Lo spreco alimentare rappresenta oggi una delle problematiche più urgenti che la filiera alimentare si trova ad affrontare. La FAO (Food and Agriculture Organization) stima che un terzo della produzione mondiale di prodotti agro-alimentari viene perduta lungo la filiera, circa 1.6 miliardi di tonnellate. Un valore che le Nazioni Unite hanno ritenuto critico e meritevole di un’azione unitaria, tanto che l’organizzazione intergovernativa ha deciso di inserire il consumo e la produzione responsabili tra i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’”Agenda 2030“.

Nasce dalla necessità di riflessione su tale tematica il progettoAnima di Kosuke Araki, designer già noto alla critica per il suo impegno nel contrasto allo spreco alimentare. Per due anni Araki ha conservato gli scarti alimentari non edibili dei suoi pasti, ottenendo così 315 kg di ossa, bucce ed altre rimanenze non impiegabili in cucina. Attraverso la carbonizzazione del materiale ricavato, successiva mistura e l’impiego di Urushi per la rifinitura, il designer giapponese ha dato vita ad una collezione di piatti, vasi e bicchieri ottenuta interamente dal reimpiego dei suoi scarti.

Il progetto è stato esposto all’esibizione Food Revolution 5.0 – Design for the Society of Tomorrow del Kunstgewerbemuseum (Museo di Arti Applicate) di Berlino e al Gewerbemuseum Winterthur in Svizzera, ottenendo un successo tale da essere nominato ai Deezen Awards 2018 per la Homeware Design Category”.

Appare evidente l’intento comunicativo di Araki, che con “Anima” cerca di presentare ai consumatori una nuova interpretazione di ciò che consumano quotidianamente: materia che può essere plasmata per dare vita a qualcosa di nuovo, ponendo così l’accento sul valore della circolarità e del consumo responsabile.