In continuità coll’Oltre al Salone 2023, in dialogo con l’allora “Senza invito”, provocatoria mostra a cuore aperto all’interno del carcere di San Vittore, Repubblica del Design riaccende il proprio discorso sensibile di riassegnazione estetico-politica e civile con “100 cose da non dimenticare”.
100 come gli anni del sito interrato di via Bodio, epicentro di un progetto che prende le mosse dalla riapertura dei rifugi e dei bunker della Seconda guerra mondiale al fine di tramutarli in dispositivi di riflessione verticale, diveniente, autodiegetica.
Nell’ambito della Milan Design Week 2026, all’interno della Paper Week, in collegamento diretto con la Festa della Liberazione del 25 aprile, 100 cose da non dimenticare avvia così un’ermeneutica della ricostruzione, restituendo le infrastrutture coinvolte all’ora originario intento civico, e al tempo stesso mettendole in dialogo con le istanze delle contemporaneità, da quelle ambientali e climatiche a quelle geopolitiche.

100 modi per “agire la memoria”
Ecco allora come il numero “100” diviene la cifra, il dispositivo curatoriale, la soglia unificante dell’intero processo di riappropriazione della memoria collettiva a partire da quella soggettuale: da 100 valori da ricordare – che riscopre la dignità umana per mezzo di una costellazione di aeroplanini di carta e parole – a 100 Salti nel tempo – in cui l’esperienza del singolo abbraccia quella collettiva grazie alla decorazione in quanto spazio dell’incontro, della commistione, della riscoperta di 100 rane di latta povere ed esposte come la Storia, come l’identità vulnerabile dell’uomo storico che narra e gioca, che si riscopre attraverso il filtro nudo, universale e concreto, dell’arte.

Tecniche di rammemorazione attiva e lotta fattiva
Con le mostre R-esistenze eTechnéTECA, dialoganti in filigrana, prosegue poi l’indagine sulla nozione stessa di ‘traccia’, di volta in volta materiale o immateriale, di un luogo che noi stessi siamo in quanto trasformazione come memoria – nel caso di R-esistenze, archivio ricco di testimonianze, segni, ricordi condivisi – o greca techné, ‘saper fare’ critico in grado di ripartire dalle necessità dell’attualità al fine di riconsiderarla, di rifoggiarla con le mani, con la ‘palpatio’.

Illinearità libera
Col tocco, dal tocco, sorge quindi Art-72 Rooms, ispirata al radiodramma 72 tenants, che dallo spirito-guida un antico puzzle cinese, lo Yi Zh i Tu, riscopre la saggezza sincretistica dell’incontro e dell’alternatività assemblando 15 forme di carta – nel solco antiedipico dello zodiaco cinese –, rappresentative della vastità circolare dei saperi, e dell’esigenza sociale, spesso sottaciuta, di un incontro illineare fra diversi modus pensandi.

Resistenza come verticalizzazione linguistica e creativa
La resistenza dell’alterità e del sincretismo è di casa nei Distretti resilienti, con Lumina, faro del settore illuminotecnico veneto e Murano 3D a raccogliere e innovare, fra recupero documentario e tecnologia aperta (con la stampa 3D che integra digitale e artigianato), profondendo l’energia delle forze intellettuali e morali in un modo sempre più sprovvisto di risorse. In tal senso, contro l’indigenza, la scarsità, la penuria, ecco il Survival Design diiNest ed ENEA, checooperano al fine di tramutare la mancanza in sprone, in resistenza al di là della lettera, verso nuovi linguaggi espressivi.

Verso un Lettering civile, appunto.
Proprio questo progetto, suggello dell’intero processo di riappropriazione del concepire e dell’agire promosso da Repubblica del Design, è il naturale compimento nonché il termine del viaggio all’interno del Rifugio 87.
Recuperando lettere e insegne provenienti da contesti commerciali dismessi, Verso un Lettering civile è nientemeno che una ricomposizione tipografica e ontologica dedicata ai diritti immutabili e alle forme mutevoli dell’attore-uomo, dell’attore-designer nella storia.

Custodire l’invisibile
Negli spazi del Bunker Breda, nel nucleo dell’Ecomuseo Urbano Metropolitano Milano Nord, Custodire l’invisibile cristallizza allora l’invisibile col movimento politico del visibile, con la riscoperta delle risorse tecnico-sociali della comunità, saldando l’esperienza individuale con quella comune nel solco di una più ampia opera di verticalizzazione della storia attraverso il ricordo attivo, l’arendtiana action che si fa carne viva, progetto condiviso.


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