É possibile organizzare una visita ad un museo nelle profondità dell’oceano? Grazie a Jason deCaires Taylor e alla Land Art, si può! Ed in più si può fare in ogni angolo del mondo! Il primo museo subacqueo è stato costruito da Taylor nel 2006 nelle Antille (ed è riconosciuto come una delle prime 25 meraviglie del mondo dal National Geographic), ma ora è possibile ammirare queste sculture nel Mar Mediterraneo, nell’oceano Pacifico e nell’Atlantico.

La Land Art trasforma l’arte in una forma di attivismo: la problematica dell’ambientalismo è il focus principale dell’opera, mantenendo però il concetto di estetica in senso tradizionale.
L’obiettivo è rendere consapevole lo spettatore della salute generale dell’ambiente, ma anche di migliorare la situazione concretamente. Le installazioni di Taylor, infatti, vogliono preservare gli ambienti marini in cui sono collocate ma allo stesso tempo portano con sé concetti importanti che promuovono la comprensione delle ecologie marine.

Nelle profondità del mare, le opere di Taylor vogliono sottolineare l’estinzione o lo sbiancamento delle barriere coralline e dei diversi habitat marini dovuti all’inquinamento da prodotti chimici e alla pesca eccessiva.
Si tratta di scogliere artificiali formate da sculture in cemento marino non tossico (con un pH neutro) che diventano parte dell’ecosistema locale. Infatti, la ruvidità di questo materiale permette alle larve di corallo di attaccarsi e prosperare, mentre gli angoli e le nicchie scure formate dalle pieghe dei vestiti forniscono case per pesci e crostacei. Il loro progetto è sviluppato in collaborazione con scienziati in modo da massimizzare il risultato ottenuto.

Anche il loro posizionamento è attentamente studiato per avere il più grande impatto ambientale possibile: in molti casi le sculture di deCaires Taylor sono collocate lontano dalle barriere esistenti per aumentare la diversità, ma anche per attirare i turisti lontano dai fragili coralli.

Oltre ai benefici ambientali, ce ne sono molti economici poiché queste sculture forniscono un impiego alternativo ai pescatori locali che possono lavorare come guide museali per portare i visitatori alle gallerie sottomarine. Ed in più, i biglietti d’ingresso sono un finanziamento importante per ulteriori sforzi di conservazione marina e per il pattugliamento delle coste per far rispettare le leggi di protezione.

In questi musei, ogni singola scultura contiene il suo messaggio personale: prima di essere gradualmente oscurata dalla crescita della vita marina man mano che la barriera corallina le reclama, ogni figura rappresenta azioni quotidiane dell’umanità, che vive sopra le onde spesso ignara dell’impatto che può avere sull’ambiente.

Grazie agli esseri viventi che la popolano, ogni opera d’arte è viva, il suo aspetto muta man mano che il corallo cresce ed altre forme di vita marina, come pesci e crostacei, la abitano.

Durante la visita (nessuna visita alla stessa scultura è uguale alla precedente), gli spettatori non sono vincolati dalla gravità e quindi i loro corpi vivono una sensazione di assenza di peso, mentre i suoni sono attutiti e la visibilità cambia con il variare della marea. In questo modo si trovano circondati da un’atmosfera di riflessione e pace (ma anche di mistero), sottolineata dai colori mutevoli e dai giochi di luce.

Per immergersi in queste atmosfere così diverse, si possono fare molti km per raggiungere la costa australiana o quella delle Maldive; ma è anche possibile vivere queste esperienze in Europa: a Oslo, a Cannes, a Londra o in Spagna.

Tutti questi siti hanno però in comune una caratteristica importante, che viene ben descritta dall’artista stesso: “Lo chiamiamo museo per una ragione molto importante. I musei sono luoghi di preservazione, conservazione ed educazione. Sono luoghi dove teniamo oggetti di grande valore per noi, dove li apprezziamo semplicemente per il loro essere.”

Photo credits: © Jason deCaires Taylor