Il mondo è disseminato di strane architetture, frutto di artisti, architetti e ingegneri visionari che spesso hanno superato le leggi della fisica per realizzare i loro sogni. Non è facile stabilire quali siano gli edifici più stravaganti dove la fantasia è stato l’unico limite al progetto. L’immaginazione in molti casi ha superato i limiti della realtà, creando di fatto architetture così strane e ardite da renderle addirittura interessanti sotto il profilo estetico.
Di seguito una breve selezione (elencarle tutte sarebbe impossibile) degli edifici che più mi hanno colpito, non solo per l’estetica, ma anche per le tecniche costruttive e per le location ardite dove spesso sono ubicate queste curiose opere realizzate dall’uomo.

La Casa danzante (Tančící dům) che è il soprannome dato alla Sede degli Uffici Nazionali Olandesi è un edificio costruito nel centro di Praga dal 1994 al 1996, fu progettato dall’architetto croato Vlado Milunić in cooperazione con il canadese Frank Gehry. La posizione scelta era un lotto di terreno vuoto sul lungofiume, nel quartiere di Nové Město dove precedentemente sorgeva un edificio andato distrutto durante i bombardamenti del 1945. Originalmente chiamato Fred & Ginger (da Fred Astaire e Ginger Rogers) la facciata ricorda vagamente una coppia di ballerini, il Decostruttivismo qui richiama il Neobarocco, il Neogotico e l’Art Nouveau, stili architettonici per i quali Praga è famosa. Lo stile fortemente non convenzionale creò delle controversie al tempo della costruzione, ma successivamente divenne una delle attrazioni più visitate e fotografate della città. Al settimo piano si trova un ristorante francese con una magnifica vista della città. Tra gli altri occupanti la casa ospita alcune compagnie multinazionali. Data la collocazione su di una strada molto trafficata l’edificio è dotato di una circolazione forzata d’aria, che rende l’interno più confortevole per gli occupanti.

L’Hotel Marqués de Riscal, chiamato anche Hotel Marqués de Riscal Vineyard, è un edificio stravagante che ospita un albergo situato a Elciego, in Spagna. Anch’esso progettato da Frank Gehry è stato costruito dalla società di costruzioni Ferrovial dal 2004 al 2006. Esteticamente e strutturalmente l’hotel è stato realizzato usando lo stesso stile e metodologia del Guggenheim Museum di Bilbao, ritroviamo infatti lamiere sorrette da esili sostegni che sembrano accartocciate su se stesse ma che nella realtà sono state studiate per lasciare filtrare la luce e l’aria per creare stupefacenti effetti cromatici di rifrazione della luce. I volumi sono destrutturati, quasi a voler sfidare le leggi della fisica, creando un insieme stupefacente. Il gioco dei volumi, azzardato inedito surreale, crea un senso di stupore abbagliante.

L’Artic Hideaway è un hotel completamente ecologico costruito in una sperduta isola dell’arcipelago Fleinvær, nella Norvegia settentrionale. L’hotel è caratterizzato da un nucleo centrale e da cabine, nove edifici ecologici tra cui diverse suite con vista mozzafiato sulla natura circostante da dove è possibile osservare, coccolati dal comfort della propria camera, l’aurora boreale. Questo insolito gruppo di edifici stupisce per il design semplice, nato dall’idea del musicista e compositore jazz Håvard Lund che ha applicato le regole costruttive al concetto di contemplazione creativa, vera stravaganza che sposa un’esperienza off-grid raramente replicabile. La location, circondata da aspre montagne è caratterizzata da interni dal design funzionale e panorami a perdita d’occhio; il clima molto rigido, l’accesso all’isola solo con piccole imbarcazioni, poca tecnologia disponibile ed una capienza massima che va da due a quindici persone fanno di questo hotel un vero rifugio per gli amanti del design semplice, della natura incontaminata e della quiete assoluta. Le cabine ecologiche, rivestite in legno tropicale sostenibile, si arroccano su una collina sorrette da palafitte metalliche, questo per creare il minor impatto sul suolo. A disposizione degli ospiti troviamo una sauna, una sala concerti, una cucina e una struttura a torre per la contemplazione.

Per gli amanti della musica classica una delle architetture più strane ed evocative è senza dubbio la Piano House. Costruita in Cina l’edificio ispirato alla musica è formato da un pianoforte e un violino. La sua struttura è composta infatti da un gigantesco violino in vetro trasparente e da un enorme pianoforte di colore nero. Piano House si trova nella città di Huainan, nella provincia di An Hui in Cina, ed è senza dubbio uno degli edifici più strani del mondo. Piano House è stato progettato dagli studenti della facoltà di architettura e design della Hefei University of Technology, che hanno risposto al bando del governo locale, creando una struttura che oggi attira migliaia di turisti da tutto il mondo ed è il simbolo del progresso, della cultura e della crescita della piccola città di Huainan. Strana ma anche utile, nelle sue stanze infatti si incontrano turisti, amanti della musica e studenti del college che seguono lezioni e ascoltano concerti. All’interno del pianoforte è situato l’unico piano dell’edificio sollevato da terra, mentre nel violino è stata collocata una scala in acciaio per accedere all’area superiore. Oltre alle sale concerti nella Piano House ci sono spazi per ospitare party, feste di compleanno e matrimoni. Di giorno i turisti si riparano sotto la struttura per proteggersi dal sole e ristorarsi all’ombra mentre di notte la struttura s’illumina diventando fluorescente. Piano House è stata fotografata da migliaia di persone ed è diventata molto famosa sui social.

Rimanendo in casa nostra, senza fare troppi chilometri, a Milano per la precisione, troviamo le simpatiche ed uniche case Igloo di tutto lo stivale, costruite nel 1946. Nel dopoguerra per rispondere all’esigenza della mancanza di case si pensò ad un progetto per edificare case unifamiliari economiche comode e veloci da costruire. Il Comune di Milano destinò un piccolo lotto di terreno nella periferia nord della città, precisamente in Via Lepanto (quartiere Maggiolina), per mettere in pratica un bizzarro progetto dell’ingegnere Mario Cavallè. Egli si ispirò alle case americane di forma circolare, ognuna con il suo piccolo giardino e completamente autonome; ogni casa a forma di igloo è grande poco più di 45 metri quadrati, con ingresso, bagno, due piccole camere e cucina. Ideale, almeno per l’epoca, ad un nucleo familiare composto da quattro persone. Inizialmente ne furono costruite 12, ma oggi ne sono rimaste solo 8 delle quali solo due conservano la struttura originale. Il progetto originale doveva rispondere solo momentaneamente alle esigenze degli sfollati, ma piacque così tanto ai suoi abitanti che decisero di rimanere ad abitarle e portarle fino ai giorni nostri.