Squid Game è il nuovo K-drama sulla piattaforma Netflix, la serie coreana che con la sua incredibile e cruda trama ha raggiunto un record di più di 140 milioni di visualizzazioni. Un fenomeno, di portata globale di cui tutti parlano, nel bene o nel male (sta a chi lo ha visto prenderne una posizione critica. E… guardatelo!); ma tanto lo sappiamo già, come verseggiava Oscar Wilde, è sempre attualissimo il “purchè se ne parli”.

Dietro la bellezza di una serie, soprattutto una del genere che ha raggiunto ogni anfratto del mondo cinefilo e non, c’è veramente tanto da prendere in considerazione, oltre la trama.  A me due cose sono rimaste impresse nella mente e alle orecchie: il soundtrack e l’ambientazione, che hanno reso la tensione della scena a schermo, viva e unica.

Una location della serie a me particolarmente cara è la sede centrale, contenitore armonico e puro nei suoi colori pastello, atroce e disumano nel contenuto.

Non si hanno testimonianze dirette e geolocalizzate su dove sia stato effettivamente girato Squid Game, ma sappiamo quale location può essere stata d’ispirazione per la sede centrale, motivo per cui nasce questo articolo.

La Muralla Roja, cioè muraglia rossa in spagnolo, è il vertiginoso progetto labirintico postmoderno di Ricardo Bofill, realizzato a Calpe, Alicante, in una località a strapiombo sul mare (sfido chiunque a non vederci un omaggio da parte del regista di Squid Game a questo progetto).

A sua volta Bofill guarda alla cultura mediterranea araba. La Muralla Roja si ispira all’architettura tradizionale della casbah, la cittadella tipica del Nord Africa.  Si sviluppa secondo un dinamico alternarsi di spazi chiusi, scale e patii, che danno vita a 50 appartamenti.

I colori si alternano: tonalità di rosso per gli spazi più privati, il blu per le zone comuni.

L’edificio si struttura come un labirinto a croce greca. Il tetto ospita un solarium, una piscina e una sauna ad uso esclusivo dei residenti.

Il progetto è una dichiarata dedica alle teorie costruttiviste, così come specifica Bofill: “La base geometrica del layout è anche un ravvicinamento delle teorie del costruttivismo, e rende La Muralla Roja una chiara evocazione di questi.”

C’è chi come me ci vede un riferimento scanzonato ad Escher (e poi c’è chi mente).

La Muralla risulta essere ad oggi uno degli edifici più magici in tutta la Spagna, in grado di rievocare, con i suoi colori omogenei, reminiscenze infantili. Sembra infatti di stare quasi dentro un gioco di costruzioni, da pedina più che da visitatore.

La bellezza dell’architettura risiede nella capacità di riuscire sempre a scatenarmi una serie di rimandi, connessioni e referenze che mi fanno, senza giri di parole, sbloccare la mente.
L’architettura per me è infatti curiosità e ogni volta che osservo o conosco qualcosa di nuovo mi piace sempre capire cosa c’è dietro, sia in maniera esplicita che non; spaziare anche oltre il solo campo circoscritto dell’opera stessa, per trovare o anche solo provare a cercare, “segnali” tra tutti i canali digitali e non che oggi abbiamo a disposizione: cinema, serie tv, libri, videogiochi, etc…
Questo perché tutti questi piccoli micro-mondi sono nella nostra quotidianità interconnessi e possono, in determinate circostanze, essere letti secondo un comune filo rosso.
Per me, ad esempio, il progetto della Muralla Roja strizza tanto l’occhio anche a Luis Barràgan con la sua esplosione energica di colori nell’architettura.

La Muralla Roja ha scaturito in me tutto ciò di cui vi ho accennato su. E prima di essa, devo ovviamente essere sincera (almeno con voi), tutto questo marasma di pensieri lo ha scaturito la serie stessa, da cui è nata la curiosità di conoscere i luoghi di riferimento.

Il filo rosso che è partito dalla Muralla passa da arte (“Relatività” di M.C. Escher), tv (“Squid Game” di Hwang Dong-hyuk), architettura (il progetto “Cuadra San Cristobal” di Luis Barragan) e se posso fino alla fine, senza vederci uno sforzo troppo costrittivo, cinema (ci ho visto ad esempio una scena, strappalacrime, di “The Truman Show”, liberi di condividerlo o meno).

E quando un’opera riesce a suscitare tutto ciò a creare connessioni anche solo singolari senza essere elitaria o fine a sé stessa, allora riesce anche ad emozionarti.
Perché si l’architettura, oltre che curiosità, è fondamentalmente e semplicemente emozione…e la Muralla Roja mi ha emozionata.