Ce lo racconta il progetto “The Microplastic Photo Series” firmato da SweetSneak Studio e dal fotografo Morten Bentzon, volto a sensibilizzare il pubblico sul tema della contaminazione delle microplastiche all’interno della filiera alimentare.

Dei sushi rolls avvolti da buste della spesa, la schiuma della birra fatta di palline di polistirolo e una coffee cup al posto delle sardine. Immagini dal forte impatto comunicativo che puntano a far riflettere su un’emergenza ambientale e sanitaria che affligge il sistema alimentare a livello globale.
Ma che cosa si intende effettivamente con microplastiche? Parliamo di minuscoli frammenti derivanti dalla degradazione di materiale plastico che diffondendosi negli oceani vengono consumati da diverse specie marine, risalendopoi la filiera alimentare fino ad arrivare sulle nostre tavole.

Even water is affected whenbought in returnable plastic bottles as the bottle shave the highest content of microplastic. Scientists have also found microplastics in beer, honey and seasalt.

Anche l’acqua che beviamo è contaminata quando acquistata in bottiglie di plastica riciclata, queste infatti presentano un alto contenuto di microplastiche. Inoltre, gli scienziati hanno trovato tracce di microplastiche anche nella birra, nel miele e nel sale.

Così SweetSneak Studio spiega le ragioni di questo provocatorio progetto fotografico, volto a mostrare una cruda realtà che istituzioni e privati continuano a non voler affrontare.

The impact of microplastics on ou rhealth is not yet clear. Still, we know that plastic waste is harming nature. What can we do to prevent this? Reduce the problematits source, namely, reduce the use of plastics in our daily life.

L’impatto delle microplastiche sulla nostra salute non è ancora del tutto chiaro. Tuttavia, sappiamo bene che l’inquinamento derivante dalla plastica sta devastando il nostro ecosistema. Cosa possiamo fare per evitarlo? Estirpare il problema alla radice riducendo l’utilizzo di plastica nella nostra vita di tutti i giorni.

Insomma, un concept distopico in stile Black Mirror che estremizza la realtà rivelandone i rischi futuri, per raccontare ancora una volta gli effetti negativi di un’industria, quella della plastica, che non sa convivere con il nostro ecosistema.