Si scrive di lui che dal 1986 inizia l’attività professionale sviluppando tra i vari progetti, catene di negozi, hotel, ristoranti, ville in Italia, UK e Medio Oriente. È stato presidente dell’AIPI (associazione italiana progettisti d’interni) e professore a contratto del Politecnico di Milano dal 2000 al 2006. Nel 1999 è co-fondatore di Poli.design (fondato dal Politecnico di Milano) presso il quale è direttore di Corsi di Alta Formazione in Ho.Re.Ca.

Docente dell’International Executive Master in Interior Design Lan Tao Culture Beijing MEID, organizza corsi di Alta Formazione per architetti a Shanghai; scrive articoli su riviste specializzate di Interior Design ed è membro di giurie internazionali di design, food service and retail.

Dal 2010 è consulente senior in PRR Architetti, studio per la progettazione d’interni fondato nel 1995 per la realizzazione di una architettura essenziale che si esprime con razionalità e semplicità e con estrema attenzione alla sostenibilità.

Dopo il nostro incontro per realizzare questa storia, due ore seduti al tavolino di un caffè chiacchierando, Gianpietro mi appare come “l’uomo dal cappello magico di prestigiatore-progettista”.
Un cilindro come quello dei prestigiatori da cui escono colombe, conigli, monete che si moltiplicano, carte da gioco che si trasformano in castelli in aria: dal suo cappello escono le esperienze infinite di viaggi con incontri di persone e culture diverse, le trasformazioni di un ragazzo che, nel corso della sua vita, diventa un barista, giardiniere, venditore d’auto, comparsa televisiva prima di essere progettista e docente.

Soprattutto escono la curiosità, la caparbietà e la costanza che Gianpietro sfodera fin da bambino per affrontare dolori e difficoltà a cui la vita lo costringe prematuramente e per seguire i suoi sogni.
Fin dall’adolescenza è un ragazzo proiettato verso l’estero, ribelle, insofferente verso la scuola, col sogno di una moto che comprerà con i guadagni di lavoretti vari e con il desiderio americano: a 18 anni il primo viaggio negli USA!!

La svolta arriverà per caso: una cena e l’incontro con un socio fondatore di DEGW, primo studio che si occupa di space planning legato al mondo dell’ufficio e l’iscrizione alla facoltà di architettura al Politecnico di Milano. Da quel momento la vita di Gianpietro si dividerà tra Milano per l’università e New York dove collabora con uno studio che si occupa di progettazione di uffici, curando lo space planning e lo studio della qualità dell’aria interna: un approccio alla professione più vicino all’aspetto metodologico che creativo.

Tornato in Italia, nel 1986, con due colleghi apre uno studio per la progettazione di ambienti e grazie alla sua precedente esperienza, Gianpietro prepara un questionario con domande relative al modo di vivere per incontrare i suoi clienti e, attraverso le loro risposte, poter progettare un ambiente a dimensione umana e personale.

Gli anni 80/90 sono anche gli anni in cui, dopo New York, il giovane Gianpietro, con spirito non turistico inizia ad intraprendere viaggi sempre più lontano: Sud America, Maldive, Sri Lanka, Medio Oriente. Sono viaggi che si compiono con le modalità di quegli anni: non esistono compagnie low cost, carte di credito, cellulari e tutta la tecnologia che seguirà; si addicono a Gianpietro che vuole conoscere e sperimentare per trarne esperienze di vita entrando in contatto con la cultura dei popoli dei paesi che visita. Tutto questo poi finisce anche nel cilindro magico per essere trasformato nella vita professionale che nel frattempo Gianpietro Sacchi continua con una società di engineering per la realizzazione dei progetti, con la collaborazione con altri professionisti di architettura e comunicazione, con la realizzazione di progetti nel residenziale, retail, ospitalità con lounge, locali e discoteche, bar e ristoranti, hotel e nell’ambito del lavoro con uffici. A fianco dei viaggi personali iniziano quelli professionali in USA, Medio Oriente e Londra.

Accanto all’esperienza del progettista si affianca quella del docente: a 34 anni diventa presidente dell’AIPI, esperienza a cui si dedica con passione così come quella con il Poli-design dove nel 1998 con un laboratorio di metaprogetto di secondo anno, per sei anni, progetterà locali; nel 1999 i corsi si trasformano in corsi di alta formazione in HO.RE.CA. Negli ultimi anni Gianpietro esporterà la sua esperienza in Cina partecipando a corsi di alta formazione per architetti, moltiplicando i viaggi in quel paese così diverso e affascinante da arricchire la sua vita…viaggi che purtroppo s’interrompono l’anno scorso.
Nonostante la sua proficua attività di docente, Gianpietro non ama essere definito tale ed il suo motto è “sono un collega dei miei partecipanti con i quali amo scambiare esperienze, imparo insegnando“.

Ora Gianpietro sta lavorando a diversi progetti tra i quali uno spazio per eventi, uffici e unità produttive, alle ristrutturazioni di una villa privata, appartamenti e alla revisione degli spazi nei luoghi pubblici in seguito alla pandemia.
Parlando con Gianpietro si capisce quanto l’uomo abbia influenzato il professionista.
La curiosità lo ha portato a viaggiare, da solo, con colleghi o con amici di vecchia data: il viaggio in mondi diversi è diventato il viaggio della sua vita alla ricerca di rapporti umani. Un viaggio che lo ha avvicinato al Buddismo, dottrina di vita alla cui base c’è l’altruismo, nella ricerca di una via che porta alla liberazione dalle sofferenze dell’essere umano.
I viaggi tutti, anche quelli quotidiani degli spostamenti a Milano, hanno tenuto Gianpietro vicino alla natura e così elementi come l’aria, l’acqua, la luce ed il fuoco sono entrati nella professione oltre che nella sua interiorità e sensibilità; soprattutto l’acqua a cui è legato anche per la sua passione verso il mare.

L’uomo ha bisogno del rapporto con la natura e in un progetto è importante restarle vicino; per Gianpietro non esiste indoor o outdoor, ma open door inteso come rapporto di continuità tra interno ed esterno: bisogna cercare punti di vista dall’interno in modo che la finestra diventi la cornice al quadro che è ciò che si vede fuori. Qui entra in gioco anche la luce, sia naturale che artificiale che si alternano e si mixano; inserire l’acqua ed il fuoco a volte è difficile, ma per fuoco si può intendere il calore, quello che scaturisce dall’uso di materiali naturali come le pietre ed il legno che uniti agli arredi creano spazi in cui “far stare bene l’uomo”.

L’aria è quell’elemento che Gianpietro prende a cuore nei suoi progetti: la necessità di stare in ambienti dove non respirare aria inquinata, lo spinge a preoccuparsi di creare scatole sicure e protette.
Al termine di questa storia, mi torna in mente la frase dell’architetto F. L. Wright: “studia la natura, ama la natura, stai vicino alla natura, non ti tradirà mai”.

Intervista realizzata nel 2019

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