La città di Cremona vede legato il suo nome alla musica ormai da diversi secoli, non solo per aver dato i natali a illustri musicisti e compositori, tra cui Monteverdi, padre del melodramma moderno, ma soprattutto per la sua tradizione liutaria, che affonda le radici nel XVI secolo. In città, infatti, si contano circa 150 botteghe liutaie e, oltre a esse, numerosi archettai e botteghe organarie. La cultura dei “saperi e saper fare liutario della tradizione cremonese” è inserita dal 2012 nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO.
Circa un anno dopo, nel 2013, è stato inaugurato il Museo del violino, presso il Palazzo dell’arte di Cremona, ristrutturato edificio razionalista del 1941 progettato dall’architetto Carlo Cocchia. Al suo interno si trova l’auditorium Giovanni Arvedi, lo spazio per la musica di cui vi parlo oggi, un piccolo capolavoro inserito in quello che fu originariamente il salone delle adunate del palazzo.

Il progetto dell’auditorium è stato affidato allo studio cremonese Arkpabi di Giorgio Palù e Michele Bianchi, che ha concepito l’auditorium con linee sinuose a tulipano, incastonandolo come una gemma preziosa all’interno della struttura razionalista della sala.

Il progetto architettonico è stato fatto in piena sinergia con il progetto acustico. Gli architetti hanno infatti collaborato con Yasuhisa Toyota, esperto acustico dello studio Nagata Acoustics, con il quale ha realizzato numerosi progetti acustici per celebri edifici di tutto il mondo, tra cui la Walt Disney Concert Hall di Los Angeles, il Fisher Center alBard College di New York (entrambi progetti di Frank O. Ghery) e la Suntory Hall di Tokyo, la cui acustica è stata elogiata perfino dal celebre direttore d’orchestra Herbert Von Karajan.

Tutte le scelte architettoniche sono state prese tenendo in considerazione le analisi acustiche fatte dallo studio giapponese. Da queste, ad esempio, è emersa la necessità di aumentare l’altezza della sala delle adunate, originariamente di circa 10 metri, per migliorarne la resa sonora. Ciò è stato possibile grazie alla profondità della fondazione dell’edificio, per cui si è potuto scavare al di sotto della pavimentazione per quattro metri, ricavando lo spazio necessario. Al di sotto del palcoscenico, in cedro giallo dell’Alaska, è stata realizzata un’intercapedine alta 60 cm che funge da cassa di risonanza.

Le forme tondeggianti dell’auditorium permettono di ottimizzare la diffusione delle onde sonore. Anche il soffitto è stato modellato con linee curve per assecondare la diffusione sonora, attraverso la realizzazione di solette in cemento al di sopra delle tribune, necessarie anche per dare al soffitto una massa adeguata. Grazie a questi accorgimenti gli ingegneri acustici sono riusciti ad ottenere i tempi di riverbero del suono desiderati.

Le porte e le finestre originali sono state mantenute, dopo un accurato restauro, e dotate di vetri acustici altamente performanti per conservare la possibilità di utilizzare la luce naturale facendo a meno dei rumori esterni.

Le parti curve dell’auditorium sono state realizzate con un’ossatura di lame di acciaio tagliate a laser, sulla quale una maglia metallica funge da supporto per il rivestimento, costituito da intonaco e legno d’acero verniciato, lo stesso utilizzato per la maggior parte dei violini.

La posizione del palcoscenico, quasi centrale, e la dimensione contenuta dell’auditorium lo rendono perfetto per concerti di musica classica con protagonisti solisti o gruppi cameristici, ma anche per intimi concerti di musica jazz/pop con ensemble ridotti. Spesso la sala ospita anche audizioni in cui abili solisti, spesso molto giovani, eseguono programmi su strumenti storici di celebri liutai cremonesi (Stradivari, Amati, Guarneri).

L’acustica dell’auditorium è talmente apprezzata che lo spazio è utilizzato anche per incisioni e registrazioni non solo dal vivo. Un luogo degno della tradizione musicale cremonese, che continua dopo secoli nei numerosi festival ed eventi musicali, nelle fiere e nei musei, e nel lavoro degli artigiani liutai.

Photo credits: © www.arkpabi.it