Il teatro dell’opera di Copenaghen è senza dubbio uno dei più suggestivi teatri al mondo, oltre che esser stato uno di quelli più costosi da realizzare: pensate solo che il soffitto è decorato con 105.000 fogli d’oro 24 carati, che insieme pesano un chilo e mezzo. La genesi del teatro è stata abbastanza particolare e il risultato non esente da critiche, nonostante il budget altissimo, oltretutto coperto da una donazione privata.

Inaugurato nel 2005, l’edificio si trova nel centro di Copenaghen nel quartiere di Holmen, che in passato ospitava i cantieri navali e la base della Regia marina danese ed è posizionato sullo stesso asse del palazzo di Amalienborg e della Marmokirken, la chiesa di marmo che fa da sfondo per gli spettatori una volta usciti dal teatro. Quest’area venne stata acquistata alla fine degli anni ’90 dalla Maersk, l’enorme azienda di trasporto navale (quella dei container, per intenderci), impersonificata da Maersk McKinney Moller che decise di donare un teatro d’opera alla città, a patto che venisse eretto proprio in quel punto. Una generosa donazione, ma pienamente deducibile da un punto di vista fiscale che, pertanto, non venne accettata immediatamente, poiché di fatto ciò avrebbe significato implicitamente, per il municipio, acquistare il teatro.


Il comune, comunque, accettò la donazione e la scelta del committente di affidare direttamente il progetto allo studio di Henning Larsen, senza lo svolgimento di un concorso pubblico. Quest’ultimo, che si formò in gioventù presso lo studio di Jørn Utzon, progettista del celebre teatro dell’opera di Sidney oggi patrimonio UNESCO, con il suo progetto per Copenaghen fu meno fortunato del suo maestro. Infatti, la notorietà di Larsen non raggiunse il firmamento delle archistar, così come il teatro di Copenaghen non ha raggiunto la notorietà del suo analogo australiano, nonostante la posizione privilegiata e il budget a disposizione.
Nella progettazione, però, non tutto è andato come Larsen avrebbe voluto. L’architetto, infatti, ha lamentato, ancor prima dell’inaugurazione del teatro, la particolare invadenza da parte di Maersk McKinney Moller nelle scelte progettuali. Clamoroso e lampante è il caso, ad esempio, della facciata vetrata del foyer. Questa, secondo Larsen, doveva essere interamente vetrata, ma il committente volle aggiungere la struttura metallica che vediamo oggi. Il risultato? Un giornale danese paragonò la facciata alla griglia del radiatore di un’automobile (di una Pontiac nello specifico). E come dargli torto? In altre successive occasioni Larsen rese noto come il suo cliente fosse intervenuto praticamente su ogni scelta estetica inerente all’edificio. Probabilmente questo fatto spiegherebbe anche alcune scelte particolarmente sfarzose, come l’oro sul soffitto. Più volte l’architetto volle lasciare l’incarico, o almeno così disse, ma abbandonò l’idea temendo una battaglia legale da parte di Maersk. Gli eventi che hanno portato alla nascita del teatro sono stati perfino raccontati in un film documentario, che già dal titolo la dice lunga: The Mærsk Opera.


Tuttavia, seppur parzialmente rinnegato dal suo ideatore ufficiale, il teatro dell’Opera di Copenaghen è ad ogni modo una macchina teatrale di livello altissimo e presenta caratteristiche che lo rendono estremamente interessante. Il foyer, ad esempio, è uno spazio davvero ben riuscito e generalmente apprezzato, con le sue scale e passerelle sospese. Qui, sono gli spettatori che diventano i personaggi in scena, prima di accomodarsi e durante gli intervalli, visibili anche dall’esterno del teatro attraverso la controversa vetrata.


Le passerelle del foyer sono direttamente collegate alla sala principale, avvolta da un guscio di acero trattato, la quale può ospitare fino a 1700 persone. Il suo design si ispira chiaramente al corpo di uno strumento ad arco, per la sua forma, il classico ferro di cavallo e per i rivestimenti in acero utilizzati in tutto l’interno della sala. L’atmosfera è intima, le balconate si estendono fino al palcoscenico in una struttura continua, accentuando l’unione tra spettatori ed esecutori.

Per quanto riguarda la tecnologia, gli aspetti acustici sono stati curati da Arup, una delle molte società di ingegneria che hanno collaborato alla progettazione dell’edificio, la quale ha perfino effettuato test acustici su un modellino in scala 1:25 della sala principale. Lo studio vanta anche la totale silenziosità dei meccanismi in scena, che dovrebbero risultare inudibili al pubblico.
Il foyer e la sala principale costituiscono uno dei due elementi architettonici caratterizzanti l’edificio, la bolla vetrata. L’altro elemento chiaramente riconoscibile è il blocco adiacente che ospita la torre scenica, varie sale prova per coro, orchestra e ballo, i camerini, gli spogliatoi e l’altra sala del teatro, il Takkelloftet, la flessibile black box utilizzata per rappresentazioni sperimentali, capace di accogliere 200 persone.

Sopra questi volumi si estende l’ampia copertura dell’edificio che per il suo virtuosismo ingegneristico è stata anche premiata dallo IABSE (International Association for Bridge and Structural Engineering) con l’Outstanding Structure Award nel 2008. Anche quest’ultima non è stata esente da critiche, in quanto, secondo alcuni, molto (anzi, troppo) simile alla copertura del Centro di Cultura e Congressi di Lucerna progettato da Jean Nouvel. Un edificio abbastanza famoso.

Nonostante le critiche ricevute per il look e nonostante sia frutto, in parte, dei litigi di due anziani (80 anni Larsen e 92 anni Maersk alla data d’inaugurazione), l’Operaen si distingue per essere uno dei teatri più moderni al mondo e tra i più avanzati tecnologicamente, con un’acustica di prim’ordine e un backstage immenso: cinque palcoscenici direttamente collegati al palco principale.
Il resto sono chiacchiere, ma estremamente divertenti!


Photo credits: © Adam Mørk
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