In un edificio liberty di fine Ottocento prende forma Casa Giuria, un progetto di interior design che si muove tra passato e presente. Tra affreschi riaffiorati, carte da parati sopravvissute e spazi reinventati, ogni frammento diventa parte viva di un racconto che attraversa le epoche, trasformando la dimora in una vera e propria archeologia dell’abitare.

L’impronta liberty e il dialogo con la storia

Nel quartiere di San Salvario, questo appartamento di 90 mq è stato riportato alla luce da un intervento – firmato Q&A Studio e Giovanni Antico Architect – in cui ogni scelta nasce da un dialogo profondo con lo spirito del luogo, il genius loci. Non si tratta solo di recupero, ma di ascolto: della memoria, del contesto e dell’anima stessa dell’edificio.

Ad esempio, le porte originali sono state restaurate e riverniciate, mantenendo intatto il segno liberty dell’abitazione come anche la distribuzione interna, in gran parte preservata, rispetta l’organizzazione storica degli spazi. Unica eccezione: una porta filomuro nella nuova toilette di servizio, pensata per scomparire nella parete. Ma come in ogni narrazione che si rispetti, non manca un colpo di scena. Durante i lavori strutturali, nella zona studio è riemersa una volta affrescata, nascosta sotto la scagliola e solo parzialmente ‘liberata’, come a voler lasciare intatto il segno del tempo. Un gesto (quasi) poetico.

Frammenti come tracce di vita vissuta

Casa Giuria si mostra e si racconta per frammenti: decorazione pittoriche riaffiorate, carte da parati ancora intatte e antichi residui sui battiscopa diventano reperti che raccontano un’abitazione vissuta. La riqualificazione li accoglie e li integra, senza nasconderli ma restituendolo loro null’altro che la verità di quello che sono stati. È da qui che nasce il concetto di archeologia dell’abitare: un approccio che non cancella, ma valorizza le memorie materiali.

Contrasti contemporanei e trasformazioni

Il dialogo con il passato si fa ancora più interessante quando incontra scelte dal carattere deciso, quasi ossimorico. I due nuovi bagni, ad esempio, portano dentro Casa Giuria una matericità contemporanea: superfici in micromalta cementizia, stese a mano, pigmentate in toni intensi come il blu Klein e il sabbia. Tutto convive con naturalezza, in armonioso equilibrio. Anche in cucina il linguaggio cambia con un gesto radicale: il muro che divideva soggiorno e cucina viene eliminato, lasciando spazio a un ambiente unico e aperto, attraversato dalla luce. Al centro, un’isola che è elemento funzionale ma anche fulcro sociale, in cui l’acciaio satinato delle superfici riflette e moltiplica la luminosità. Il tocco di colore del verde comodoro delle basi introduce un tono profondo, caldo all’ambiente.

Materiali, arredi, luce: un progetto fatto di scelte consapevoli

Nulla, in Casa Giuria, è lasciato al caso. Ogni elemento – dai materiali ai complementi, dalla luce alla palette cromatica – contribuisce a una narrazione coerente tra la sua anima liberty e la sua spinta al contemporaneo. Il pavimento in rovere naturale, trattato con strati protettivi, è concepito per durare, ma anche per mutare con l’usura. Nel bagno principale, una nicchia usata come portaoggetti cela, come uno scrigno, l’antico accesso all’appartamento dal pianerottolo, oggi murato.  Anche negli arredi si legge una memoria stratificata dove pezzi d’epoca convivono con oggetti nuovi.  In ogni scelta si riconosce un gesto di cura, sintomo di una visione autentica, che trova il suo significato più profondo proprio nel concetto di archeologia abitativa.

Photo credits © Beppe Giardino


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