Una storia d’amore che sembra non finire mai, quella tra il Noma di René Redzepi e la celebre guida dell’alta ristorazione “The World’s 50 Best Restaurants“, che ogni anno pubblica la lista dei migliori ristoranti al mondo. Lo scorso ottobre il ristorante danese è tornato sul gradino più alto del podio per la quinta volta. Ad essere premiata quest’anno, è la nuova location del Noma, un capolavoro di architettura e design inaugurato nel 2018 per dare un nuovo volto alla visionaria proposta gastronomica dello chef danese. Lo spazio è un ex magazzino militare della marina, situato nel quartiere di Christiania a Copenaghen.

Così l’architetto David Thulstrup (Studio David Thulstrup) che ha firmato il progetto insieme a Bjarke Ingels (Bjarke Ingels Group), racconta la sede del Noma 2.0:

Si compone di undici corpi diversi: all’ex magazzino, già esistente, sono stati aggiunti altri volumi, ognuno dei quali ha una funzione ben precisa: ci sono l’ingresso, la sala ristorante, la cucina, l’area barbecue, il living, gli ambienti di servizio, quelli per il personale… e, infine, anche tre serre. Diciamo che è una sorta di mini-villaggio, punteggiato da tante ‘casette’, discrete e ben proporzionate, che si allungano su una striscia di terra compresa fra due laghi salati, in un contesto paesaggistico molto bello dal punto di vista naturalistico. Il mio compito è stato quello di creare una continuità visiva e materica con l’esterno, per stabilire un rapporto armonico tra i vari spazi e renderli accoglienti, confortevoli. Con un preciso obiettivo: fare dell’understatement la cifra stilistica del progetto. Nel briefing preliminare, René mi ha chiesto fondamentalmente di lavorare su tre obiettivi, a cui teneva molto: trasmettere un senso di vissuto (temeva che tutto sembrasse troppo nuovo); far sentire i commensali a proprio agio, quasi in famiglia (è sempre stato contrario al lusso tout-court solo perché si mangia in un ristorante stellato); dare l’idea di pranzare in spazi senza tempo, che durano al di là delle mode e dei trend (la passione del ‘padrone di casa’ per il suo lavoro doveva riflettersi anche nella durata di arredi e materiali: “Io, qui, ci voglio stare per altri vent’anni”, mi ricordava René, sorridendo, ogni volta che facevamo un sopralluogo in cantiere).”

La continuità visiva e materica citata da Thulstrup rappresenta uno dei punti centrali del progetto. L’intento di Redzepi era infatti quello di creare una connessione tra i suoi piatti, il locale, e l’ambiente esterno, per poter raccontare l’importanza che natura, stagionalità e materie prime autoctone hanno nella sua cucina. Insomma, un progetto all’altezza della grande storia del Noma e di Redzepi, che ha saputo raccontare al mondo il territorio, la cultura e la cucina della penisola scandinava.

Con l’autenticità della sua proposta culinaria e l’espressività estetica della nuova location, il Noma 2.0 entra quindi nella lista dei “Best of the Best di The World’s 50 Best Restaurants, insieme ai ristoranti che hanno fatto la storia dell’alta cucina, quali l’Osteria Francescana di Massimo Bottura, El Bulli di Ferran Adrià Acosta e Mirazur di Mauro Colagreco.

Photocredits: ©COAST collective architecture studio