L’articolo 27 della Costituzione Italiana stabilisce che le pene carcerarie non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità ma devono tendere alla rieducazione e sancisce il diritto ad un lavoro professionalizzante a fini rieducativi per i detenuti.

È proprio da questo nostro articolo 27 che prende il nome Officine 27, il brand di complementi d’arredo prodotti nel Carcere di La Spezia Villa Andreino, all’interno dell’omonimo laboratorio voluto e gestito dall’azienda di carpenteria metallica Metallica Srl che, nella persona di Giorgio Manfroni – ideatore del progetto – dal 2014 si impegna nella gestione del laboratorio carcerario e della formazione dei detenuti.

Le “Officine”, infatti, sono due – una che opera all’interno del carcere e l’altra fuori – e collaborano realizzando sedute e altri arredi in metallo dal design elegante, fresco ed essenziale.

La qualità estetica delle collezioni non sorprende: infatti (quasi) tutti i prodotti sono immaginati e progettati dai designer Maria Manfroni – figlia di Giorgio – e Mattia Priola, gli stessi che nel 2020 hanno deciso di creare il brand con lo scopo di comunicare la preziosa storia e gli intenti di Officine 27 – Design Galeotto.  Quando i due si sono conosciuti, Mattia confessa di non aver capito subito a cosa Maria si riferisse affermando che «Mio papà fa le sedie in carcere».

Qualche giorno fa ho incontrato Maria e Mattia a Venezia – dove vivono i due – per farmi raccontare il progetto da vicino: mi hanno spiegato che il cuore di tutto è la collaborazione, la condivisione delle conoscenze e il rapporto coi detenuti che lavorano nelle Officine. Qui dentro, il Design diventa uno strumento abilitante, usato come driver di innovazione sociale, ma soprattutto come pretesto per l’inclusione e la condivisione.

Chi lavora all’interno di Officine 27 viene valorizzato in base alle proprie competenze, senza differenza alcuna tra chi è dentro e chi è fuori, perché qui tutti hanno qualcosa da imparare: «Quando siamo arrivati, per noi è stata la prima esperienza diretta con macchinari (industriali) e tecniche di carpenteria, cose di cui i detenuti con cui abbiamo iniziato a lavorare erano molto più esperti di noi».

Partendo dalla sedia DIMA e dalla serie Pivucì – i primi arredi ad essere prodotti, ideati dal padre Giorgio – Maria e Mattia hanno ampliato il catalogo disegnando i tavoli e altre 3 collezioni di sedute, tutte realizzate dagli artigiani-detenuti Ermal e Davide.

Al team si è poi unito Francesco, fratello di Maria, che gestisce gli aspetti commerciali di un progetto che oggi continua a crescere ed evolvere e, insomma, promette bene.

Quando, a partire dai disegni dei due designer, i detenuti realizzano effettivamente i prodotti, l’emozione è fortissima. «Noi siamo entrati in punta di piedi. Non volevamo arrivare lì e dire loro cosa fare, non ci siamo mai posti su un piano superiore, anzi. Loro sono artigiani e gli artigiani sono sempre un po’ cocciuti, quindi abbiamo lavorato insieme a loro scontrandoci talvolta con la loro diffidenza e al contempo con la nostra difficoltà di approcciarci a macchinari simili per la prima volta. La condivisione del sapere è alla base di tutto secondo noi e aiuta ad instaurare rapporti di fiducia», mi dice Mattia durante la nostra colazione.

E proprio perché qui la condivisione è tutto, non serve dire che i prodotti che escono da queste Officine sono carichi del valore e delle storie di chi li ha realizzati. È invece importante menzionare il fatto che gli artigiani di Officine 27 vengono retribuiti, cosa che permette loro di provvedere al proprio mantenimento in carcere e in molti casi anche di inviare denaro alle proprie famiglie: un aspetto che, pur secondario, delinea i contorni di un sistema virtuoso e sostenibile, in grado di fare del bene e di dare vita anche ad arredi di altissima qualità.

Chiedo dei loro piani per il futuro e con i suoi occhi luminosi Maria mi dice che Officine 27 vorrebbe coinvolgere sempre di più i giovani, anche nella progettazione, creando collaborazioni e workshop con designer emergenti e non solo. «Perché chi oggi sta operativamente dietro al progetto è già un team di giovani professionisti»: Mattia e Maria hanno rispettivamente 31 e 26 anni.

Inoltre – mi dicono – vorrebbero ampliare il catalogo realizzando nuove collezioni, aprire uno spazio creativo e portare avanti il progetto in modo sempre più capillare.

Per il momento, i ragazzi di Officine 27 stanno lavorando ad un nuovo sito e-commerce in cui poter vendere online i prodotti realizzati nel laboratorio (oggi acquistabili contattandoli direttamente dal loro sito).

Lo scorso settembre Officine 27 ha portato in mostra per la prima volta alcuni modelli delle sue collezioni in occasione dell’esposizione Design Antidoto 2021 a Bologna, alle Serre dei Giardini Margherita (ve l’abbiamo raccontata qui). Dal 9 al 17 ottobre i loro prodotti saranno visibili presso Combo Venezia durante Venice Design Week: vi consiglio di fare un salto.