Per tre giorni Copenaghen cambia ritmo. Le strade si riempiono di professionisti del settore, giornalisti, aziende e appassionati provenienti da ogni parte del mondo, non c’è distanza che tenga. E di conseguenza showroom, gallerie, cortili, edifici storici e spazi industriali si trasformano in luoghi di scoperta in una città modellata dall’acqua che non è solo elemento geografico, ma presenza continua che disegna i percorsi e accompagna le visite. Quella che si respira durante 3daysofdesign, svoltasi dal 10 al 12 giugno, è un’energia pulsante e contagiosa (che perdura anche al ritorno) a delineare una manifestazione che, anno dopo anno, cresce per dimensioni, qualità dei contenuti e rilevanza internazionale, consolidando il ruolo della capitale danese come place to be del design contemporaneo.

L’edizione 2026 ha confermato questa traiettoria, non solo per il numero di brand e designer coinvolti, oltre 400, ma anche e soprattutto, per un’attenta curatela; ogni evento, anche se piccolo o in luoghi della città non centrali, è ben studiato, dalla selezione dei prodotti alla scelta dell’allestimento. L’attenzione si estende anche nell’accoglienza: in ogni luogo si viene accolti, invitati a guardare e toccare, ed è facile parlare e scambiare opinioni con persone del team, designer o altri giornalisti. Questa cura – per il prodotto e per le persone – è la grande differenza rispetto ad altre manifestazioni del settore che ultimamente appaiono troppo ‘esclusive’. Copenaghen non ospita semplicemente il festival ma lo vive, grazie a un approccio diffuso e inclusivo che trasforma le vie, incastonate tra piste ciclabili e palazzi colorati, in un laboratorio del progetto.

©Stefania Zanetti

Make This Moment Matter: il design come azione consapevole

Cosa c’è di più importante del “qui e ora”? Certo il passato come radice di ciò che abbiamo oggi; il futuro come previsione, aspirazione e l’idea delle infinite possibilità. Ma all’intersezione di queste due dimensioni c’è quello che conta di più: il presente. Una riflessione che il tema scelto per l’edizione 2026, Make This Moment Matter, invita a fare come a concentrarsi sul valore dell’oggi e sulle conseguenze delle scelte che compiamo. Anche nel campo del design, inteso come strumento capace di incidere concretamente sulla realtà. «Il passato ci ispira e il futuro ci motiva, ma l’unico momento in cui possiamo davvero avere un impatto è quello che stiamo vivendo ora», spiega Signe Byrdal Terenziani, CEO e Managing Director di 3daysofdesign.

La visione del festival va però oltre la riflessione e si traduce in una vera chiamata all’azione. «Make This Moment Matter è una forma positiva di empowerment, che incoraggia le persone a creare qualcosa di significativo e con uno scopo preciso. Come comunità del design abbiamo la possibilità di fare la differenza. Serve coraggio per creare e spero che questo tema spinga designer e aziende a essere proattivi, ad agire anche senza avere tutte le risposte», aggiunge Terenziani.

Una città che vive il design e gli otto Design District

Copenhagen non fa semplicemente da sfondo, ma diventa parte integrante di 3daysofdesign che si è ramificata attraverso otto Design District, aree tematiche che organizzano il festival in percorsi. Ogni distretto raccoglie showroom, installazioni ed eventi, costruendo un dialogo tra il mondo del progetto e il genius loci. Da Nordhavn, ex porto industriale oggi simbolo della rigenerazione urbana a Holmen, storico polo navale trasformato in hub creativo, tra studi creativi e gallerie, e sede di The Royal Danish Academy.

Da Christianshavn, attraversata dai canali e legata alla tradizione artigianale e marittima, fino a Frederiksstaden, dove l’eleganza dell’architettura rococò racconta il patrimonio storico. Completano la mappa Kongens Nytorv, Rosengård, Islands Brygge e il Kultur District, dove musei, giardini storici e istituzioni culturali testimoniano il dialogo continuo tra passato e presente. Più che una suddivisione logistica, i Design District rappresentano uno strumento narrativo che trasforma Copenhagen in un’esposizione diffusa a cielo aperto, da esplorare, camminando o navigando…      

Map district courtesy 3daysofdesign

Il design come occasione di incontro

Se la crescita internazionale è uno degli aspetti più evidenti, ciò distingue 3daysofdesign è la possibilità di entrare facilmente in contatto con chi il design lo progetta e lo realizza. Le conversazioni nascono spontaneamente davanti a un prototipo, durante una presentazione o semplicemente tra uno showroom e l’altro. In questa direzione si inserisce l’iniziativa dei Long Table Dinners, organizzati nei diversi Design District, che trasformano l’ora della cena in momento condiviso: «Il nostro obiettivo è sempre stato creare un’atmosfera intima in cui le persone possano incontrarsi, scambiare idee e costruire relazioni», spiega Signe Byrdal Terenziani. «I Long Table Dinners rappresentano l’evoluzione naturale di questa visione: uno spazio in cui a tutti viene offerto un posto a tavola, riflettendo la nostra idea di una design community aperta e inclusiva».

A rafforzare questo approccio contribuisce anche il programma dei Design Ambassadors, una rete internazionale di professionisti selezionati provenienti da diversi Paesi che accompagna visitatori ed espositori durante i tour organizzanti. Iniziative che confermano come, a Copenhagen, il design viene interpretato anche come strumento (prezioso) di connessione.

3daysofdesign Ambassadors

Oltre il prodotto: il design come disciplina trasversale

Nell’impossibilità di vedere tutto – che è anche ciò che spinge a tornare – emerge la capacità di 3daysofdesign di superare i confini tradizionali del design palesando la sua interdisciplinarità. Accanto a prodotti iconici e aziende che hanno segnato la storia del settore, trovano spazio brand e studi più contenuti e locali, tutti da scoprire. Allo stesso modo ai “classici” prodotti del settore trovano spazio ricerche sperimentali, nuovi materiali e progetti che nascono dall’incontro tra discipline differenti. Artigianato, tecnologia e sostenibilità si contaminano.

Icone del design globale

Tanti i “big” a livello internazionale come Flos che ha trasformato la Martin Asbæk Gallery in un’esposizione dedicata a Nocturne di Konstantin Grcic, famiglia di lampade che mette in dialogo vetro soffiato, modularità e illuminazione architettonica. Vitra ha invece costruito il proprio racconto presentando il sistema di sedute Anagram Club, la nuova lounge chair Bascule e una rilettura delle icone di Verner Panton nel centenario della sua nascita. Sul fronte del design nordico, HAY ha esposto una serie di novità, tra cui la Pack Chair di Jasper Morrison, rilettura contemporanea della tradizionale sedia da trattoria, la pieghevole Backflip Chair di Gudmundur Ludvik, il Mimi Sofa di Philippe Malouin e nuove lampade nate dalla collaborazione con designer emergenti. 

Kvadrat ha trasformato il tessuto in elemento architettonico con THREE, collezione di tende come strumenti di costruzione dello spazio, mentre Royal Copenhagen ha riportato in vita la storica collezione Triton di Arje Griegst, riaffermando l’importanza della tradizione manifatturiera danese. A chiudere questo gruppo di grandi protagonisti, Foscarini ha celebrato i vent’anni di Twiggy di Marc Sadler, ripercorrendo la storia di una delle lampade ad arco più riconoscibili e affiancandola alle più recenti evoluzioni del suo catalogo.

Il design nordico come sistema quotidiano

In una dimensione più quotidiana e locale (nel senso più positivo del termine) si inseriscono realtà che lavorano sul progetto come sistema. Montana Furniture interpreta la modularità e il colore come strumenti progettuali, presentando nuove declinazioni che spaziano dagli archivi cromatici alle soluzioni per bagno e sistemi d’arredo flessibili, dove il colore diventa struttura e non semplice superficie. In una direzione diversa ma complementare si colloca Rue Verte, che a 3daysofdesign costruisce un ambiente espositivo in cui design contemporaneo, pezzi vintage, opere d’arte e oggetti da collezione convivono senza gerarchie. Accanto a questi, Linie Design esplora il tappeto come superficie sensoriale attraverso Palette Muse, dove tessitura e vetro soffiato costruiscono un paesaggio di colori, materia e atmosfera.

Il progetto come esperienza spaziale e narrativa

Al di là del prodotto, alcuni brand trasformano il progetto in esperienza. Tarkett, con Beginnings & Endings, affronta la circolarità come campo creativo, dove moquette e linoleum diventano materiali di partenza per nuove narrazioni progettuali affidate a Yinka Ilori, Laurids Gallée e Christian + Jade. In questa direzione si colloca anche Confluentia Colorum, installazione site-specific presentata da File Under Pop all’interno di un luogo sacro come Marmorkirken, che sposta il focus sulla potenza della percezione, trattando il colore come materia ed energia. Attraverso luce, suono, profumi e interventi site-specific, l’installazione trasforma lo spazio della chiesa in un ambiente immersivo capace di influenzare la presenza (perfettamente in linea con il tema dell’edizione) e le emozioni.


Sperimentazione e contaminazioni disciplinari

Sul fronte più sperimentale il festival si apre a ibridazioni tra linguaggi e discipline. HYLEtech indaga il tema dell’arredo evolutivo attraverso sistemi modulari che integrano luce e tecnologia nella struttura, mentre BAENUE, al debutto internazionale, propone una riflessione sul rapporto tra luce e benessere con soluzioni LED sviluppate per dialogare con i ritmi biologici umani, tra ingegneria ed esperienza quotidiana. Un ulteriore slittamento disciplinare arriva con il debutto di A-POC ABLE ISSEY MIYAKE, che insieme ad atelier oï e co-sviluppata con Ambientec, brand giapponese specializzato nell’illuminazione portatile, trasferisce la logica del tessuto dal corpo all’illuminazione. La collezione O Series conferma come il confine tra moda, design e tecnologia sia oggi sempre più permeabile.

Un appuntamento da segnare in agenda

Lasciando Copenhagen, la sensazione è quella di volerci ritornare poiché non si può non ammettere che 3daysofdesign è diventato un osservatorio privilegiato sul presente e sul futuro del progetto, un luogo dove intercettare nuove idee, conoscere protagonisti affermati e scoprire le voci emergenti. La forza della manifestazione risiede nella sua capacità di unire contenuti, relazioni e qualità dell’esperienza, mantenendo un’atmosfera curatoriale ma conviviale anche mentre continua a crescere a livello internazionale.

In un panorama sempre più affollato di eventi, Copenhagen è riuscita a costruire una formula riconoscibile e credibile, per diventare in quei tre giorni il centro del mondo del design. Ça va sans dire che 3daysofdesign è ormai un appuntamento da segnare in agenda.

Cover credits Kvadrat ©Jannick Pihl Rasmussen


Arthur vi invita ad iscrivervi alla nostra Newsletter!!