Proprio mentre decidevo di inaugurare un ciclo di articoli sulle trasformazioni urbane partendo da Parigi, il 7 ottobre 2026 gli studenti di Sciences Po e alcuni liceali costruivano barricate con cassonetti e transenne, bloccando il boulevard Saint-Germain durante le proteste contro le carenze del sistema scolastico e le disuguaglianze nell’accesso all’istruzione.

Cavoli, ho pensato. La mia mente è volata al barone Georges-Eugène Haussmann, prefetto della Senna dal 1853 al 1870, che sotto Napoleone III demolì interi quartieri medievali per far posto a viali rettilinei, piazze ed eleganti edifici in pietra. Tra le nuove arterie figurava proprio il boulevard Saint-Germain. Ufficialmente si trattava di modernizzare una città sovraffollata, migliorarne l’igiene e facilitarne la circolazione. E, per carità, ce n’era bisogno. Ma, spoiler, c’era anche una questione di ordine pubblico.

Il barone Haussmann in una caricatura di metà Ottocento che lo ritrae come muratore

Le strette strade della vecchia Parigi si prestavano fin troppo bene alla realizzazione di barricate, come avevano dimostrato le rivoluzioni del 1830 e del 1848. I grandi boulevard avrebbero reso più difficile bloccare il passaggio delle truppe. Evidentemente, però, Haussmann non aveva fatto bene i conti con i francesi: le barricate tornarono nel maggio 1968 (anche sul boulevard Saint-Germain) e sono riapparse proprio lì il 7 ottobre 2026, a oltre centocinquant’anni di distanza. Puoi allargare quanto vuoi le strade, ma convincere i francesi a non manifestare è tutt’altra storia.

Boulevard Saing-German, ca. 1853-1870

Nel frattempo, da Napoleone III a Macron, Parigi ha continuato a trasformarsi. Dopo un Novecento in cui le automobili avevano occupato piazze, viali e perfino le rive della Senna, la città sta restituendo sempre più spazio ai pedoni, alle biciclette e al verde. Senza demolire interi quartieri.

La riconquista della Senna

Le origini della trasformazione della Parigi contemporanea risalgono all’amministrazione del socialista Bertrand Delanoë, sindaco dal 2001 al 2014. Già nel 2002, con Paris Plages, aveva sperimentato la chiusura estiva delle strade lungo la Senna, trasformate in spiagge urbane con tanto di sdraio e ombrelloni: una vacanza per chi restava in città.

Paris plages – ©Getty images 

Nel 2010 Delanoë, insieme alla sua vicesindaca Anne Hidalgo, responsabile dell’urbanistica, presenta Reconquête des berges de Seine, con il contributo dell’Atelier parisien d’urbanisme (APUR). Si voleva restituire ai cittadini un fiume che nel Novecento era stato progressivamente affiancato da infrastrutture automobilistiche. In particolare, sulla riva destra correva la voie Georges-Pompidou, un’arteria a scorrimento veloce inaugurata nel 1967, in pieno entusiasmo per la motorizzazione di massa, che permetteva di attraversare il centro della capitale costeggiando alcuni dei suoi monumenti più celebri. Insomma, se si fosse rimasti imbottigliati nel traffico, almeno si sarebbe potuto guardare il Louvre.

Il progetto puntava su interventi leggeri e reversibili. Nel 2013 un tratto di 2,3 chilometri sulla riva sinistra, tra il Musée d’Orsay e il Pont de l’Alma, diventa la Promenade des Berges-de-la-Seine-André-Gorz. La progettazione degli allestimenti è affidata all’architetto Franklin Azzi, che sviluppa un sistema modulare di travi in rovere, assemblabili per realizzare sedute, gradonate e attrezzature sportive. Una soluzione particolarmente ingegnosa, perché permette di modificare rapidamente gli spazi a seconda delle esigenze e di liberare gli argini in caso di piena del fiume, nel rispetto dei vincoli di sicurezza idraulica vigenti nella zona.

Gli arredi modulari lungo la Senna – ©Maxime Dufour

Intanto, nel 2016, viene chiuso alle automobili anche un tratto della voie Georges-Pompidou sulla rive droite. Nell’aprile 2017, dopo una serie di interventi lungo la senna, nasce il Parc Rives de Seine, oltre dieci ettari di spazi pubblici lungo circa sette chilometri di sponde. Dove prima transitavano le automobili, ora si passeggia, si corre, si pedala o ci si ferma a guardare il fiume. Il tutto senza grandi stravolgimenti architettonici. Altro che Haussmann!

Dalle rive alle piazze

Sempre nel 2013 Delanoë inaugura Place de la République, riqualificata dallo studio TVK di Pierre-Alain Trévelo e Antoine Viger-Kohler. La piazza, che prima era soprattutto uno snodo automobilistico, dopo l’intervento viene trasformata in un grande spazio pubblico: lo spazio destinato ai pedoni passa da circa un terzo a due terzi della superficie. Attorno al monumento alla Repubblica trovano posto sedute, alberature, uno specchio d’acqua e soprattutto una grande area libera, adatta a giocare, incontrarsi, andare sullo skateboard e, naturalmente, manifestare! Come i gilet gialli che nel 2018 hanno affollato la piazza.

Nel 2014 Anne Hidalgo succede a Delanoë e porta avanti queste politiche. L’anno successivo lancia Réinventons nos places, un programma da 30 milioni di euro per sette piazze, anche in arrondissement periferici. Tra queste, Place de la Bastille, dove le carreggiate attorno alla Colonna di Luglio vengono ridotte per ricavare oltre 11.000 metri quadrati di spazio pedonale, collegando così il monumento al porto dell’Arsenal.

Place de la Bastille – ©Josephine Brueder

Non solo pedoni

Parallelamente, le amministrazioni Hidalgo avviano un’importante trasformazione della mobilità ciclabile con il Plan Vélo 2015–2020, volto a fare della bicicletta un mezzo quotidiano, non un’attività riservata a sportivi disposti a sfidare autobus e automobili.

A dare un’accelerazione imprevista arriva la pandemia del 2020: per alleggerire i mezzi pubblici, Parigi realizza decine di chilometri di piste provvisorie, le coronapistes, molte delle quali diventeranno permanenti anche per volere diretto dei cittadini. Secondo un sondaggio dell’istituto demoscopico IFOP del settembre 2020, a favore della loro conferma era il 62% degli intervistati nel Grand Paris, il 75% nella metropoli di Lione e addirittura l’88% in quella di Aix-Marsiglia.

Sempre dal 2020 si diffondono le rues aux écoles, strade davanti alle scuole chiuse o fortemente limitate al traffico. Nel settembre 2025 se ne sono contate oltre trecento, circa un centinaio delle quali già riqualificate anche con nuove superfici verdi. Non solo ingressi più sicuri, ma spazi dove bambini e genitori possono incontrarsi senza convivere con le automobili. Meno spettacolari delle grandi piazze, ma forse più significativi per la quotidianità degli abitanti, perché capillarmente diffusi. Qualcosa di simile lo abbiamo visto a Milano col programma “Piazze aperte per ogni scuola”, di cui un giorno, probabilmente, vi scriverò.

Nel 2023 arriva Paris, priorité piéton, che punta a recuperare cento ettari di spazio pubblico per i pedoni entro il 2030, migliorando anche accessibilità e comfort estivo con alberi, ombra, sedute e attraversamenti sicuri. E non si tratta solo di estetica: uno studio pubblicato nel 2026 dal ricercatore Marcel Moran ha rilevato, in molte rues aux écoles, temperature superficiali del suolo mediamente inferiori di circa 5 °C rispetto a strade vicine comparabili. Cinque gradi sulla pavimentazione, attenzione, non nell’aria: comunque un buon argomento per non rimpiangere tutto quell’asfalto.

E le automobili dove sono finite?

Naturalmente non mancano le contraddizioni. Uno studio di Airparif del 2017 segnalava che la pedonalizzazione della Senna aveva migliorato la qualità dell’aria lungo il fiume, ma contribuito a peggiorarla in alcuni punti della viabilità circostante, probabilmente a causa del semplice “spostamento” del traffico. Sul lungo periodo, però, secondo il Comune di Parigi, nel 2025 il traffico automobilistico intra-muros risultava diminuito del 60% rispetto al 2002: un dato che non dipende solo dalle pedonalizzazioni, ma mostra che le macchine non si sono limitate a cambiare strada.

Resta il problema della banlieue, dove l’automobile è spesso più necessaria. Nel 2023, secondo l’Institut Paris Région, la bicicletta copriva il 10,4% degli spostamenti casa-lavoro a Parigi, contro il 4,4% nell’intera Île-de-France. Sarebbe ingeneroso pretendere che Parigi risolva così ogni problema di mobilità della metropoli; tuttavia, il merito di questi interventi è piuttosto quello di aver messo fortemente e concretamente in discussione una consuetudine consolidata nel corso del Novecento, per la quale lo spazio pubblico doveva essere organizzato innanzitutto attorno all’automobile.

E forse è proprio questo l’aspetto più interessante di questa nuova stagione urbanistica. Haussmann aveva trasformato Parigi demolendo interi quartieri per realizzare nuove strade; oggi la città continua a cambiare senza necessariamente costruire nulla di nuovo, ma semplicemente modificando l’uso dello spazio esistente e la sua gestione. I grandi boulevard sono ancora lì, con gli stessi edifici e gli stessi allineamenti prospettici. A cambiare sono soprattutto le persone e i mezzi che li percorrono.

Ciclisti lungo rue de Rivoli – ©Guillaume Bontemps

Cover photo credits: ©Pierre-Yves Brunaud


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