Progettare il vuoto è molto più difficile che riempire lo spazio. Negli ultimi anni l’architettura d’interni si è spostata progressivamente verso una ricerca quasi ossessiva della leggerezza, un tentativo di sottrarre peso visivo agli elementi strutturali fino a renderli quasi incorporei.
È nella dimensione sospesa dell’etere, la quintessenza filosofica, il tessuto invisibile che connette ciò che è visibile a ciò che è solo percepito, che la visione geometrica di Claudio Silvestrin incontra la sperimentazione di Minotticucine. Per secoli la scienza e la filosofia hanno cercato di dare forma a questo elemento inafferrabile, da cui tutto trae origine pur senza lasciarne traccia.
Evocare l’etere nello spazio domestico significa abbracciare il fascino della sottrazione, esplorare quel confine sottilissimo dove la luce diventa volume e l’aria si fa architettura. Con il modello Etherea, Minotticucine asseconda le linee sinuose della natura, abbandonando le geometrie ortogonali e i moduli standard del concetto classico di cucina. I volumi si fanno morfologici, dinamici, al punto da apparire quasi astratti.

La sospensione dell’isola centrale e le pulsazioni delle colonne
L’isola centrale si presenta come un volume scultoreo che sembra fluttuare nell’ambiente, inglobando il vuoto nella sua morfologia fluida. Una nuvola sospesa, plasmata dalle stesse mani di madre natura. La parte terminale si slancia lateralmente, alleggerendo la percezione della materia. I bordi sono arrotondati, levigati come rocce accarezzate dal vento o dall’acqua. È un’idea di blocco cucina che rinuncia ai segni funzionali visibili, integrandoli completamente nella propria struttura fino a renderli invisibili. Ne è un esempio il lavello: anziché apparire come un semplice scavo nel piano, si inserisce nel volume come un apostrofo di materia sottratta.

Sullo sfondo, le colonne accolgono la pulizia visiva delle ante rientranti a scomparsa, che celano micro-ambienti operativi dedicati alla cottura e alla preparazione. All’interno, l’organizzazione risponde a una rigida geometria funzionale di cassetti e piani d’appoggio, ma è la luce integrata a ridefinirne i confini. Il risultato sono veri e propri quadri luminosi in cui i volumi sembrano galleggiare, scardinando i canoni tradizionali del contenimento.
La tridimensionalità delle ante si traduce in una leggera bombatura centrale, un dettaglio morfologico in cui la materia sembra pulsare verso l’esterno. Una morbidezza visiva che diventa un invito tattile.

La scelta del Corian: materia plasmabile
A tradurre queste forme organiche in una superficie reale e adatta all’abitare è il Corian. Scelto con consapevolezza poetica e tecnica, diventa il punto d’incontro ideale tra il segno visionario di Claudio Silvestrin e il rigore costruttivo di Minotticucine.
Nell’isola, i frontali e i fianchi non sono semplicemente rivestiti da lastre accostate, ma si fondono in un guscio continuo e avvolgente, definito da tagli millimetrici che sfumano verso il pavimento in un movimento fluido. Setoso al tatto e capace di riflettere la luce in modo diffuso, il Corian riesce nell’intento più complesso: declinare l’intangibilità dell’etere nella concretezza del quotidiano.


Etherea dimostra che il vero lusso contemporaneo risiede nella smaterializzazione e sospensione dei volumi. Sotto la guida di Claudio Silvestrin, Minotticucine ha ridefinito il perimetro dell’abitare: uno spazio dove la materia si fa da parte per lasciare che a esprimersi siano solo la luce, il flusso del tempo e l’emozione del vuoto.
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