Quando si parla di grandi edifici, comodamente affacciati su uno specchio d’acqua e rivolti ad accogliere un gran numero di persone mi vien sempre difficile resistere. Specialmente se siamo dall’altra parte del globo, in una parte di mondo, per me, ancora un po’ sconosciuta.  Se infine ci mettiamo una composizione di solidi geometrici incastrati tra loro, del bianco e grandi vetrate che lasciano intravedere gli interni, gli occhi hanno definitivamente assunto la tipica conformazione della più classica rappresentazione dell’amore, il cuore.

Dopo questa divagazione personale e un po’ romantica, comincio a raccontarvi l’edificio che ha catturato la mia attenzione. Siamo in Cina, precisamente a Hangzhou, una delle tante megalopoli che negli ultimi decenni sta cambiando volto, trasformata dalla rapida diffusione di architetture scenografiche e spettacolari. L’edificio in questione è la nuova Opera House, progettata dallo studio danese Henning Larsen (lo stesso studio dell’Harpa, la concert hall di Reykjavik!), affacciata sul West Lake, in una nuova zona di espansione della città.

Come anticipato, si tratta di una composizione di solidi geometrici che ricordano degli grossi volumi di ghiaccio, le cui facciate sono animate da un ‘pattern’ di finestre che rievocano delle spaccature tra le superfici ghiacciate. Al di sotto dello sbalzo del volume principale trova spazio l’atrio di ingresso, che ha la possibilità di aprirsi sul waterfront per ampliare la piazza antistante e creare uno spazio eventi in grado di ospitare diverse migliaia di persone.

La copertura dei volumi è completamente accessibile e praticabile, andando a formare uno spazio unico e continuo con la piazza a ‘piano strada’. La sfida cinese, infatti, è la creazione di spazi di aggregazione facilmente accessibili e che diventino, in breve tempo, dei veri e propri punti di riferimento per il quartiere e l’intera città. Un concetto che in Europa è ampiamente affermato da diverse decadi. (Non a caso è un progetto di uno studio danese, nazione particolarmente ‘forte’ da questo punto di vista).

Inutile dire che gli spazi interni confermano lo stile geometrico e ‘solido’ degli spazi esterni, mantenendo un’atmosfera sobria e luminosa. L’auditorium, sviluppato in collaborazione con Hangzhou Architectural & Civil Engineering Design InstituteBuro Happold, è in grado di ospitare fino a 1400 spettatori e le superfici in legno ‘scaldano’ l’ambiente.

Bene. Ora che abbiamo messo in evidenza le caratteristiche principali del progetto, mi concedo una nuova, breve, riflessione personale. Fin dal primo sguardo questo edificio mi ha ricordato l’Opera House di Oslo, realizzata da Snøhetta e costruita nel 2007, e, navigando tra i vari siti e blog per addetti ai lavori, è evidente che non sono l’unico a pensarlo. Ho letto che qualcuno lo definisce “un edificio degli anni ’60-‘70”, per qualcun altro è “il solito bell’involucro privo di contenuti”. Personalmente sono un po’ in contrasto, da un lato lo trovo affascinante, dall’altro mi sembra l’ennesimo tentativo di ‘copiare’ un edificio di grande appeal, con qualche annetto di ritardo.

p.s. se non avete presente l’Opera House di Oslo vi invito alla lettura di questo pezzo.
http://designtellers.it/architecture/il-mare-sul-mare-il-nuovo-acquario-di-oslo/