Ho conosciuto Nicola nel 2003 mentre lavoravo con Emanuela Venturini al progetto del C dream, la lounge di Costa Crociere a Genova, dove lui realizzò delle singolari maniglie artistiche per le porte rosse dei bagni: dei polpi in bronzo.

In seguito divenne curatore per l’arte sulle navi di Costa Crociere e ci perdemmo di vista per ritrovarci poi in occasioni diverse: alla sua mostra “In q…alla pentola” nell’ex chiesa di San Carpoforo a Brera, nell’aula 8 dell’Accademia di Belle Arti con la sua “Trattoria da Salvatore” e alla mostra “Sotto il segno della balena” nei giardini di Villa Olmo a Como.

Nicola Salvatore, soprannominato il capitano Achab dell’arte contemporanea per la sua personale caccia alla balena, nasce in provincia di Avellino: la vita giovanile a Salerno, l’accademia a Napoli e le prime esperienze artistiche in Campania imprimono i segni decisivi in Nicola e la terra irpina, che farà di lui l’uomo del sole e del mare, lo richiamerà spesso. Quando la vita lavorativa lo porterà definitivamente al nord, troverà il tempo per scendere ancora tra i ricordi di gioventù.I luoghi del nord in cui si muove sono Como, dove vive e crea, Cantù e Milano dove insegna, con qualche puntata ad Urbino: proprio dal viaggio verso questa città nascerà l’idea per un libro, tenuto nel cassetto, “Io e Sanzio: da Urbino a Milano” un fantasioso viaggio dialogando con Raffaello Sanzio.

Quando arriva a Como, negli anni settanta, quasi da subito va a vivere nell’attuale casa ideata dall’architetto, designer, fotografo, pittore ed artista Ico Parisi: Ico diventa un amico di famiglia che frequenta settimanalmente e questo porta Nicola ad essere legato ad un mondo artistico fatto di personaggi del calibro di Sartoris e Rotella.

La casa e atelier dove l’artista si diverte a creare le sue opere, danno quiete a Nicola e sua moglie, la vista dall’alto sul lago di Como e sui monti di fronte dopo il faro di San Maurizio, sono fonte di ispirazione, gli spazi interni della casa riflettono il personaggio eclettico e “l’artista rinascimentale” che è Ico e in cui anche Nicola si ritrova.

Ma Nicola Salvatore è un irrequieto, viaggia dentro e viaggia fuori, nel mondo, con se stesso: in un viaggio in India è quasi sul punto di fermarsi in quelle terre mistiche, ma poi ritorna in Italia ed anche a Milano continua a viaggiare nel mondo dell’insegnamento.

All’accademia di Brera, grazie alla cattedra di pittura, dal 1995 dà vita al progetto didattico “Trattoria da Salvatore” dove si spinge in una nuova avventura: il singolare connubio tra cibo e arte, a quei tempi ancora unico e lontano da quello che diventerà la tendenza degli show cooking con chef stellati e artisti appassionatamente insieme “in tutte le salse”.

Dieci anni fa Nicola parte per andare a trovare un amico a Casablanca e rimane affascinato dallo sfondo delle montagne imbiancate, dipinte in un cielo blue, con una luce speciale ed in primo piano la terra rossa del Marocco.Questa volta si ferma, compra un terreno a Marrakech e costruisce una casa che in due anni è pronta e incomincia l’avanti e indietro tra Italia e Marocco. Marrakech diventa una realtà fatta di pace, di sapori e viste che appagano i sensi, di grandi piaceri, quelli semplici della vita, ma preferiti da Nicola: soprattutto il luogo dei rapporti umani, veri e sempre più difficili da trovare in Italia dove le conoscenze sono spesso false ed i rapporti finiscono.

La nuova casa-laboratorio dove continua a lavorare con le sue sculture gli dà la possibilità di essere continuamente in contatto con artigiani locali, persone speciali con cui comunica anche senza parlare arabo e francese: si esprime con i gesti, dialoga mentalmente. Il luogo e le persone sono così speciali che Nicola s’inventa “un mestiere” per rimanere sempre più in Marocco: il vivi lavorando e facendo niente. Sembra quasi una contraddizione, ma per un uomo energico, un artista fuori dagli schemi, poliedrico, eclettico, immaginario, caparbio, un ragazzo rompiscatole, ma umile, modesto e rispettoso questa filosofia del vivere risulta facile e spontanea da seguire, anche se tra tante gioie a volte porta con sé difficoltà.

Nicola è aperto all’esperienze, a volte è un visionario che insegue ogni possibile metamorfosi dell’anima, ma non accetta assolutamente una cosa: essere graffiato.Quando nell’ultimo incontro a casa sua, davanti ad un buon caffè napoletano, gli chiedo di lui attraverso le sfaccettature di uomo-artista-docente, lo sguardo un po’ s’incupisce toccando l’insegnamento, dicendomi che in lui sono un tutt’uno.

L’insegnamento è stato un percorso lungo, durato quarant’anni, attraverso fasi e cambiamenti decisivi nel mondo dell’arte: da pochi anni la mia attività come docente a Brera è terminata.

Sento che non mi appartiene più, soprattutto perché l’arte è entrata in una grande crisi; è diventato un mondo fatto di tecnologia e parole, non più la formazione concettuale, la ricerca, la sperimentazione che integra nell’opera strumenti e materiali, mezzi espressivi che sono state le basi del mio essere docente ed artista.Per riportare il sorriso sul viso di Nicola, lo riconduco sulla strada che porta al mondo delle balene, il fil rouge, la presenza del leggendario mammifero fin da studente, il simbolo di ricerca interiore e di saggezza, la magia.

La balena nasce proprio ai tempi della scuola quando studente disastroso in materie scientifiche, deve superare un esame sui mammiferi: si prepara studiando le balene ed il giorno dell’esame, davanti alla lavagna nera, incomincia a disegnare balene col gessetto bianco e, superata la prova, da quel giorno la balena non lo lascerà più, nemmeno durante l’accademia e riempirà le sue mostre fin dalla prima realizzata grazie al critico d’arte Enrico Crispolti.

Sarà come una casa, un’architettura che vive con lui fino ad arrivare prima a Villa Olmo a Como, poi in Marocco grazie a COP 22, manifestazione dedicata al clima, all’ecologia che crea un giardino dell’arte a Marrakech dove Nicola Salvatore viene invitato a presenziare con una sua scultura di balena.Soltanto all’inizio degli anni ’80 c’è una breve crisi, un’interruzione con un ritorno alla pittura e realizza gli allestimenti di Idea Como alla Villa Erba di Cernobbio per il mondo del tessuto, entrando a contatto con la seta comasca e la moda.

Poi ritorna all’amore per il grosso mammifero, la balena regina dei mari, per le navi: “balene e navi sono pance che contengono” dice Aldo Spoldi commentando la mostra di Nicola a Villa Olmo.

Ci ricorda la pancia che ospita Giana e Pinocchio.E Nicola torna a solcare il mare, a viaggiare tra Italia e Marocco: a Marrakech si vive fuori, all’aperto, a Cardina ci si rinchiude in casa, nel nido, ma sempre sicuro nella pancia delle sue balene.

…Dopo aver ascoltato con attenzione i suoi racconti, viene voglia di tornare bambini per wrileggere Pinocchio e poi ragazzi a risfogliare Moby Dick e infine rimanere adulti per sognare ancora come ingenui bambini.