Forse con l’arte, la cultura e lo spirito non si mangia.
Ma a che vale essere sazi se Notre Dame brucia?

Il 15 aprile 2019 ri-condividevo sulla mia pagina Facebook la foto di una Parigi scossa dalle fiamme che avvolgevano Notre Dame, accompagnata dalla citazione sopra che mi aveva particolarmente colpita.
Eravamo tutti sotto shock per l’accaduto ma perlopiù credo che avessimo paura, quella che ci accomuna un po’ tutti: la paura di dimenticare ciò che non riusciremo più a vedere (o di non riuscire a vedere in tempo ciò che ancora non è ultimato).
Nel 2020 il duo di artisti olandesi Ralph Nauta e Lonneke Gordijn, probabilmente meglio conosciuti come studio Drift, ha lanciato un interessantissimo progetto di ricostruzione di architetture in decadenza o incompiute.
Il motivo trainante è stato quello di regalare la possibilità a chiunque di immaginare l’originaria forza espressiva di opere incomplete o semi-distrutte che fanno parte del nostro patrimonio storico e artistico, attraverso quelle che lo studio stesso denomina “sculture aeree”.
Dato questo incipit vi starete chiedendo dove sia la novità.
Nella storia dell’architettura c’è sempre stata una delicata questione riguardante il restauro dei monumenti distrutti, da ricostruire o da completare.
A grandi linee, generalizzando, le due più grandi scuole di pensiero su questa tematica sono agli antipodi: la prima, più conservativa, contempla la ricostruzione e il restauro fedeli al tempo in cui l’edificio è stato progettato, arrivando quasi a generare un “falso storico”; l’altra invece sposa la causa dell’accettazione dello scorrere del tempo anche sui beni e sul patrimonio storico (con la possibilità di apportare pochi e invisibili “rattoppi” puntuali).
Tra questi due dipoli c’è ovviamente un mondo di sfumature, ma quella più risaltante a mio avviso è stata proprio la proposta olandese dello studio Drift (link al sito https://studiodrift.com/).
La novità risiede nella tecnologia usata, grazie all’utilizzo di droni luminosi che ricostituiscono i monumenti e le architetture con la sola forza della luce.
Una delle simulazioni più impattanti è stata usata sul Colosseo con un format scenico fortemente evocativo e simbolico: attraverso i droni i due artisti sono stati in grado di ricostruirne “il pezzo mancante”.

Il progetto ha anche coinvolto l’antica Abbazia di Whitby, ormai in stato fatiscente, il teatro romano di Plovdiv, in Bulgaria e le rovine di Soli, in Turchia.

Il fine della simulazione dei droni, però, non è quello di bloccarne il naturale decorso; tutto in questa nostra vita scorre, invecchia e si degrada, noi per primi, ma anche i beni materiali. È una condizione necessaria e sufficiente per poter apprendere che biologicamente tutto nasce e muore.
Il progetto dello studio Drift affida invece alla poesia e all’arte il compito di rimediare simbolicamente ai danni causati dal tempo e dalle circostanze.
Una scenografia dall’ impatto incontrastato, forte e unico, ma anche leggero e fatuo allo stesso tempo.
I droni di studio Drift sono stati in grado, con l’aiuto e la collaborazione delle aziende Drone Stories e Nova Skystorie, di regalare ai nostri occhi un palcoscenico di luci, arte e tecnologia mai visto prima, in un modo del tutto sostenibile e innovativo.

La mission non è fine a se stessa, l’obiettivo non si ferma al solo impatto scenico o estetico, ma è studiata anche nell’ottica di facilitare gli studi di architettura a visualizzare a grandezza reale possibili soluzioni di completamento delle opere oggetto di scena.
Così, a più di cento anni dalla prima pietra, la Sagrada Familia viene completata dai droni di studio Drift;

Un’immagine assolutamente iconica che ha incantato gli spettatori, un esperimento visivo e tecnologico che va al di là dell’installazione stessa e che approda su un altro livello di sperimentazione, in cui ancora una volta arte e scienza sono due indissolubili compagni.

Photo credits: @StudioDrift


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