Dopo oltre vent’anni di inattività, un’architettura di Frank Lloyd Wright torna a rivolgere lo sguardo verso il cielo. In Florida, il restauro dell’unico planetario progettato dall’architetto americano restituisce al pubblico uno spazio rimasto a lungo lontano dalla sua funzione originaria. Chiuso dal 2004 a causa del guasto del sistema di proiezione, l’edificio fa parte del campus universitario di Lakeland, la più grande concentrazione al mondo di opere del maestro americano, riconosciuta National Historic Landmark.

Il restauro, coordinato dall’architetto Jeff Baker dello studio MCWB Architects, si inserisce nel programma di conservazione avviato nel 2007 per tutelare l’intero complesso. I lavori hanno restituito piena funzionalità a uno spazio che unisce rigorosa geometria costruttiva e divulgazione scientifica.

Un’architettura pensata per guardare oltre

Commissionato nel 1938 dal presidente Ludd Spivey, il campus rappresenta l’unico masterplan universitario firmato da Wright. Tra il 1938 e il 1958 vennero edificati tredici corpi di fabbrica, tra cui il Polk County Science Building, all’estremità del quale si trova il Planetarium.

La disposizione circolare delle sedute, concepita per orientare il pubblico verso la volta di proiezione, restituisce alla geometria dell’ambiente un ruolo preciso: riunire gli spettatori attorno a un unico punto di osservazione.
Eppure, per quasi vent’anni, questa esperienza era rimasta interrotta. Il sistema di proiezione aveva smesso di funzionare nel 2004, costringendo il planetario a una lunga chiusura. Il recupero dell’edificio è diventato così uno degli obiettivi del programma di conservazione del campus.

Restituire materia e visione al progetto originale

L’intervento, sviluppato in più fasi, ha preso avvio nel 2021 con il recupero dell’involucro esterno. Il gruppo di lavoro è intervenuto sulla copertura, sulle scossaline e sulle porzioni di intonaco deteriorate nella parte superiore della facciata. Sono state inoltre sostituite oltre 280 piastrelle realizzate artigianalmente mediante colata e disposte lungo il perimetro dell’edificio.

Dal 2023 il cantiere si è spostato all’interno, dove il passare degli anni aveva lasciato segni più profondi. Dopo la morte di Wright, infatti, una serie di interventi aveva progressivamente modificato l’assetto originario della sala, introducendo elementi estranei alla concezione iniziale dello spazio. Tra questi, un vano tecnico per computer realizzato negli anni Ottanta, che occupava una porzione dell’ambiente e comprometteva la configurazione circolare delle sedute.

La sua rimozione ha permesso di recuperare la geometria originaria del planetario e di restaurare le sedute disegnate da Frank Lloyd Wright. Grazie alla collaborazione con artigiani locali, gli arredi sono stati recuperati e ricollocati secondo la disposizione iniziale. Come sottolineato da Baker, la conservazione di una configurazione circolare originale è oggi una condizione piuttosto rara tra i planetari statunitensi.

Anche le finiture sono state oggetto di un attento lavoro di recupero. Le pareti sono state riportate alla configurazione cromatica prevista dal progetto, mentre intonaci e superfici pittoriche sono stati restaurati. La pavimentazione è stata invece recuperata nella tonalità Cherokee Red, il caratteristico rosso Cherokee associato al linguaggio architettonico di Wright.

Quando la struttura diventa parte dell’esperienza

Accanto al recupero architettonico, il progetto ha previsto l’aggiornamento delle tecnologie di proiezione e del sistema audio, indispensabili per restituire al planetario la sua funzione pubblica. L’inserimento delle nuove dotazioni ha rappresentato una delle principali difficoltà dell’intervento, proprio per le caratteristiche costruttive dell’edificio. L’architettura di Wright, infatti, non prevede spazi tecnici nascosti o intercapedini facilmente utilizzabili per ospitare gli impianti contemporanei.

Al Florida Southern College questo principio emerge con particolare evidenza. I solai in calcestruzzo costituiscono al tempo stesso i soffitti degli ambienti sottostanti, mentre la copertura coincide con il solaio strutturale superiore. L’architettura si mostra nella sua essenza costruttiva, senza ricorrere a spazi di servizio che possano nasconderne il funzionamento.

Per Wright, come ha ricordato Baker, l’architettura rappresentava una sintesi tra arte e struttura. Un principio che ha richiesto al gruppo di progetto di individuare soluzioni capaci di integrare le nuove tecnologie senza compromettere la visione originaria. La sfida è stata quindi quella di rispondere alle esigenze funzionali del college mantenendo intatta la leggibilità dell’impianto architettonico. Il risultato è un intervento che cerca un equilibrio tra conservazione e aggiornamento, senza trasformare il recupero in una semplice operazione di adeguamento tecnologico.

Un campus che continua a guardare al futuro

Il recupero del Planetarium si aggiunge a una serie di interventi che interessano le architetture di Wright presenti nel campus. Tra questi figurano il Waterdome, la più grande fontana realizzata dall’architetto, le Esplanades, percorsi coperti che attraversano il complesso universitario, e la monumentale Annie Pfeiffer Chapel. Un programma di conservazione avviato nel 2007 e sostenuto anche da finanziamenti istituzionali, tra cui quelli della J. Paul Getty Foundation, che aveva contribuito alla preparazione del primo Campus Heritage Plan, documento di riferimento per la tutela e la valorizzazione del patrimonio architettonico universitario.

Una storia di tutela che si unisce idealmente a quella che ha visto protagonista la sua ultima e celebre casa andata all’asta.

Il Planetarium è nuovamente aperto alla comunità accademica e al pubblico, con visite guidate e proiezioni. Il restauro restituisce così alla struttura la possibilità di essere nuovamente attraversata e vissuta secondo la sua destinazione originaria. Un’architettura che, dopo anni di inattività, torna a rivolgere lo sguardo verso il cielo, riattivando il dialogo tra spazio costruito, conoscenza e universo.

Photo credits: courtesy Florida Southern College


Arthur vi invita ad iscrivervi alla nostra Newsletter!!