La cosa principale che c’è da sapere su Oskar Zieta è che gonfia l’acciaio come se fosse un palloncino. Nel 2008 si è inventato un modo – sostenibile – per dare forma ad oggetti tridimensionali pompando aria compressa tra due superfici saldate tra loro. Il primo prodotto nato da questa nuova tecnologia – FiDU (formatura a pressione interna libera) – è stato lo sgabello Plopp, che evoca un po’ gli inflatables degli anni ’70 e un po’ le opere di Jeff Koons. Anche se potrebbe sembrarlo, Plopp non è mai stato un’opera d’arte, ma un prodotto industriale a tutti gli effetti, frutto di anni di ricerca e di test: leggerissimo, in grado di reggere stabilmente sulla sua seduta fino a 2.5 tonnellate e anche comodo, a dispetto di quanto possa apparire.

Lo sgabello Plopp è ormai onnipresente nelle collezioni di musei di tutto il mondo ed è stato vincitore di premi importanti come il Red Dot Design Award 2008 o il Forum AID Award 2009, ma è soprattutto stato il capostipite di una lunga stirpe di oggetti: dallo sviluppo della tecnica di gonfiaggio dell’acciaio sono nati gli specchi tridimensionali- come i RONDO Mirrors – che oggi sono  i signature piece del marchio, la serie di tavoli G-Tables, che combina il processo FiDU con l’uso di algoritmi per ottenere risultati customizzabili di volta in volta, e tutta una gamma di prodotti che hanno formato negli anni l’immaginario futuristico della produzione dell’azienda.

La ricerca della leggerezza è ciò che guida il lavoro di Oskar Zieta e ciò che lo spinge a sfruttare le potenzialità del materiale per raggiungere oggetti che siano il più possibile fatti di aria: nel 2011 il designer ha appeso gli sgabelli Plopp a 50 enormi palloncini con cui aveva riempito la Galleria Cardi Black Box di Milano, per mostrare come l’utilizzo di fogli di acciaio dello spessore minimo di 0.5 mm permettesse un risparmio di materiale – e quindi una riduzione del peso – quasi del 50%.

«Our job is to package air» ha detto il designer in quella occasione.

Il suo è infatti un design che trova nell’aria l’elemento vitale, e che proprio nell’aria sogna di stare sospeso: un sogno “ultraleggero” dichiaratamente ispirato alle ricerche di Gio Ponti, il maestro autore di uno degli oggetti di riferimento per Oskar Zieta, l’iconica sedia Ultraleggera appunto. Qualche settimana fa Zieta ha vinto il Red Dot Design Award 2021 con la sua interpretazione originale di seduta “leggerissima”, in cui la tecnologia FiDU è stata sfruttata per ottenere un’estetica minimal e razionale, ma soprattutto per impiegare meno materiale possibile.

La tecnologia FiDU è un processo di produzione “intelligente” che sfrutta le potenzialità degli algoritmi e dei software CAD per risparmiare materiale, dati (i file dei progetti targati Zieta pesano solo pochi kilobyte) e anche emissioni, dato che gran parte dei prodotti vengono trasportati in 2D per essere “gonfiati” in loco, e hanno costi e impatto di trasporto bassissimi.

Oskar Zieta, architetto e designer polacco classe 1975, si definisce ProzessDesigner e sul metodo di lavoro che ha inventato ha costruito il suo Studio Zieta, che è un esempio più unico che raro nel mondo del design industriale contemporaneo: lo studio vanta un team multidisciplinare che comprende in pianta fissa uno psicologo e un sociologo, oltre che altre figure professionali come artisti, architetti e ingegneri. Il team deve funzionare bene ad ogni costo affinché il lavoro di ricerca, su cui si dirottano gran parte delle energie dell’azienda, sia il più fruttuoso e produttivo possibile. Nonostante l’estetica pop che il designer è riuscito a sviluppare infatti, non è l’aspetto formale la questione più importante, ma, afferma in un’intervista del 2011, «quello che vorrei è essere un modello per il duro lavoro e le ricerche che svolgo da anni, e soprattutto per aver sviluppato una nuova tecnologia e un nuovo modo di produrre mobili».

In occasione del London Design Festival 2010, Oskar Zieta ha dato prova dimostrativa di come nascono questi suoi “mobili del futuro”, con l’installazione Blow and Roll al Victoria & Albert Museum, in cui linghissimi rotoli di acciaio laminato venivano gonfiati con una comune pompa per la bicicletta. Dopo questa specie di happening – corrispettivo contemporaneo della spettacolare lievitazione della poltrona Blow Up di Gaetano Pesce (1969), che prendeva forma dal sottovuoto appena aperta la confezione – Zieta ha lanciato una linea di appendiabiti basati sulla stessa tecnologia, che le persone possono acquistare e gonfiare in autonomia con la solita pompa da bicicletta.

Con questo sistema Oskar Zieta ha progettato anche grandi sculture e opere architettoniche, come l’installazione NAWA sull’isola di Daliowa, e oggi sta lavorando con fisici e ingegneri per capire come inviare una delle sue creazioni nello spazio. Sta testando le potenzialità dell’acciaio (che stando a lui sembrano non essere ancora esaurite) e investendo un’intera divisione della sua azienda nella ricerca. L’obiettivo è ottenere un prodotto che sia tanto stabile e resistente da poter affrontare un viaggio in orbita, essere gonfiato nello spazio e trovare potenzialmente applicazione nella realizzazione di sonde o per le grandi componenti delle antenne spaziali. Per ora è un sogno, ma in effetti non è difficile immaginare gli arredi del designer polacco fluttuare fuori dall’atmosfera terrestre, e galleggiare in assenza di gravità.

Il video in collaborazione con Audi mostra l’applicazione della tecnologia FiDU ai prodotti.