Courtesy Respyre

Sperimentare e ricercare nuove soluzioni, specialmente in Architettura e Design, significa percorrere delle “strade impervie” ed addentrarsi in “selve” dove nessuno si è mai avventurato.
Come fare quindi per evitare di perdersi o rimanere sempre fermi nello stesso luogo quando si è confusi e si è alla ricerca di nuove soluzioni?

Forse seguendo il suggerimento di Cartesio potremmo uscire da quella “selva” ed arrivare in luoghi inaspettati:
“camminare sempre il più dritto possibile verso la stessa parte, senza cambiar direzione per deboli motivi, anche se all’inizio sia stato solo il caso a determinarli: poiché, in questo modo, se non vanno proprio dove desiderano, arriveranno almeno alla fine da qualche parte, dove verosimilmente staranno meglio che nel mezzo di una foresta”.

Ricercare nuove soluzioni “Green” che rendano migliore l’ambiente costruito e le nostre città è proprio il percorso che sta affrontando, negli ultimi anni, un gruppo di ricercatori olandesi per ripensare totalmente il rapporto tra Architettura e Natura.

Immaginate un edificio le cui pareti non siano soltanto superfici di cemento, ma possano ospitare piccoli organismi viventi. Facciate capaci di accogliere il muschio, introdurre nuove forme di biodiversità e contribuire, in determinate condizioni, al miglioramento del microclima urbano.
Non è soltanto un’idea suggestiva. È una possibilità esplorata e trasformata in realtà dalla ricerca sul Calcestruzzo Biorecettivo, un materiale progettato per favorire la crescita di organismi biologici sulla propria superficie.

A studiarne le potenzialità sono stati M. Veeger, M. Ottelé e H. M. Jonkers della Delft University of Technology, nei Paesi Bassi, con l’ultima di una serie di ricerche sul tema “Growing moss on bioreceptive concrete using a novel two-step approach: The effects of light, water, and species selection”, pubblicata nel 2025 sulla rivista scientifica Ecological Engineering.

Il loro lavoro apre una prospettiva interessante per il Green Design: trasformare le superfici degli edifici in potenziali Habitat, integrando la Natura direttamente nei materiali e nei processi di progettazione.

Dal cemento al muschio: come funziona il Calcestruzzo Biorecettivo

Nelle nostre città ed in quelle di tutto il Globo, il cemento è ovunque. Lo troviamo nelle facciate, nei muri di contenimento e nelle infrastrutture. Tradizionalmente, queste superfici vengono progettate per resistere agli agenti atmosferici e garantire prestazioni strutturali, non per ospitare la vita.
Il Calcestruzzo Biorecettivo parte da un principio diverso: creare condizioni favorevoli alla crescita del muschio, attraverso caratteristiche superficiali e proprietà che aiutino a trattenere l’umidità ed a favorire l’insediamento degli organismi.

Il muschio è particolarmente interessante perché può vivere su superfici dove altre piante avrebbero difficoltà a svilupparsi. Non richiede radici profonde e può assorbire acqua attraverso la propria superficie. Molte specie, inoltre, riescono a sopravvivere a periodi di disidratazione, riprendendo la propria attività quando tornano condizioni favorevoli.
Questo non significa che basti lasciare un muro all’aperto perché si ricopra spontaneamente di vegetazione. La crescita dipende dalla luce, dalla disponibilità d’acqua, dalla specie selezionata e dalle caratteristiche del supporto.

Ed è proprio su questi aspetti che si concentra la ricerca olandese poi tradotta in realtà.

La scoperta: prima far crescere il muschio, poi abituarlo all’esterno

Uno dei problemi principali è riuscire a far attecchire il muschio sul cemento e mantenerlo vivo una volta esposto alle condizioni atmosferiche.

Per affrontarlo, i ricercatori hanno sviluppato un metodo in due fasi.
Nella prima fase, il muschio viene coltivato in condizioni controllate, con poca luce e un’irrigazione regolare. Successivamente, l’apporto d’acqua viene ridotto gradualmente, per abituare gli organismi a condizioni meno favorevoli.
Nella seconda fase, i campioni vengono trasferiti all’esterno, dove devono adattarsi a una maggiore intensità luminosa ed alla radiazione ultravioletta. Durante i primi tre mesi, i ricercatori hanno utilizzato una rete ombreggiante per facilitare questa transizione.

I risultati mostrano che la crescita iniziale non è l’unico fattore importante: la capacità del muschio di rimanere sul supporto e sopravvivere all’esterno è altrettanto decisiva.
Alcune specie hanno sviluppato una copertura più rapidamente, mentre altre hanno dimostrato una migliore capacità di adattamento alle condizioni ambientali. La scelta del muschio, quindi, deve tenere conto non soltanto della velocità di crescita, ma anche della sua resistenza nel tempo.
È un passaggio fondamentale per trasformare un esperimento di laboratorio in una soluzione che possa trovare spazio nell’Architettura.

Perché questa ricerca interessa il Green Design?

Courtesy Respyre

Il potenziale del Calcestruzzo Biorecettivo va oltre l’aspetto estetico. Integrare organismi viventi nelle superfici degli edifici potrebbe contribuire a rendere il tessuto urbano più ricco dal punto di vista ecologico.

Ecco quattro ambiti da esplorare.

1. Più biodiversità, anche dove manca spazio:
Nelle città densamente costruite, trovare nuove aree per parchi e giardini non è sempre possibile. Le superfici verticali rappresentano una risorsa potenziale: se progettate per ospitare il muschio e altri organismi compatibili, possono contribuire a creare piccoli habitat distribuiti tra gli edifici.

2. Un possibile contributo al comfort termico:
Il muschio trattiene acqua e, quando questa evapora, può sottrarre calore alla superficie. In condizioni favorevoli, questo processo potrebbe contribuire a ridurre la temperatura superficiale di alcuni elementi edilizi.
L’effetto dipende però dal clima, dall’esposizione e dalla disponibilità d’acqua. Non è ancora possibile considerare ogni facciata biorecettiva una soluzione automaticamente efficace contro le isole di calore ma potrebbe fornire un contributo importante.

3. Una diversa relazione con l’acqua:
La capacità del muschio di trattenere umidità può essere interessante per progettare superfici che interagiscono con l’acqua piovana. Il risultato dipende dalle caratteristiche del sistema e deve essere verificato insieme al corretto drenaggio ed alla protezione dell’edificio dall’umidità.

4. Nuove possibilità per i materiali da costruzione:
Il valore più interessante della ricerca è forse proprio questo: la superficie edilizia non viene più considerata soltanto un elemento da proteggere dagli organismi, ma un supporto che può essere progettato per accoglierli.
Si apre così una nuova prospettiva per il Design dei materiali, nella quale le esigenze costruttive possono dialogare con i processi naturali.

Dal Laboratorio alla Città: come potrebbero cambiare gli edifici?

Immaginiamo una scuola con una facciata capace di ospitare il muschio, un edificio pubblico che integra superfici biorecettive oppure un muro urbano trasformato in un piccolo habitat.
Queste applicazioni potrebbero affiancare altre soluzioni di Green Design, come tetti verdi, giardini verticali, alberature e sistemi di raccolta dell’acqua piovana.

La differenza rispetto a una parete verde tradizionale è che il muschio potrebbe crescere direttamente su un supporto minerale appositamente progettato, senza richiedere necessariamente grandi strutture vegetali o substrati profondi.
Per arrivare a un’applicazione su larga scala, però, servono ulteriori verifiche. Occorre capire quanto a lungo il muschio riesca a sopravvivere, quanta acqua sia necessaria, quali interventi di manutenzione siano richiesti e come il sistema reagisca a gelo, caldo intenso e periodi prolungati di siccità.

Anche la durabilità del calcestruzzo deve essere garantita: favorire la crescita biologica non deve compromettere la sicurezza e la conservazione dell’edificio.

Dall’università all’impresa: l’esperienza di una start – up olandese

Courtesy Respyre

Le ricerche della TU di Delft hanno prodotto anche effetti concreti con la fondazione nel 2021, della società Respyre (www.gorespyre.com), spin-off della stessa università, che ha sviluppato un tipo di calcestruzzo ed intonaco che favorisce la crescita di muschio, non solo su pareti in cemento nuove, ma anche su quelle già esistenti. Ogni superficie ricoperta di muschio si trasforma in un “polmone verde” per la città, in grado di trattenere rilevanti quantità di acqua per metro quadrato contribuendo a mantenere freschi gli edifici e di assorbire CO2 dall’atmosfera.

La società è cresciuta rapidamente, passando da giovane startup olandese a pluripremiata azienda di tecnologia climatica specializzata nell’edilizia che integra la natura.

Biophilic Design: non aggiungere soltanto natura, ma progettarla

Il Biophilic Design promuove un rapporto più stretto tra persone e natura negli spazi costruiti.

Lo ritroviamo negli edifici illuminati naturalmente, negli ambienti con vegetazione e nei progetti che valorizzano materiali, forme e processi naturali.
Il Calcestruzzo Biorecettivo aggiunge un elemento nuovo a questa visione: la possibilità di progettare materiali che favoriscano direttamente la presenza di organismi viventi.

Non si tratta semplicemente di rendere un edificio più verde o più gradevole da vedere.
L’obiettivo è esplorare come le superfici costruite possano partecipare, insieme agli altri elementi urbani, alla creazione di ambienti più diversificati e resilienti.

Il muschio non sostituirà gli alberi, i parchi o le infrastrutture verdi. Potrebbe però diventare una componente complementare di una strategia più ampia, soprattutto nei luoghi in cui lo spazio a disposizione è limitato.

Una nuova idea di Città Sostenibile

La ricerca olandese e l’esperienza imprenditoriale di Respyre ci invita a guardare il cemento con occhi diversi.
Un materiale tradizionalmente associato alla rigidità ed all’artificialità può diventare, se progettato adeguatamente, un supporto per la crescita della vita.

È questa la sfida del Green Design: non limitarsi a ridurre l’impatto negativo degli edifici, ma esplorare nuove modalità per integrarli nei sistemi naturali.
I mattoni viventi ed il Calcestruzzo Biorecettivo, seppur diventati realtà, sono un campo di sperimentazione continua che indicano una direzione interessante per l’Architettura del Futuro.

La possibilità di favorire la crescita di muschio anche su strutture murarie già esistenti apre scenari estremamente interessanti soprattutto per realtà, come quella italiana, dotate di un immenso patrimonio costruito esistente che deve essere riqualificato in maniera importante per tramandarlo alle generazioni successive.
Una direzione, quella sopradescritta, tracciata camminando “sempre il più dritto possibile verso la stessa parte” (come affermava Cartesio), in cui materiali, organismi e ambiente vengono considerati parti di uno stesso progetto.

Forse gli edifici del Futuro non saranno semplicemente più efficienti, ma anche più capaci di ospitare la vita. Il primo passo è stato quello di trasformare una superficie di cemento in un luogo in cui la natura possa tornare a crescere mentre quelli successivi siamo sicuri e fiduciosi che porteranno ad un mondo più intimamente legato alla Natura che sappia costruire nuove possibilità ma anche conservare il suo patrimonio storico e culturale.


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