In questo articolo, riprendendo quello che è stato il tema affrontato nella mia tesi di Laurea giusto qualche anno fa e che mi è molto caro, vorrei raccontarvi di alcuni interessanti progetti nati, e che stanno vedendo la luce, dalla riconversione e dal restauro di ex edifici sanitari quali ospedali, sanatori o manicomi.
Molte di queste costruzioni hanno un rilevante valore artistico e architettonico.

Per esempio, sull’intero territorio italiano, insiste un importante patrimonio relativo all’Architettura manicomiale.  Molti degli ospedali psichiatrici, costruiti tra fine ‘800 e inizi ‘900, che portano la firma di illustri architetti dell’epoca, sono dei complessi “monumentali” paragonabili a dei veri e proprio centri abitati, che molto rispecchiano gli ideali, culturali e architettonici, dell’epoca e rappresentano il tentativo (più o meno riuscito) di realizzazione del concetto utopico di città – giardino.

Ritengo doveroso menzionare il Sanatorio di Paimo, in Finlandia, progettato da Alvar Aalto insieme alla moglie Aino nel 1929. L’edificio, adibito alla cura della tubercolosi durante la pandemia che colpì in particolare il nord Europa tra metà ‘800 ed inizio ‘900, rappresenta la nascita dell’ospedale moderno: inteso non solo come un posto per la cura di patologie che colpiscono il corpo umano, ma anche come luogo per il benessere dell’anima e della mentre, tramite una progettazione integrata all’ambiente circostante. Oggi il sanatorio non svolge più la sua funzione: la tubercolosi è una malattia quasi del tutto sconfitta (tranne purtroppo nei paesi sottosviluppati). L’edificio è aperto e visitabile ed è candidato a far parte dei luoghi patrimonio dell’UNESCO.

Nel nostro paese, a partire dagli ultimi due decenni, e in particolare negli ultimi anni, si è cominciato a ripensare questi spazi, in molti casi in stato di abbandono, sia per la volontà di recuperare l’importante patrimonio che ci appartiene, sia per “sfruttare” l’edilizia esistente senza dover costruire nuovi edifici, rischiando di saturare il tessuto urbano delle nostre città.

Tra gli esempi che ho scelto di trattare, vorrei iniziare con il progetto di riconversione dell’Ospedale Ca’ Granda di Milano a sede dell’Università degli Studi, il cui edificio è comunemente chiamato e conosciuto dai milanesi come “la Statale”. Ultimato alla fine del ‘400, è una delle opere più importanti dell’Architetto fiorentino Filarete. L’ospedale, attivo fino ai primi decenni del ‘900, fu in gran parte distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra mondiale. L’opera di restauro e di riconversione in Ateneo iniziò ad opera di Livio e Pier Giacomo Castiglioni (fratelli del celebre designer e architetto Achille) e Pier Giulio Magistretti (padre di Vico), con la raccolta dei frammenti decorativi e la ricostruzione della volta sforzesca. I lavori proseguirono poi sotto la guida di nomi celebri come Piero Portaluppi (suo per esempio il progetto di Villa Necchi Campiglio) e Liliana Grassi, celebre milanese e architetto e storica dell’Architettura. Le opere di ristrutturazione totale, considerate uno dei migliori esempi di restauro moderno, furono ultimate nel 1985. Dal 1958 il Cà Granda è sede dell’Università degli Studi: uno dei migliori atenei d’Italia, che vanta tanti nomi illustri tra i suoi laureati, come Miuccia Prada o il premio Nobel per la fisica Riccardo Giacconi. Fu tra l’altro sede simbolo delle contestazioni studentesche del ’68 milanese. Oggi, oltre ai luoghi per la didattica, ospita ogni anno eventi pubblici e manifestazioni, tra cui quelli celebri legati al Fuori Salone del Mobile di Milano.

Spostandoci nel sud Italia rinasce, dopo decenni di abbandono, l’Ex Ospedale Sanatoriale “Galateo” di Lecce. Voluto e realizzato nel 1929 dal regime fascista, in stile razionalista e liberty, è in totale disuso da metà degli anni ’90. Il concorso internazionale di Architettura, articolato in due fasi di selezione, e bandito nel Dicembre 2019 da Puglia Valore Immobiliare s.r.l., società che fa riferimento alla Regione Puglia, ha visto una numerosa partecipazione di studi di Architettura.

Lo scopo del concorso era quello di far rivivere lo storico edificio, adattandolo alle nuove esigenze della collettività per rispondere alla crescente richiesta abitativa, mettendo al centro il concetto del social housing: cioè nuovi modi di vivere gli spazi e di rinascita di un territorio, con l’intento di creare relazioni sociali tra i residenti e tra loro e la comunità circostante.  A Dicembre del 2020 è stato dichiarato vincitore del concorso il giovane e talentuoso studio di Architettura, under 35 di Lecce, Archistart studio. I ragazzi di Archistart hanno proposto un intervento completo, complesso e articolato secondo “blocchi funzionali”.

Non solo residenze nell’Ex Galateo, quanto piuttosto un luogo di convivenza di più attività, funzioni e fruitori. Sono previsti: residenze universitarie, botteghe artigianali, attività commerciali, laboratori, postazioni di coworking, un mercato con consumo e vendita di prodotti, luoghi per le imprese locali e start up e spazi per il ristoro. Il tutto integrato con il parco urbano circostante di 3 ettari, che sarà fornito di un punto ristoro, servizi igienici, un anfiteatro per le manifestazioni collettive ed attrezzature per le attività sportive all’aperto.

Cambia totalmente aspetto e funzione invece l’ex Ospedale Psichiatrico San Clemente di Venezia, convertito dal 2003 in un hotel e resort di lusso. Costruito nel 1856, occupa buona parte della superficie dell’isola veneziana di San Clemente (tra la Giudecca e il Lido): fu adibito a manicomio femminile e chiuso nel 1978 a seguito dell’approvazione della legge Basaglia, che sanciva la chiusura degli Ospedali psichiatrici e il superamento delle pratiche manicomiali, spesso violente e assimilabili alla prigionia, promuovendo il trattamento terapeutico in strutture ospedaliere e territoriali.

Il progetto dello studio veneziano Parenti, per quanto si allontani totalmente dalla funzione originaria dell’edificio, rispetta e mantiene vivo il carattere architettonico del complesso monumentale, che rimane sempre leggibile e riconoscibile. Il valore dell’intervento è costituto dalla capacità di adattare funzioni ed esigenze nuove all’interno di un immobile dalla struttura “classica”, andando a valorizzare gli elementi distinguibili e caratteristici.

Sono svariati gli esempi che potrei elencare e che hanno come oggetto di intervento ospedali, sanatori o manicomi: alcuni, come quelli descritti sopra, sono dei casi da prendere come riferimento. In altri contesti, purtroppo, queste strutture, appartenenti ad un ricco patrimonio storico, sono in stato di abbandono o quasi, non avendo trovato, soprattutto tra le Amministrazioni pubbliche, la volontà e la sensibilità di riconoscerne il valore intrinseco. È dovere nostro, in qualità di architetti, designer o “semplici amanti” della bellezza, suggerire e promuovere interventi di riqualificazione, come quelli sopra descritti, mantenendo come principi ispiratori la ricerca, la conoscenza, e la riappropriazione di queste architetture nascoste e molto spesso dimenticate, perché possano rivivere in nuove epoche e con altre destinazioni.