Questa frase celeberrima è presa dal monologo finale di uno dei protagonisti, il replicante Roy Batty, di un film che ha segnato la storia del cinema: Blade Runner.

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.

Io l’ho visto al cinema da ragazzino, l’ho studiato all’università, al corso di Scenografia e a quello di Strumenti e Tecniche di Comunicazione Visiva; ho scoperto, durante il corso di Architettura Contemporanea, che alcune location del film erano architetture di Frank Lloyd Wright, ed altri numerosi aneddoti. Direi quindi che l’importanza che questo film ha avuto nella mia vita è abbastanza chiara e infatti mi ha fortemente ispirato a creare una mia lista personale di “ho visto”

Ho visto… professori universitari dichiarare a giovani assistenti: “…sei bravo, si vede che ti piace insegnare, ma ricordati: se vuoi far carriera qui dentro, quello che pensano di te gli studenti o quello che riescono ad apprendere da te non conta niente! Serve che ti coltivi le relazioni qui dentro per fare carriera…”.

Ho visto… cartelli affissi negli uffici pubblici dell’edilizia privata a Milano riportare la scritta: “Non si riceve il pubblico!”. Ma come? Siete dipendenti pubblici, lavorate per il pubblico, siete l’ufficio dove tutti i tecnici abilitati, architetti, geometri, ingegneri, devono rivolgersi per avere informazioni sulle pratiche edilizie e non ricevete il pubblico?

Ho visto… clienti privati negare qualsiasi evidenza dei fatti. Dopo la verniciatura finale del parquet e con le massime raccomandazioni di non far entrare nessuno nelle stanze, il giorno successivo troviamo quello stesso parquet ricoperto di impronte di scarpe. Di fronte alle decise rimostranze del cliente chiedo, con la massima gentilezza, se per caso non fosse stato lui ad entrare, magari spinto da una irrefrenabile curiosità e nel contempo gli faccio notare, sempre con la massima gentilezza, delle evidenti macchie di vernice da parquet sulle sue scarpe.

Si sentono sempre e solo le lamentele delle persone contro gli architetti, ma vi assicuro che se gli architetti cominciassero ad aprire il vaso di Pandora sui loro clienti… Su questi episodi vorrei prima o poi scrivere un libro, se ci fossero editori interessati io sono disponibile.

Ho visto… studenti interrogati esporre le peggiori bufale.
D.: Mi parli di Mies Van Der Rohe [pr. Mis-fan-der-roe], il famoso architetto che ha disegnato la poltrona Barcelona..
R.: Ehm dunque… la signorina Van Der Rohe…
Boato di risate
Oppure:
D.: Mi parli di Donald Norman… (piscologo e ingegnere statunitense, autore de “La caffettiera del Masochista” un libro che parla della scarsa ergonomia degli oggetti d’uso quotidiano)
R.: ahhh si… certo… LA CAFFETTIERA SENZA MANICO…
Io sgrano gli occhi e trasecolo, il mio assistente Marco diventa presto cianotico dal ridere e l’altro mio collega Massimo Duroni cerca di salvare quel poco di esame che può: “… ehm… non esattamente… ma dicci perché l’hai chiamata così…”

Si potrebbe continuare all’infinito, ma invece che soffermarmi sulla critica e sull’ironia raccolgo la lezione del replicante Rutger Hauer che conclude la sua vita artificiale lasciando in vita un umano e imperfetto Harrison Ford con un atto di pietà e compassione.

La lezione che ho imparato è che la speranza è, forse, uno dei più forti sentimenti ci può far superare qualsiasi ostacolo e ci permette di avere un’inestinguibile fiducia nel futuro