Quante volte e in quanti modi si può fotografare lo stesso soggetto? Ma soprattutto, quanti soggetti unici e diversi fra loro esistono nel mondo vegetale?
Basta osservare le foto di A Filo d’Acqua di Maurizio Vezzoli per capirlo; un défilé di ortaggi che interagiscono con l’acqua in quelli che sembrano chiaramente essere una sequenza di passi di danza.

Nato a Varese nel 1953, si interfaccia fin da subito con una Milano capitale della creatività, della moda e del design, che lo porta ad esordire come fotografo per oggetti quali i forni Philips e i maglioni Missoni. Dotato di una forte curiosità e sensibilità verso tutto ciò che lo circonda, inizia presto a lavorare all’estero e per circa quarant’anni della sua carriera gira il mondo per raccontarlo nei suoi scatti, fino a quando non si sente chiamato a tornare in Italia per esaltarla e celebrarne la bellezza e la golosità.
E così che inizia a dedicarsi perlopiù a progetti di ricerca, in cui si impegna ad esplorare luci, forme e interazioni tra gli oggetti. Come nel caso di A Filo d’Acqua in cui a incuriosire il fotografo è stata proprio l’interazione tra l’acqua e gli ortaggi, nata un po’ per gioco ma che lo ha portato a sviluppare un progetto basato su un’analisi approfondita di come ogni ortaggio interagisce diversamente se messo a contatto con l’acqua in base alla sua composizione e alle sue caratteristiche strutturali, regalandogli numerose scoperte e sorprese interessanti.
Espressione di purezza ed eleganza ma non solo, A Filo d’Acqua testimonia l’evoluzione del forte legame di Vezzoli con il cibo. Un legame alimentato senza alcun dubbio dalla sua carriera di fotografo e dai suoi viaggi, durante i quali ha imparato a considerare il cibo come mezzo per conoscere e comprendere culture diverse, senza però tralasciarne l’aspetto più materico proprio perché – come afferma il fotografo stesso – “il cibo, come tutte le cose, per fotografarlo bene, devi conoscerlo e anche amarlo.”
Osservare questi scatti significa assistere ad innumerevoli racconti, di cui l’acqua fa da filo conduttore e da intermediaria, donando a tutti i protagonisti e alle loro vicende qualcosa di fiabesco. Impossibile non farsi catturare dalla complicità dei peperoncini rossi nella loro danza, oppure dal cavolfiore che uscendo dall’acqua assume le sembianze di una navicella spaziale.


Credits di copertina
© Limoni danzanti, Studio M. Vezzoli, Milano, 2011
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