Dal 12 al 20 settembre torna il Lake Como Design Festival, appuntamento annuale dedicato al dialogo tra design, architettura, arte e territorio. Per la sua ottava edizione il festival sceglie come tema “Confine” e amplia per la prima volta la propria geografia: alle mostre e installazioni diffuse nella città di Como e intorno al lago si aggiungono nuove location a Lecco e un percorso sviluppato insieme agli istituti di formazione superiore del territorio.

Il confine viene interpretato non soltanto come una linea di separazione tra luoghi e idee, ma come uno spazio di relazione, incontro e trasformazione. Un concetto che diventa anche struttura del festival, chiamato quest’anno a superare fisicamente il proprio perimetro e a mettere in connessione città, istituzioni culturali, università e nuove generazioni.

Dal 2018 il Lake Como Design Festival ha coinvolto oltre 650 designer e gallerie internazionali e più di 100mila visitatori, costruendo negli anni una rete di mostre e installazioni site-specific all’interno di alcuni dei luoghi più significativi del territorio. Con l’edizione 2026 questa rete supera, anche fisicamente, i propri confini.

Serra del Grumello, Como

Da Villa del Grumello a Villa Saporiti, il design dialoga con la memoria

Tra i luoghi centrali dell’edizione 2026 torna Villa del Grumello, che insieme al suo parco ospita Future in the Past, mostra dedicata al rapporto tra memoria e progetto. Archivi, saperi produttivi e pratiche contemporanee vengono messi in relazione interpretando il passato non come un patrimonio statico, ma come materia capace di generare nuovi scenari.

Il percorso riunisce, tra gli altri, Lupo Borgonovo con Disegno Nomade, Nicolò Spinelli e la storica falegnameria Simonetto con un intervento architettonico curato da Elisa Ossino, un approfondimento di Etel dedicato a Lina Bo Bardi, un progetto di Annarita Aversa dello studio Architetti Artigiani Anonimi e una selezione dell’Archivio Carla Badiali, con disegni legati anche alle collaborazioni con Hubert de Givenchy e Pierre Balmain.

Per la prima volta Villa Saporiti accoglie invece la Contemporary Design Selection, collettiva curata per il quarto anno consecutivo da Giovanna Massoni e diretta da Francesca Prandelli. Designer, studi, architetti, artisti, artigiani, collettivi e gallerie sono chiamati a confrontarsi direttamente con il tema del Confine.

All’ex chiesa di Santa Caterina, Lobby Nomade presenta Fine Comune, esposizione sviluppata con la direzione creativa di Ultrapresent Studio, di Davide Canton e Stefania Forese. La suggestiva location mette in luce le opere in cemento e metallo di Luca Monterastelli, in pieno dialogo con il sistema Free System di Acerbis, il collectible design di Movimento Gallery e i tappeti di cc-tapis.

Il festival supera Como e coinvolge università e nuove generazioni

L’ampliamento geografico verso Lecco coincide con un’altra novità dell’edizione: un percorso espositivo realizzato insieme a Università degli Studi dell’Insubria, Conservatorio di Como, Accademia di Como Aldo Galli/IED e Politecnico di Milano – Polo territoriale di Lecco. L’obiettivo è avvicinare studenti e giovani al design, all’architettura e all’arte, facendo del festival non soltanto un contenitore espositivo, ma un dispositivo capace di attivare nuove relazioni nel territorio.

Al Conservatorio di Como, ancora Ultrapresent Studio cura Atto Puro, progetto che coinvolge il corso di musica elettronica e il sistema audio Cosmos, nato nel 2025 per riportare dal vivo un’opera di Giusto Pio prodotta da Franco Battiato alla fine degli anni Settanta. L’Accademia Aldo Galli ospita invece After Evidence: from forensic purpose to public resonance, ricerca dello IED che rilegge un archivio di immagini forensi restituendogli una nuova dimensione pubblica, mentre all’Università dell’Insubria la mostra fotografica Gente di Confine di Alberto Granata, curata da Eugenio Bitetti, esplora la soglia tra materia inanimata e presenza umana.

Evidence Of Beauty, by Defne Akin – Berk Özmutaf. Installation view by Giulia Pirri

A Lecco, Oltre al Vedere è il progetto curato da Francesca Brambilla che traduce arte e design in un’esperienza audio-tattile accessibile anche alle persone cieche e ipovedenti. Negli spazi del Politecnico di Lecco, Confini instabili. Macchine narrative per raccontare la montagna in movimento, affronta invece frane, trasformazioni del paesaggio alpino e fragilità del territorio attraverso nuovi dispositivi narrativi.

Completano il programma Studio Visit, con l’apertura al pubblico di studi di progettazione, gallerie, atelier e archivi, e il tour dedicato alle architetture della Como Razionalista.

Oltre al Vedere – Eclisse, Vico Magistretti, 1965

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