Shashi Caan, Architetto, Designer e leader globale nel campo del Design, il cui lavoro unisce pratica, formazione e ricerca.
Shashi è fondatrice di SC COLLECTIVE e Globally We Design e ricopre la carica di CEO della Federazione Internazionale degli Architetti e Designer d’Interni (IFI – International Federation of Interior Architects/Designers).
Il suo lavoro esplora il ruolo del Design nel plasmare l’esperienza umana, con particolare attenzione al rapporto tra Intelligenza Umana ed Intelligenza Artificiale attraverso un quadro concettuale che definisce Intelligenza Additiva.
Attualmente sta svolgendo un Dottorato di ricerca presso il Royal College of Art, esaminando il futuro della conoscenza e della pratica del Design. Shashi è inoltre autrice di “Rethinking Design and Interiors: Human Beings in the Built Environment” e il suo lavoro ha ricevuto riconoscimenti internazionali in ambito professionale ed accademico.
Ha diretto importanti progetti e programmi accademici come Design Director presso Skidmore, Owings and Merrill (SOM) e come Presidente del Dipartimento di Interior Design presso la Parsons School of Design.
In ogni intervista cerchiamo di affrontare il tema della Sostenibilità da punti di vista differenti per inquadrare e studiare l’argomento e la materia nel modo più ampio possibile.
Oggi approcciamo alla Progettazione Sostenibile osservandola sia dall’angolazione del Designer sia da quella di chi si occupa di Formazione, Ricerca e Sviluppo delle idee.
DA – In che modo la Sostenibilità sta ridefinendo oggi il ruolo dell’Interior Designer all’interno dei processi progettuali, dal concept alla realizzazione?

SC – Nella mia esperienza, la Sostenibilità non significa tanto ridefinire il ruolo dell’Interior Designer, quanto piuttosto rivelare quale sia la sua vera essenza. In sostanza, il Design è un atto di responsabilità.
Modella il nostro modo di vivere, le nostre emozioni ed il nostro rapporto con il mondo che ci circonda. Ciò a cui stiamo assistendo è un passaggio da decisioni superficiali ad un pensiero basato sulle conseguenze.
Questo significa che i Designer devono pensare in termini di sistemi, non di oggetti. Ogni decisione relativa a materiali, sequenza spaziale, luce e durata ha un impatto che si estende nel tempo. Il ruolo si amplia, passando dalla creazione di ambienti alla gestione delle relazioni tra persone, risorse e valorizzazione del territorio.
La Sostenibilità, in questo senso, non è un elemento aggiuntivo, ma un ritorno all’integrità del processo progettuale.
DA – Quali sono, secondo te, le principali responsabilità etiche dei progettisti rispetto all’impatto ambientale e sociale degli spazi che concepiscono?

SC – Per me, la principale responsabilità etica di un Progettista è quella di essere consapevole delle conseguenze. Le decisioni progettuali non sono mai neutre; esse influenzano il benessere umano, l’uso delle risorse, l’espressione culturale e le condizioni ambientali a lungo termine. Progettare senza essere consapevoli di queste implicazioni è, di per sé, una posizione eticamente discutibile.
Come Progettisti, ci è affidato il compito di plasmare l’esperienza vissuta. Ciò comporta la responsabilità di considerare la dignità, la salute, l’inclusività e gli impatti invisibili di ciò che viene specificato o costruito. L’etica nella progettazione non riguarda la conformità. Riguarda il discernimento, il buonsenso. Richiede al Progettista di andare oltre le preferenze e di orientarsi verso un buon giudizio.
DA – Come può l’Interior Design contribuire concretamente agli obiettivi globali di Sviluppo Sostenibile, oltre la semplice scelta di materiali eco-compatibili?

SC – La scelta dei materiali è solo una dimensione, spesso la più visibile ma anche la meno trasformativa. Il Design d’interni contribuisce in modo significativo attraverso l’intelligenza spaziale. Il modo in cui uno spazio è organizzato influenza il comportamento, il consumo energetico, l’adattabilità e la durata nel tempo.
Uno spazio ben concepito può ridurre la necessità di continue ristrutturazioni, supportare molteplici usi nel tempo e migliorare il benessere umano in modi che vanno oltre le metriche misurabili.
Il Design plasma anche la cultura. Può incoraggiare modelli di vita, lavoro ed interazione più consapevoli. In questo modo, il Design d’interni agisce in modo silenzioso ma potente a livello della vita quotidiana. Il contributo non è solo tecnico. È comportamentale e culturale.
DA – Quale ruolo giocano innovazione tecnologica e digitalizzazione (ad esempio nella selezione dei materiali o nella gestione del ciclo di vita) nel rendere i progetti più sostenibili?

SC – La tecnologia è un facilitatore. Una matita intelligente e multifunzionale. Non sostituisce il giudizio.
Gli strumenti digitali ci permettono ora di simulare, misurare e monitorare gli impatti con una precisione sempre maggiore. Possono fornire informazioni utili per prendere decisioni migliori in merito a materiali, ciclo di vita e prestazioni. Questo è prezioso e necessario.
Tuttavia, la tecnologia non decide cosa sia significativo. Non porta valori. Il rischio è che iniziamo a fare affidamento su questo strumento intelligente per fare scelte, prendere decisioni e definire parametri senza comprenderne il significato.
Il Futuro risiede in un rapporto equilibrato. L’intelligenza umana deve inquadrare le domande e i sistemi tecnologici possono aiutarci a testare e perfezionare le nostre risposte. Questo è ciò che definirei Intelligenza Additiva, dove il discernimento umano e la capacità tecnologica lavorano in sinergia, senza che l’uno prevalga sull’altro.
In questo rapporto, la Sostenibilità diventa non solo un risultato tecnico, ma una condizione plasmata consapevolmente. Una condizione che riflette sia la precisione che lo scopo.
DA – Dal tuo osservatorio internazionale in IFI, noti differenze significative tra Paesi o culture nell’approccio alla Sostenibilità nel progetto di interni?

SC – Sì, e queste differenze sono al contempo interessanti e preziose. In alcune regioni, la Sostenibilità viene spesso inquadrata attraverso standard tecnici, mentre in altre è radicata in pratiche culturali che precedono il dibattito attuale.
In molte parti del Mondo, l’ingegnosità, la longevità ed il rispetto per i materiali sono da tempo elementi intrinseci al modo in cui gli ambienti vengono plasmati.
Ciò che varia non è solo l’accesso alla tecnologia od alla regolamentazione, ma anche la mentalità di fondo. Abbiamo qui un’opportunità di scambio di conoscenze. I contesti più industrializzati possono beneficiare della saggezza radicata nella cultura, mentre i contesti emergenti possono sfruttare nuovi strumenti e sistemi.
Un approccio veramente significativo alla Sostenibilità non deve essere uniforme. Deve essere sensibile al luogo, alla cultura ed alle realtà vissute.
DA – Guardando al Futuro, quali competenze dovrebbero sviluppare i giovani Designer per integrare in modo autentico e sistemico i principi della Sostenibilità nella pratica professionale?

SC – I Progettisti, a tutti i livelli della loro professione, dovranno sviluppare sia la consapevolezza tecnica sia una più profonda sensibilità umana.
La conoscenza tecnica di materiali, sistemi ed impatto ambientale è essenziale. Ma altrettanto importante è la capacità di percepire le relazioni, di pensare in termini di sistemi e di esercitare giudizi informati, anziché limitarsi a scelte predefinite. Poiché le problematiche ambientali e l’integrazione tecnologica si stanno radicando in tutti gli aspetti della professione, questa responsabilità non è più generazionale, ma condivisa. I progettisti devono far evolvere continuamente la propria comprensione ed applicazione con cura e discernimento.
Vorrei sottolineare l’importanza del discernimento etico e della capacità di agire in modo creativo. La Sostenibilità non può essere ridotta a una semplice lista di controllo. Richiede progettisti in grado di interpretare la complessità e di agire con consapevolezza.
In definitiva, l’abilità non è solo l’integrazione, ma la coerenza. La capacità di coniugare conoscenza, valori ed azione in modo rigoroso e significativo.
Cover photo credits @ Clare Fisher
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