Fra i tesori di Barcellona spicca senza dubbio il Palau de la Musica Catalana, palcoscenico privilegiato per la musica nel capoluogo. Il Palau de la Musica Catalana, insieme con l’Hospital de Sant Pau, nel 1997 venne dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità in quanto capolavoro della fantasiosa ed esuberante Art Nouveau che fiorì nella Barcellona degli inizi del ventesimo secolo, il modernismo catalano. Fu progettato dall’architetto spagnolo Lluís Domènech i Montaner, forse il più rappresentativo degli architetti di questo movimento, il quale riuscì a sintetizzare nel Palau innovazioni spaziali, permesse dalle tecnologie del nuovo secolo, ed elementi tradizionali, specialmente riguardo l’uso delle arti applicate. Infatti, se da un lato troviamo l’utilizzo di strutture in acciaio, che permettevano di sviluppare l’edificio con la pianta libera e alleggerendolo dalle pesanti facciate strutturali, dall’altro spiccano le ricche decorazioni, realizzate attraverso le sculture, i dipinti e le vetrate. Queste giocano un ruolo fondamentale nel progetto del teatro, uno spazio interattivo nel quale la distinzione tra interno ed esterno è ridotta al minimo grazie all’utilizzo della luce naturale e che, grazie agli ornamenti floreali ispirate alla flora catalana, sembra un giardino artificiale.

La facciata dell’edificio dà un senso di apertura e trasparenza grazie alla continuità visiva tra interno e esterno, nonostante le fitte decorazioni e il massiccio gruppo scultoreo sull’angolo. Quest’ultimo, che simbolizza la musica catalana, enfatizza quello che un tempo era l’ingresso delle carrozze e costituisce, con la sua posizione angolare, il cardine della facciata. Il vestibolo, ormai non più utilizzato come ingresso principale, colpisce subito per la doppia scala che porta al primo piano, caratterizzata da una balaustra vetrata e da ricchi elementi marmorei e ceramici.

Generalmente, oggi gli ospiti entrano in teatro attraverso il foyer, realizzato con i lavori di restauro e ampliamento degli anni ’80, dove in origine si trovavano gli uffici dell’Orfeó Català, società corale catalana che commissionò i lavori del Palau e che tuttora vi ha sede. Questo spazio risulta più sobrio degli altri, sebbene grandi arcate in mattoni e decorazioni floreali riprendano le ornamentazioni delle altre sale.

La sala da concerto principale ha la particolarità di essere illuminata, durante il giorno, solo da luce naturale grazie alle ampie vetrate e al lucernario centrale a goccia. L’auditorium, che può ospitare circa 2200 persone, presenta numerosi e massicci gruppi scultorei che ne costituiscono la scena fissa e che alludono alla musica corale con le loro figurazioni. Sul suo palcoscenico sono saliti i più grandi solisti e le migliori orchestre del mondo, ma anche i cantanti della Nova Cançó catalana.

La sala Lluìs Millet è un’altra parte molto speciale del Palau. Dedicata al fondatore dell’Orfeó Català, la sala ha una doppia altezza enfatizzata da grandi finestre con vetri colorati. All’esterno si può ammirare il balcone con la sua doppia fila di colonne ornate con la tecnica del trencadis, un mosaico fatto con frammenti di ceramica tipico dell’architettura modernista catalana.

Un altro piccolo gioiello all’interno del teatro è la sala prove dell’Orfeó Català, un ambiente intimo e raccolto, utilizzato anche per concerti con organici ridotti, piccole conferenze e presentazioni, oltre che, ovviamente, per le prove del coro catalano.

Con i lavori di ampliamento, dal 1982 al 1989, ad opera degli architetti Oscar Tusquets e Carlos Diaz, il Palau è stato dotato di un’ulteriore sala, il Petit Palau, una sala sotterranea per 538 posti a sedere utilizzata per diversi tipi di musica e spettacoli recitati, grazie agli elementi tecnologici che permettono di modulare la resa acustica della sala.

Con gli stessi lavori, il Palau de la Musica Catalana venne ampliato con un ulteriore edificio di sei piani che ospita i camerini, la biblioteca e l’archivio. In questo blocco, gli architetti hanno ripreso gli ornamenti vegetali del Palau, decorando la torre nell’angolo in laterizio rosso con un gigantesco albero scolpito in rilievo, instaurando un rapporto di continuità tra passato e presente.