Siamo a Milano nel quartiere Fondazione Prada, che tutti ormai conosciamo come uno dei poli più emergenti del design d’avanguardia, rinominato tale per l’omonima galleria d’arte.
Il background sociale è un melting pot culturale che oggi fa da collante vivo a quel quartiere che fino a poco tempo fa aveva un assetto prettamente industriale/produttivo.
Tra le tante figure che qui stanno investendo, dando un volto sempre più contemporaneo al luogo, l’agenzia Menuale Real Estate ha contribuito a questa profonda trasformazione sociale e urbana con Chez Chaouen, un progetto di ristrutturazione unico nel suo genere, firmato dall’interior designer Shila Governale, e ispirato alla perla blu del Marocco, Chefchaouen.

Menuale Real Estate è una società che si occupa di ristrutturazioni creative di immobili; Luca Poggiaroni, che è il titolare della società, ha in questo caso sviluppato un concept che dialoga col contesto e la comunità che ci vive.
Infatti, proprio questa zona di Brenta, circa trent’anni, fa assistette ad un enorme flusso migratorio proveniente dal Nord Africa che diede all’area un sapore prettamente nordafricano.
Ed è su questa duplice identità che si inserisce il progetto Chez Chaouen, da una parte l’ispirazione al design contemporaneo di cui Milano si fa promotore, dall’altro l’anima marocchina, in una ricerca continua di integrazione culturale del quartiere.

Shila Governale ha una formazione di industrial ed interior designer, si laurea alla NABA di Brescia per poi avvicinarsi subito all’eco-design e completa un master di interior design allo IED (è qui che il destino ci ha fatte incontrare).  La cultura orientale, in particolar modo quella indiana, l’ha sempre affascinata e toccata da vicino, influenzando anche la realizzazione di questo progetto.
Gli appartamenti, frutto del recupero di un vecchio magazzino, sono due, uno destinato a studenti, da 50 mq, ed un bilocale destinato alla vendita, da 70 mq.

Quando si entra a Chez Chaouen sembra di non essere più a Milano. Il blu delle pareti, le superfici continue in calce, gli archi e i complementi segnano l’impatto a matrice fortemente marocchina. Lo spazio è molto minimale, suddiviso in una zona giorno/open-space, che include la cucina, e zona notte.

Entrambi gli appartamenti prevedono una vasta gamma di arredi su misura, alcuni dei quali progettati e realizzati interamente da Shila; la libreria, i divani\contenitori, la seduta del tavolo da pranzo e la cucina sono tutti pezzi su misura, realizzati in muratura come se fossero stati scolpiti da un unico blocco. L’ispirazione stilistica viene dalla tecnica marocchina (a base di calce) “Tadelakt” che unisce in un’unica lettura materica gli arredi con lo spazio, senza soluzione di continuità.

Molti arredi, come il tavolo da pranzo in ferro e le scrivanie, sono stati realizzati presso il laboratorio Ecodario.

Le ante della cucina sono state realizzate nel laboratorio di Francesco Chiaro, così come le ante a specchio della libreria, realizzate con chiodini in ottone che richiamano le geometrie dei portoni borchiati di Chefchaouen.

Nella camera da letto dell’unità 1, rialzata rispetto la quota del living, ci accoglie il particolare letto rotondo, mentre l’armadio è stato progettato su misura con ante in legno che incorniciano un rivestimento in juta.

Chi conosce Shila penso che veda un legame incredibilmente azzeccato tra la tematica del concept, il progetto e il progettista.
L’interazione tra spazio e prodotto, contenitore e contenuto, è una costante nella sua ricerca. Ricerca che è molto identitaria: è la presenza di contrasti nei materiali, nei colori e nelle sensazioni; è lo studio nell’uso dei materiali naturali e quindi nella tradizione costruttiva degli stessi per trovare lì il fulcro dell’abitare semplice ed ecosostenibile; ma è anche la volontà di rivitalizzare, di ridare anima all’inanimato, che sia esso un complemento, uno spazio o una scultura.
Shila riesce in Chez Chaouen a ridare vita ad uno spazio statico, in continua simbiosi tra tradizione e innovazione, uscendo come sempre dagli schemi del progetto, per dare forza espressiva in tutto ciò che lo compone, e questo è il suo valore aggiunto.

Photo credits: @jodyparisi.ph