Un appartamento milanese firmato chromastudio, fondato da Elga Ancona e Giuseppe Albanese, racconta un modo diverso di abitare, dove il colore non è una semplice scelta estetica, ma diventa il filo conduttore del progetto. Tra suggestioni parigine, geometrie morbide e dettagli su misura, ogni ambiente trova una propria identità senza perdere il dialogo con gli altri.
Ci sono case che colpiscono per gli arredi, altre per i materiali o per la particolare distribuzione degli spazi. Residenza B05, a Milano, conquista invece per il modo in cui viene utilizzato il colore, trasformato nel vero protagonista del progetto.
L’intervento nasce dal desiderio di creare una casa personale, capace di raccontare chi la abita senza rinunciare a una precisa identità architettonica.
Quello che risulta particolarmente interessante è la scelta di non utilizzare il colore soltanto per caratterizzare gli ambienti, ma di affidargli un ruolo molto più importante: accompagnare i percorsi, suggerire le funzioni e costruire relazioni tra gli spazi.
Sono circa quindici tonalità che si alternano all’interno dell’appartamento, creando un insieme vivace ma mai casuale, nel quale ogni scelta sembra trovare una propria ragione.


Il colore non decora, costruisce
Siamo abituati a pensare al colore come a qualcosa che arriva alla fine di un progetto, quando gli spazi sono già stati definiti e resta da scegliere come caratterizzarli, in Residenza B05 accade esattamente il contrario.
Il colore entra fin dall’inizio nel disegno degli ambienti e diventa uno strumento per modificarne la percezione. Si estende sui soffitti, accompagna le pareti, sottolinea i passaggi e contribuisce a distinguere le diverse funzioni della casa.
È un modo di progettare che si dimostra particolarmente efficace perché permette di dare carattere agli spazi senza dover necessariamente ricorrere a nuove divisioni. L’architettura rimane fluida, ma ogni ambiente acquista una propria identità.
Uno degli elementi che racconta meglio questo approccio è il corridoio centrale, un corridoio che non vuole essere soltanto un corridoio
Spesso considerato uno spazio secondario, destinato semplicemente a collegare le stanze, qui diventa uno dei punti più interessanti dell’intera abitazione.
Il soffitto borgogna crea una presenza cromatica decisa, mentre gli angoli arrotondati delle pareti accompagnano il percorso con una geometria morbida e continua.
Lungo il corridoio trova posto un grande armadio, sviluppato con la collaborazione di Mo.1950, che integra anche la zona lavanderia.
Una soluzione che risolve esigenze molto pratiche senza rinunciare alla qualità dello spazio.
Il colore di questo progetto risiede proprio nella capacità di trasformare un elemento funzionale in parte integrante dell’architettura, senza che la sua presenza risulti invasiva.



Una suggestione parigina nel cuore di Milano
La zona giorno introduce un altro tema interessante: quello della memoria personale.
I proprietari desideravano ritrovare nella loro nuova casa milanese alcune atmosfere legate alla precedente esperienza di vita a Parigi. Un riferimento che chromastudio ha interpretato senza ricorrere a citazioni troppo letterali.
A raccontarlo è soprattutto la grande vetrata scorrevole ad arcate che separa il living dalla cucina, progettata dallo studio e realizzata su misura da Mo.1950.
È uno di quegli elementi che riescono a caratterizzare un ambiente senza appesantirlo.
La successione delle arcate introduce un ritmo elegante, quasi scenografico, mentre la trasparenza mantiene il rapporto visivo tra gli spazi.
La cucina può essere separata dal soggiorno quando necessario, ma continua a far parte dello stesso ambiente. Una divisione che non interrompe, ma mette in relazione.


Colori che si incontrano, materiali che dialogano
Nella zona living il colore continua a guidare il progetto attraverso accostamenti che, sulla carta, potrebbero sembrare audaci. Il soffitto color pesca accompagna il passaggio verso la cucina Cesar dove il verde salvia della finitura Fenix Verde Kitami incontra un viola intenso.
Anche i pavimenti contribuiscono a costruire questa composizione: una superficie a mosaico, formata da piccoli elementi nelle tonalità del viola, petrolio, miele e rosa, dialoga con il parquet in rovere naturale posato a spina ungherese. È proprio l’incontro tra materiali e colori a rendere il progetto coinvolgente a livello percettivo.
Le superfici non vengono trattate singolarmente, ma come parti di un disegno complessivo nel quale ogni elemento contribuisce all’equilibrio dell’insieme.
Nonostante la ricchezza cromatica, gli ambienti mantengono una piacevole leggerezza, grazie anche alle geometrie morbide e alla continuità tra le diverse superfici.




Il dettaglio su misura fa la differenza
In un progetto così caratterizzato, il rischio sarebbe quello di affidare tutta la personalità della casa al colore. Qui, invece, emerge anche un’attenta ricerca sul dettaglio.
La collaborazione tra chromastudio e Mo.1950 ha permesso di sviluppare soluzioni su misura che rispondono alle esigenze dell’abitare e, allo stesso tempo, rafforzano il linguaggio architettonico.
Dalla vetrata ad arcate agli arredi integrati, ogni elemento sembra pensato per appartenere esattamente al luogo in cui si trova.
Anche i complementi partecipano a questo equilibrio. La poltrona Cloti e il tavolino Myon di Frag, insieme ai tappeti The Floor is Lava e Kyrin di Carpet Edition, introducono ulteriori forme e texture senza interrompere il racconto cromatico.
È una scelta che va a dare ancora di più valore al progetto, un interno funziona davvero quando architettura, arredi e dettagli non sembrano appartenere a progetti differenti, ma contribuiscono a costruire un’unica atmosfera.

La zona notte cambia ritmo
Attraversando la casa, il linguaggio cromatico si trasforma gradualmente.
Nella zona notte i colori diventano più profondi e raccolti, accompagnando il passaggio dagli ambienti condivisi a quelli privati.
Una porta integrata nell’armadiatura del corridoio segna questa transizione in modo discreto, senza interrompere la continuità del progetto.
Nei bagni, verdi intensi, rosa e superfici in terrazzo costruiscono atmosfere dal carattere deciso, ma più intime rispetto alla zona giorno. È interessante osservare come lo stesso strumento progettuale, il colore, venga utilizzato per ottenere effetti molto diversi.
Da una parte accompagna la convivialità e l’apertura degli spazi; dall’altra contribuisce a creare ambienti più riservati e personali.
Una casa che ha il coraggio di essere sé stessa
Quello che colpisce di Residenza B05 è soprattutto la sua capacità di essere riconoscibile senza risultare costruita per stupire. Il progetto di chromastudio dimostra che il colore può diventare uno strumento architettonico vero e proprio, capace di organizzare gli ambienti, modificare le proporzioni percepite e dare continuità a spazi differenti.
Ma racconta anche qualcosa che considero fondamentale nell’interior design: una casa dovrebbe riflettere la personalità di chi la vive, senza rinunciare alla coerenza del progetto.
Le suggestioni parigine, le geometrie arrotondate, gli arredi su misura e gli accostamenti cromatici contribuiscono a costruire un’abitazione che non cerca la neutralità a tutti i costi, è proprio questo il suo aspetto più riuscito.
Residenza B05 ci ricorda che il colore non è soltanto una scelta di stile. È un modo di abitare.
Photo Credits: ©Riccardo Gasperoni
![]()
Arthur vi invita ad iscrivervi alla nostra Newsletter!!