Può il design ridefinire in concetto di contenitore? Il design può diventare l’elemento distintivo di una bevanda? La risposta è si, può raggiungere un concetto visivo così preciso e riconoscibile da diventare esso stesso importante come il suo contenuto. Vediamo insieme cinque bottiglie che hanno fatto la storia, diventando vere icone di design, intramontabili e subito riconoscibili.

Nel 1915 nasce una delle più famose bottiglie mai create, la bottiglia della Coca Cola. Nasce da una necessità, cioè differenziare il prodotto dalla miriade di imitazioni che presto insidiarono il mercato dopo il raggiungimento del successo della famosa bibita gassata. L’idea fu quella di bandire un concorso per una bottiglia che fosse inequivocabilmente riconoscibile anche a occhi chiusi. L’industria vetraria Root Glass Company nell’Indiana affida il compito ad un gruppo di specialisti che ebbero l’idea di stilizzare la forma della noce di cola a cui aggiunsero una base di appoggio e alcune righe verticali a imitazione di una donna vestita con indumenti leggeri. Il progetto fu approvato immediatamente, il resto è storia. Grazie a questa bottiglia la Coca Cola è diventata un case study dell’economia mondiale.

Restiamo a casa nostra e arriviamo al 1932 quando Fortunato Depero creò l’inconsueta forma a cono in vetro smerigliato trasparente (per favorire la presa e catturare la luce) per contenere il Bitter Campari di colore rosso coccinella. Le scritte ricavate in rilievo sul vetro fanno della bottiglia del Campari Soda uno fra i migliori esempi di packaging contemporaneo. Il risultato finale però nasce molti anni prima, quando Balla e Depero firmarono il manifesto “Ricostruzione futurista dell’universo”. I due artisti, insieme ad altri membri del movimento d’avanguardia italiano, diedero attuazione in ricerche pittoriche volte a dar forma alla velocità, al movimento, all’attimo e alla vertigine. Depero, il più eclettico del gruppo, stringe una lunga collaborazione con le industrie di Davide Campari da cui nascono, verso la fine degli anni ‘20, sospesi fra cubismo e futurismo, diversi manifesti pubblicitari e da cui deriva la bellissima bottiglietta evergreen che ancora oggi possiamo ammirare.

Sempre in Italia per raccontare la storia di un’altra bottiglia storica, ma andiamo per ordine. Nata nel 1793 come Spezieria, Cedral Tassoni è un’azienda italiana con sede a Salò, sulla riva bresciana del Lago di Garda, dove ancora oggi risiedono gli uffici e lo stabilimento produttivo. Nel 2018 l’azienda ha celebrato 225 anni di attività, un traguardo raro e importante. Nel 1921 l’azienda entra in una nuova fase di espansione e crea un nuovo prodotto, la Cedrata Tassoni. I bellissimi manifesti della Cedral Tassoni rappresentano un classico del gusto pubblicitario anni ’20 e ’30. Viene lanciato in questo periodo lo slogan “è buona e fa bene” che verrà usato fino ai caroselli con Mina. Nel 1950, al tipico sciroppo, addizionato con acqua e soda, deriva la Tassoni Soda: la bibita gassata e rinfrescante, da consumare in ogni stagione dell’anno, definita “la Cedrata già pronta nella sua dose ideale”. La bottiglietta di vetro è un vero must, immediatamente riconoscibile, ma soprattutto dal bellissimo design vintage.

Forme semplici, materiali poveri e tanta tecnologia, sembra questa la ricetta adottata nel 2001 da Ross Lovegrove quando creò la bottiglia in PET per contenere l’acqua minerale gallese Ty Nant. La bottiglia si ispira alla forma stessa della materia fluida che contiene abbinando però anche la funzione di renderla più pratica da impugnare, più facile addirittura da schiacciare in vista del riciclo. Lovegrove evoca con questa forma la complicata superficie di un pezzo di ghiaccio prossimo al punto di fusione creando di fatto un volume di estrema complessità dettate direttamente dalla natura.

Ultima bottiglia, ma solo perché è stata creata nel 2002, quella creata da Ora-Ito per contenere la birra Heineken. Non si tratta di una bottiglia in vetro, neppure in PET, ma in alluminio, un felice mix tra la bottiglia di vetro e la lattina classica da birra. Ha una capacità di 33 centilitri e si è subito posizionata fra gli oggetti di cult poiché si tratta di una Limited Edition dedicata alle discoteche e ai club di tendenza. Realizzata interamente in alluminio, dunque totalmente riciclabile, la sua forma semplice ridisegna il concetto stesso del contenitore per la birra poiché esprime in modo prorompente il concetto della sostenibilità da produrre in serie, da consumare in serie, da gettare in serie, ma in tiratura limitata per pochissimi eletti consumatori.