Durante i giorni della Design Week autunnale di Milano, il calendario ufficiale di Design City Edition torna a proporre numerosi appuntamenti in città, in un mix tra eventi fisici e digitali.
Tra i progetti più interessanti spicca sicuramente quello di DOS, Design Open’ Spaces, organizzazione che porta innovazione nei territori grazie all’apertura di nuovi spazi, reali e virtuali, capaci di creare nuovi sguardi sul design.

La seconda edizione DOS, patrocinata dal Comune di Milano e dal Politecnico di Milano – Scuola del Design, si spinge oltre i confini fisici introducendo la realtà aumentata.
In un periodo storico dove distanziamento sociale e protocolli di sicurezza spadroneggiano, questa idea allarga il concetto di distretto diffuso e tenta di azzerare le distanze e il tempo, così da portare il mondo a Milano e Milano nel mondo.

La volontà è quella di realizzare il primo vero distretto diffuso della Design Week. Se l’edizione 2019 si è concentrata su spazi di proprietà del comune di Milano, per l’edizione 2020 l’attenzione si sposta anche sugli spazi pubblici urbani.

Nasce così̀ la prima Pixel City che dal 5 al 10 ottobre avrà il suo headquarter presso La Fabbrica del Vapore, ma si svilupperà in modo digitale per tutta Milano.

Il DOS Circuit comprende una serie di punti strategici denominati Pixel Attivatori, dove una serie di iniziative ed esposizioni uniranno la componente fisica a quella digitale, così che ogni visitatore potrà visionarli passeggiando per le vie della città, ma anche comodamente da casa propria.
Tra i tanti strumenti interessanti creati per la manifestazione segnaliamo i Dos Live Streaming, sessioni live dove designer e operatori del settore possano confrontarsi e gli IG FIlters, speciali filtri Instagram che permettano di accedere allo spazio digitale e percorrere lo spazio intorno a sé attraverso un’esperienza di visita unica e personalizzata.

“DOS è un progetto inaugurato con la città di Milano. La manifestazione ha tra gli obiettivi quello di portare all’interno del panorama del design l'”integrazione tangibile” di azioni virtuali, che ad oggi non ha trovato ancora un terreno di collocazione e che, anche a causa dell’emergenza sanitaria, appare quanto mai idonea a consentire di creare nuovi modi di fare progetto e di creare relazioni. La direzione è quella di lavorare attraverso pratiche cosiddette phygital, ovvero che integrino concretamente il digitale e il virtuale in un contesto fisico” spiegano gli organizzatori Emilio Lonardo e Diego Longoni.


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