“Se le api scomparissero dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”. Facendo finta che la citazione sia davvero di Albert Einstein, dubito che il risultato numerico ottenuto dal celebre scienziato sia stato frutto di calcoli pieni della perizia con cui giunse a formulare la celebre formula e=mc2. Tuttavia, al di là della correttezza numerica, essa è un avvertimento, del tutto fondato, sull’importanza di questi piccoli insetti per la sopravvivenza della specie umana e non solo.

Con l’impollinazione, le api permettono la conservazione della flora contribuendo al mantenimento della biodiversità. La FAO ha addirittura specificato che circa l’84% delle specie di piante e l’80% della produzione alimentare in Europa dipendano in larga misura proprio dall’impollinazione. Nonostante ciò, la moria delle api, causata da diversi fattori, è un problema presente da diversi anni in Italia e non solo, al quale si cerca di porre rimedio in diversi modi, spesso molto interessanti e – perché no, simpatici.

Parrebbe che dopo gli orti urbani, spesso utilizzati a scopo didattico, anche le arnie si stiano arricchendo dell’aggettivo “urbano”, facendo capolino in diverse città in tutto il mondo. L’utilizzo di pesticidi nelle campagne, dove comunque solitamente scarseggiano le varietà di fiori e sono presenti molte graminacee che non producono nettare, non rende facile la vita alle api, che spesso per questo muoiono. L’ambiente urbano, invece, con le aiuole, i parchi e i balconi fioriti, quasi mai trattati chimicamente, si presenta spesso più favorevole alla loro sopravvivenza.

Il nuovo sito ideale dove far vivere le api diventa, perciò, il tetto degli edifici. Numerosi esperimenti sono già stati fatti anche in Italia, a Roma, Milano e non solo. In questi contesti, le api, notoriamente animali molto laboriosi, riescono a svolgere anche un’altra mansione senza saperlo. Le sostanze aeree, in particolare i metalli pesanti, si depositano sul loro corpo, che può quindi essere utilizzato, a basso costo, come raccoglitore di particelle per monitorare la qualità dell’aria. 

Numerose sono le iniziative per installare arnie in città e le aziende (come la romagnola Beeing) dedicate alla loro progettazione e realizzazione, anche per non esperti, dotate di sistemi per evitare il contatto diretto con le api.

E queste arnie sono spesso dotate anche di antifurto. La cosa potrà sembrare strana, ma l’alta mortalità delle api ne incrementa il valore, facendo diventare le famiglie di insetti ghiotto bottino per malviventi. E, parlando di legge, mi viene in mente un articolo del codice civile del quale mi parlò un caro amico, ricordandolo come “l’unica cosa rimastagli in testa dopo l’esame di diritto privato”, e cioè l’articolo 924. Cosa dice? Beh, che se il vostro sciame di api fugge su fondo altrui, avete due giorni di tempo per inseguirlo e riprenderlo, senza cessare l’inseguimento nei due giorni interi, altrimenti il proprietario del fondo potrà tenerselo!