Salemi è un piccolo comune in provincia di Trapani, al centro delle Valle del Belice in Sicilia: territorio danneggiato gravemente dal violento terremoto nel 1968. Molti ed interessanti furono i progetti di ricostruzione, tra queste non possiamo non ricordare la (ri)costruzione di Gibellina: paese totalmente raso al suolo, simbolo della tragedia. Al progetto di rinascita di Gibellina, chiamata in seguito Gibellina nuova, parteciparono i più grandi architetti e artisti italiani e stranieri. Tra Gibellina nuova e Salemi sorge, in una sorta di terra di mezzo, il grande cretto: una tra le più grandi opere d’arte al mondo, progettata e ideata da Alberto Burri: tra i più importanti esponenti dell’arte informale in Italia

Gibellina non fu l’unico comune della Valle del Belice interessato dalla ricostruzione e a cui lavorarono architetti e artisti, italiani e non. A Salemi è stato realizzato uno degli interventi di ricostruzione e conservazione più interessanti del meridione e del territorio siciliano: il progetto di recupero per la Chiesa Madre di Salemi (1615 – 1761) e dell’intero centro storico della città. Come si può immaginare, la Chiesa Madre e molti degli edifici del centro storico furono colpiti e danneggiati gravemente: della chiesa rimasero solo parte della cupola, alcune colonne della navata centrale e di quella trasversale.

Alla richiesta e al desiderio di recupero e ricostruzione del luogo religioso, della piazza antistante la chiesa e del centro storico, risposero all’appello il maestro dell’architettura portoghese Alvaro Siza Vieira e l’architetto siciliano Alberto Collovà. L’obiettivo di entrambi era recuperare la memoria del territorio e integrare la loro idea progettuale con le rovine, il contesto storico e gli spazi vuoti che inevitabilmente si erano creati durante il sisma.

Il progetto intendeva riprendere e valorizzare gli elementi della chiesa rimasti intatti, sia come simbolo della memoria distrutta dal sisma, che come elementi che scandiscono uno spazio comune esterno scoperto: cioè una piazza dentro la piazza esistente.

L’edificio dunque assume due ruoli e due significati: quello di chiesa, luogo sacro e della memoria, insieme a quello di uno spazio laico e civico di piazza. Sono dunque due piazze che si compenetrano e si generano a vicenda: la piazza laica e la piazza sacra. Avviene come una trasformazione e inversione di ruoli tra la chiesa originale e la piazza, pur mantenendo ciascuno il proprio ruolo e carattere: la chiesa, cioè la piazza sacra, si apre verso la piazza laica, riprendendo l’orientamento del vecchio colonnato della chiesa, proiettando gli originali elementi architettonici (le colonne per esempio) verso l’esterno.

La chiesa, nonostante questo processo di apertura e trasformazione in spazio scoperto, aperto e laico, mantiene la sua sacralità e la sua suggestione, rimanendo sempre riconoscibile grazie al basamento rialzato che traccia il perimetro originale della chiesa, messo in luce, e sul quale si erge ed è circoscritta la piazza sacra.

Attraversando la piazza ho avuto la sensazione di trovarmi in uno spazio pubblico e condiviso, che viene vissuto in maniera attiva dalla comunità cittadina di Salemi, ma ho respirato allo stesso tempo il fascino di un’architettura spoglia e suggestiva, che nonostante la sua semplicità, è riuscita a stupirmi e ad emozionarmi.

Il risultato è uno spazio urbano, nel quale viene dato valore all’architettura residua (la cupola, gli archi, le colonne, il basamento …) non come elementi immobili e senza valore, ma piuttosto capaci di scandire e dare movimento, in grado di essere attraversati e toccati, restituendo dunque valore ad uno spazio che rischiava di rimanere spoglio e insignificante, in seguito al crollo.

Dal mio punto di vista, di architetto e appassionata della bellezza, credo che il progetto di Siza e Collovà non solo va a riempire un vuoto creato dai crolli in seguito al terremoto, ma ridà valore al territorio urbano di Salemi con degli interventi, anche minimi e di piccole dimensioni, che, collegati da un unico stile, rendono il centro storico un vero “gioiello” dell’architettura contemporanea in Sicilia.