Tra finger food con forme squadrate e spigolose, ingredienti da indossare come gioielli e libri di cucina commestibili, i designers di Studio Appétit portano in tavola (e non solo) un nuovo modo di concepire il cibo e le interazioni con esso.

“Elixir, Drinking History”, 2013, Design Miami

Design studio, F&B service e Creative Agency; è davvero difficile, se non impossibile, definire ed incasellare una realtà così trasversale e poliedrica come quella olandese in una categoria ben precisa.

Studio Appétit dà forma agli aspetti più profondi e primordiali della natura umana e del suo rapporto con il cibo. In ogni loro lavoro (che si tratti di offrire un servizio Food & Beverage su misura oppure creare installazioni sensoriali per raccontare l’identità di un brand) i designers sottolineano la componente emotiva, molto forte e presente in tutte le sue declinazioni – da quelle più tangibili e materiche a quelle inconsce – tanto da rimanere impressa in maniera indelebile in osservatori e fruitori.

“BellBoy”, 2014, Tel Aviv

Fondato a New York verso la fine del 2010, lo studio si occupa di proporre esperienze multidisciplinari e sensoriali di modo da creare interazioni significative e connessioni durature. Alla base anni di studi e specializzazioni, che hanno portato a riconsiderare la Food Culture & l’Eating Design facendoli passare dall’essere un sottoprodotto di nicchia, seppur molto gradito, ad una vera e propria istituzione di valore internazionale.

Grazie alla forte personalità e all’originalità di Ido Garini – direttore creativo di Studio Appétit e co-founder del marchio scandinavo di articoli per la casa RawFinnish – dalla sua nascita ad oggi lo studio è riuscito ad affrontare la competitività del mercato attuale distinguendosi principalmente per l’utilizzo di stimoli sensoriali inventivi e di un’attenta intuizione sull’illusività delle proposte. “In un mondo in cui il mercato è saturo, poiché tutto è già pronto e disponibile per essere acquistato e/o consumato” spiega Ido “quello che fa la differenza è avere intorno a un prodotto un buon storytelling e una buona esperienza; e il cibo è uno dei modi migliori e più convenzionali attraverso cui farlo”.

“Time for Dinner”, 2012, Tel Aviv

Fermamente convinto che il cibo sia qualcosa di più di un semplice apporto calorico ed energetico, nei suoi progetti esso diventa un tramite per vivere esperienze oniriche, quasi trascendentali. Così succede in “Time for Dinner” in cui un viaggio nel tempo attraverso gli stimoli sensoriali porta ad assaggiare ricordi; oppure in “Luscious Food Cravings” che celebra l’estetica del cibo anche, e soprattutto, attraverso un viaggio introspettivo riguardo i nostri desideri culinari più estremi e primitivi. Insomma, possiamo finalmente assistere alla rottura dei confini della consumer experience convenzionale in onore di concepire nuovi modi di creare connessioni e legami rendendo la cultura enogastronomica la nostra religione contemporanea.